INFORM - N. 149 - 2 agosto 2012


CAMERA DEI DEPUTATI

Veloce passaggio in Commissione Esteri del dl sulla spending review

Il testo del parere favorevole espresso dalla Commissione

Il sottosegretario Dassù: “La situazione del bilancio della Farnesina è ai limiti della sostenibilità”. Le osservazioni dei deputati del Pd eletti all’estero Fedi e Porta

 

ROMA - Il decreto-legge sulla spendig review, approvato il 31 luglio scorso dal Senato, è stato ieri all’esame della Commissione Esteri della Camera che ha espresso parere favorevole, non senza aver manifestato il “vivo disagio” per il tempo assolutamente inadeguato che le è stato riservato per esaminare  un documento “così delicato e importante”.

Il sottosegretario agli Esteri Marta Dassù ha fatto presente che “la situazione del bilancio della Farnesina è ai limiti della sostenibilità”, avendo già subito un taglio di 213 milioni, che sommato ai 19,7 milioni del decreto-legge porta il totale a circa 233 milioni, con una riduzione percentuale del 12,5 rispetto al 2011. Ne deriva che il livello delle risorse per la politica estera italiana, inclusi gli interventi in favore dei connazionali e del sistema imprenditoriale all'estero, nonché la cooperazione allo sviluppo, non è più paragonabile a quello dei nostri partner.

Tra gli interventi dei componenti la commissione, ricordiamo quelli dei deputati eletti all’estero, entrambi del Pd, Marco Fedi (ripartizione Africa Asia Oceania Antartide) e Fabio Porta (America Meridionale).

Quanto al problema degli insegnanti italiani all'estero, Fedi si è detto certo che le professionalità occorrenti possano essere reperite in sede locale mentre è contrario ad ogni ipotesi di ridimensionamento della rete estera. Ha infine sollecitato il Governo nel suo insieme a fare le scelte necessarie per sostenere la rete degli italiani nel mondo e le piccole e medie imprese che operano all'estero.

Dal canto suo, Porta si è fatto interprete del  disagio della Commissione a fronte di una revisione della spesa che non è affatto tale e che non si cura di garantire al ministero degli Esteri le entrate corrispondenti ai servizi resi, come ad esempio le percezioni consolari. A suo avviso, un'ulteriore entrata potrebbe essere rappresentata dai contributi che potrebbero essere richiesti ai tanti italiani nel mondo che sono in attesa del riconoscimento della cittadinanza, ove sia loro garantita la certezza dei tempi dell'accoglimento dell'istanza. Porta ritiene inoltre contraddittorio il depotenziamento in atto, con riferimento ai nuovi carichi di lavoro derivanti sia dell'ex ICE che dall'ENIT e addossati alla rete periferica del Mae.

Qui di seguito il testo del parere approvato dalla Commissione Esteri della Camera dei Deputati.

La III Commissione, esaminato, per i profili di competenza, il disegno di legge n. 5389 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, approvato dal Senato, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi per i cittadini;

sottolineata prioritariamente la specificità ed atipicità dell’Amministrazione degli Affari esteri in ragione della sua vocazione a sostenere la proiezione internazionale dell’Italia e la promozione del sistema – Paese, particolarmente decisiva in questa fase economica in cui occorre rilanciare la presenza italiana nel mondo;

manifestato vivo disagio per il tempo assolutamente inadeguato che viene riservato alla Commissione per l’esame di un provvedimento così delicato ed importante che interviene profondamente sulla funzionalità dell’Amministrazione degli Affari esteri;

premesso che:

le risorse destinate al Ministero degli Affari esteri continuano ad essere ridotte, compromettendone seriamente la capacità di funzionamento, anche con riguardo ai livelli comunque garantiti in paesi analoghi al nostro;

un processo strategico di razionalizzazione della spesa pubblica avrebbe dovuto orientarsi in modo maggiormente selettivo verso l’individuazione dei tagli da effettuare e tenere nel debito conto la natura strumentale e promozionale delle risorse destinate alla politica estera;

le voci di bilancio del Ministero degli affari esteri, sia di funzionamento che di intervento, necessitano di una riqualificazione che può essere effettuata in modo serio e duraturo solo sulla base di provvedimenti di riforma che siano il frutto di un ripensamento e di un aggiornamento meditato;

il Ministero degli Affari esteri ha già avviato virtuosamente un processo di ristrutturazione interna che ha ridotto l’entità sia degli uffici centrali, sia degli uffici periferici, la cui definizione e dislocazione è in ogni caso da riferirsi a singole valutazioni di ordine politico e non può quindi essere oggetto di misure indiscriminate;

rilevato che:

il Ministero degli Affari esteri e la carriera diplomatica presentano specificità di cui il presente provvedimento non tiene conto e che avrebbero dovuto consigliare la sua esclusione dal taglio del personale dirigenziale previsto dall’articolo 2, comma 1, la cui disposizione non può in ogni caso ritenersi applicabile alla rete estera;

la presenza del personale diplomatico e amministrativo nonché delle relative sedi sulla rete estera non è infatti comprimibile se non rinunciando drasticamente all’assolvimento delle responsabilità e degli obblighi internazionali assunti ed all’invarianza dei servizi ai cittadini, per cui non può essere modificata se non caso per caso;

le procedure concorsuali di reclutamento di giovani diplomatici, già autorizzate legislativamente anche in ottemperanza alla contribuzione al Servizio europeo per l’azione esterna, debbono poter procedere nei tempi previsti;

la consistente riduzione del personale scolastico all’estero, pur scaglionata nel tempo, mette fortemente a rischio la qualità dell’offerta culturale italiana, ove non sia rimpiazzata da una qualificata selezione di docenti a contratto; del pari, occorre tutelare l’offerta linguistica assicurata dai lettori che sono particolarmente richiesti ed apprezzati;

il taglio di 2,8 milioni di euro al contributo italiano alla PESC non deve pregiudicare la posizione dell’Italia nella determinazione delle posizioni comuni dell’UE in una fase particolarmente delicata delle relazioni internazionali soprattutto nei contesti regionali di nostro interesse;

auspicato che:

nei prossimi mesi, ed in particolare nella prossima manovra di bilancio, sia possibile il recupero almeno parziale delle risorse umane e finanziarie per la proiezione internazionale dell’Italia;

la riqualificazione della spesa del Ministero degli Affari esteri prosegua attraverso gli opportuni interventi anche legislativi al fine di conseguire i seguenti obiettivi:

una riduzione delle sedi europee, anche attraverso ulteriori accorpamenti di rappresentanze presso organizzazioni internazionali, come ad esempio quella presso l’UNESCO, a vantaggio delle sempre più strategiche sedi extra-europee;

la ricerca di sinergie con il Servizio europeo per l’azione esterna e con i servizi diplomatici di altri Stati membri anche attraverso la reciproca ospitalità;

la ricerca di sinergie organizzative nell’ambito della rete estera accentrando presso alcune sedi talune funzioni amministrative (ambasciate-hub);

il contenimento delle spese per la gestione immobiliare, proseguendo ad alienare i beni non più utilizzabili per riconvertirli in modo tale da ridurre le locazioni, valutando altresì l’eventualità di costituire una società di gestione del patrimonio immobiliare all’estero per semplificarne le relative procedure;

per quanto concerne il personale, soprattutto all’estero, un ampliamento del contingente e dei profili professionali del personale a contratto locale, al fine di adeguarne il bilanciamento;

sia ridotto al minimo indispensabile ed escluso tendenzialmente presso le sedi bilaterali il ricorso agli esperti ex articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, così come sia altresì limitato a casi di assoluta necessità e qualità il ricorso a nomine per chiara fama presso gli istituti italiani di cultura;

sia portato avanti il processo di informatizzazione dei servizi consolari, unitamente ad una campagna informativa adeguata presso le comunità italiane all’estero;

le percezioni consolari siano automaticamente assegnate al bilancio delle singole sedi che le riscuotono;

la riforma del settore della cooperazione allo sviluppo, nei termini che si vanno prospettando in sede parlamentare, possa contribuire, quale strumento essenziale di politica estera, a migliorare l’efficacia della spesa ministeriale per intervento;

analoghe riforme di settore siano avviate per le scuole italiane all’estero e per gli istituti italiani di cultura, promuovendo un’ottica integrata dell’offerta culturale e linguistica e snellendo le strutture amministrative oggi esistenti e comunque riducendo significativamente il numero delle attuali sedi,

esprime parere favorevole.

(Inform)

 


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