GIORNATA DEL SACRIFICIO DEL LAVORO ITALIANO NEL MONDO
Razzi (Pt): “Siamo ancora lontani
da una presa di coscienza civile del fenomeno dell’emigrazione italiana all’estero”
ROMA – Su 275 uomini scesi nelle miniere di carbone di Marcinelle,
solo 13 si salvarono. Delle 262 vittime 136 erano italiani, il più giovane di
14 anni e il più anziano di 53 anni, emigranti da varie regioni italiane. Molti
erano abruzzesi e calabresi. “Il mio ricordo, in concomitanza della ricorrenza
di quel tragico momento, va a Mirko Tremaglia, alla memoria di uno strenuo difensore
degli italiani e della italianità all’estero, a cui si deve l’istituzione di
questa Giornata – ha dichiarato Antonio
Razzi, deputato eletto nella ripartizione Europa iscritto al gruppo parlamentare
Popolo e Territorio, segnalando la morte in quella tragica vicenda di 60 suoi
corregionali, molti dei quali originari del comune di Manoppello, in provincia di Pescara. “Lavoratori sporchi di
fuliggine e di carbone, fantasmi dislocati lontano dai centri abitati, che persero
la vita al solo scopo di ritrovarne una decente che potesse assicurare loro
un futuro. Sono stato per 40 anni emigrato in Svizzera da operaio, - ha affermato
Razzi, - posso testimoniare come parte in causa del sacrificio, delle mortificazioni
e delle avversità che la vita, una nuova vita all’estero, ha elargito a larghe
mani a quanti come me fuggivano dalla fame e dalla miseria”.
“Il nostro Paese, i nostri
governi ancora non hanno recepito alcuna lezione positiva circa il fenomeno
dell’emigrazione e della immigrazione. Siamo ancora lontani da una presa di
coscienza civile del fenomeno. Lo vediamo ogni giorno – conclude l’esponente
di Popolo e Territorio – nelle determinazioni contro le nostre comunità all’estero
e mai a favore”. (Inform)