PARTITI
A Roma
l’Assemblea dei delegati Pd della circoscrizione Estero
L’intervento
del responsabile per gli Italiani nel Mondo Eugenio Marino
“Dobbiamo
definire una nostra proposta chiara di riforma del sistema
di insegnamento della lingua e cultura italiana all’estero, degli organismi di
rappresentanza dell’informazione e delle politiche per il recupero del rapporto
con le nuove generazioni e gli oriundi”
ROMA – “Per me è difficile oggi fare una
relazione e parlare delle questioni che ci stanno più a cuore perché siamo in
una fase politica molto particolare: siamo
costretti dalle congiunture economiche, storiche e politiche, a sostenere con
lealtà e coerenza, un governo di cui non facciamo parte e che, su molte cose,
compie scelte ben diverse da quelle che compiremmo noi se governassimo”: con queste
parole Eugenio Marino, responsabile del Partito democratico per gli italiani nel
mondo, ha aperto il suo intervento all’assemblea dei delegati Pd della circoscrizione
Estero svoltasi venerdì scorso a Roma. Parole che intendono evidenziare le attuali
difficoltà del partito nell’avvallare in Parlamento “per senso di responsabilità”
scelte non pienamente condivise e che costituiscono, per il responsabile democratico,
“il prezzo” dell’operato del governo Berlusconi da pagarsi “per la ricostruzione
economica, politica, etica e sociale del Paese”. Una ricostruzione che Marino
definisce “anomala”, proprio perché avviene con il sostegno al governo Monti di
quella stessa parte politica che appoggiava Berlusconi.
Ciò che si segnala in particolare, però, nell’azione del governo Monti è l’assenza di un “atteggiamento di discontinuità sostanziale con le politiche del governo Berlusconi per le nostre collettività all’estero”. “Se si esclude un atteggiamento di maggior rispetto, almeno formale, vedo – afferma il responsabile Pd - una continuità nel proseguire sulla strada del distacco tra Stato italiano e comunità italiane nel mondo. Penso a come anche questo governo continui a operare dei tagli: nonostante i tre milioni e mezzo recuperati per lingua e cultura, assistenza e funzionamento Comites, le risorse già largamente mortificate e insufficienti, continuano a diminuire. Si continua a tagliare i servizi, visto che la spending review di cui si sta discutendo prevede ulteriori chiusure di consolati, nonostante gli auspici fatti dallo stesso ministro Terzi e la relazione della stessa Commissione sulla revisione di spesa del Mae che dimostrava come il bilancio tra spese di mantenimento delle strutture consolari all’estero e recupero di risorse fosse fortemente attivo: dai servizi consolari si ricava quasi il doppio di quello che si spende per farli funzionare”.
Contrarietà viene espressa da Marino anche per il rinvio del rinnovo di Comites e Cgie, sia per la motivazione economica adottata quale base del provvedimento, sia per l’assenza di una preventiva discussione in merito con le rappresentanze degli italiani all’estero, i partiti, il Parlamento. Da verificarsi poi l’effettivo funzionamento dell’apertura di un “canale formale di dialogo” stabilito dal ministro Terzi a seguito dell’ultima riunione del Comitato di presidenza del Cgie incentrata proprio sul rinvio.
“Questo metodo non può continuare. Abbiamo bisogno di arrivare insieme a decidere i contenuti dei provvedimenti da portare in Parlamento, governo e gruppi parlamentari che lo sostengono – avverte Marino. “Noi siamo pronti, come stiamo già facendo, a operare delle scelte, anche impopolari, ma dobbiamo essere coinvolti – sostiene l’esponente democratico - e si deve dire con chiarezza su quali questioni si vuole puntare e su quali no. Decidiamo quali e noi faremo la nostra parte. Ma non si può non affrontare la questione delle scelte, con conseguente smantellamento di tutto”. Il rischio annunciato è che paghino “gli effetti negativi derivanti dalla lealtà e responsabilità di sostenere il governo” solo i democratici, con un conseguente ritorno in negativo soprattutto per le comunità italiane nel mondo. “E bisogna farlo capire alle comunità: se si indebolisce il Pd all’estero e in Italia, non è vero che ci sarà qualcun altro che difenderà più e meglio di noi gli italiani nel mondo, ma ci sarà il disinteresse generale “: Marino ha poi evidenziato la necessità di far capire come, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, il Pd rappresenti l’unica forza in grado di avere un peso reale e concreto in Parlamento e quindi di portare avanti in tutte le sedi istituzionali le istanze provenienti dalle comunità italiane all’estero. “Dobbiamo programmare un percorso – ha poi aggiunto Marino - che ci porti, prima dei seminari del Cgie e del Mae, a definire una nostra proposta chiara di riforma del sistema di insegnamento della lingua e cultura italiana all’estero, degli organismi di rappresentanza e delle politiche per il recupero del rapporto con le nuove generazioni di italiani all’estero e oriundi, oltre che sull’informazione. In questa assemblea abbiamo dirigenti politici locali e nazionali, parlamentari eletti all’estero, rappresentanti del mondo associativo, consiglieri e presidenti di Comites, consiglieri del Cgie e persino il segretario generale. Quindi abbiamo una rappresentanza reale, politica e, oserei dire, scientifica di questi organismi. Ci sono le condizioni migliori per fare un lavoro di raccordo politico su una proposta che sia non solo la proposta unitaria del Pd, ma la proposta più vicina a quella che il Cgie discuterà con il Ministro”.
“Io sono fortemente convinto – ha proseguito Marino entrando nel merito della proposta di riforma - che, nel momento in cui vi è un arretramento della presenza dello Stato italiano sul territorio estero e una penalizzazione dei servizi, chiusure di consolati, azzeramento delle risorse, riduzione della componente parlamentare, seppure molto incerta, occorra dare concreti e reali poteri di rappresentanza ai Comites e al Cgie . Occorre metterli nelle condizioni di poter essere davvero organismi che amministrano e che decidono. Non possono limitarsi a dare pareri o fare relazioni sulle comunità. E questo serve per cautelarli da contesti politico-istituzionali come quelli vissuti in questi anni, nei quali non hanno avuto ascolto né sono stati presi in considerazioni nemmeno i pareri dei parlamentari né le loro proposte di legge. Io penso, per fare un esempio, che i consiglieri di Comites e Cgie, innanzitutto, debbano avere almeno alcuni dei poteri conferiti in Italia ai consiglieri comunali e provinciali, come quelli, ad esempio, dell’autenticazione delle firme in caso di referendum o presentazione di liste. Credo – ha puntualizzato Marino - che, nell’ottica di un superamento del bicameralismo, della possibile abolizione delle province e addirittura della Circoscrizione, della riduzione dei parlamentari eletti all’estero alla Camera, si debba riprendere e fare con coscienza il ragionamento sulla possibilità o meno di una presenza diretta del Cgie , seppure non stipendiata, nell’ipotetico Senato federale al quale parteciperebbero delegati o rappresentanti delle regioni. Inoltre, penso sia giunto il momento di ragionare seriamente e dirci con chiarezza se è ancora il caso di pensare il Cgie incardinato nel Mae o se non sia meglio e più proficuo, come io penso, incardinarlo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, favorendo il ruolo di raccordo e interlocuzione con tutti i ministeri che hanno competenza sugli italiani all’estero, da quelli classici degli esteri e dell’Interno a quelli della cooperazione internazionale e integrazione, della pubblica amministrazione, del lavoro e persino del turismo. Quale miglior luogo di raccordo se non la Presidenza del Consiglio? Questo perché penso che le funzioni del Cgie debbano essere indirizzate più all’azione di rappresentanza esecutiva e di raccordo della rappresentanza generale che a quelle della politica estera, per la quale pure i nostri organismi di rappresentanza devono avere un ruolo definito…In una sola parola, dalla megadiplomazia, come direbbe Parag Khanna, per la quale i componenti del Cgie dovrebbero essere riconosciuti come reali interlocutori dallo Stato italiano, dai rappresentanti diplomatico-consolari e dalle autorità locali. Dovremmo rivedere – ha proseguito Marino - il ruolo del Cgie nella Conferenza delle regioni e del CINSEDO (il Centro Interregionale di Studi E Documentazione della stessa Conferenza). In particolare, in quella sede il Cgie dovrebbe avere un ruolo riconosciuto soprattutto nel confronto sulla diffusione delle ‘best practices’ . portando le esperienze di altri paesi oltre che delle regioni italiane, e nella sottolineatura del ruolo dei territori e degli italiani nel mondo alla costruzione dell’Unione Europea in particolare e di diversi organismi internazionali. Dopo aver proposto la realizzazione di una Commissione mista e aperta che inizi a lavorare subito alla elaborazione della proposta di riforma, Marino ha evidenziato l’esigenza, anche per evitare il rischio che alle prossime elezioni politica venga soppresso il voto per corrispondenza, di applicare i necessari correttivi alla legge ordinaria sul suffragio all’estero. Marino ha infine auspicato una riforma di sistema sia per la diffusione della lingua e cultura italiana all’estero, che vada verso il superamento della frammentazione degli interventi, sia delle questioni della cittadinanza e dell’informazione per gli italiani all’estero”. (Inform)