INFORM - N. 132 - 10 luglio 2012


ITALIA –SLOVENIA

Il presidente della Repubblica a Lubiana. L’intervento all’Assemblea Nazionale

Napolitano: “Abbiamo bisogno di voltare le spalle a ogni condizionamento del passato, per offrire un futuro promettente ai nostri figli. Possiamo ben dire di essere sulla strada giusta”

 

LUBIANA – “Il legame che unisce le nostre forti e ricche identità nazionali, il riconoscere il nostro futuro in un'Europa unita, la comune appartenenza atlantica sono oggi per l'Italia come per la Slovenia, i pilastri della nostra partecipazione ad una comunità internazionale più ampia, universale e interdipendente. Abbiamo di continuare insieme nel cammino bilaterale, regionale e europeo, intrapreso con successo in questo ventennio di indipendenza slovena. Abbiamo bisogno di rafforzare le relazioni fra i nostri sistemi produttivi e fra le nostre società civili. Abbiamo bisogno di voltare le spalle a ogni condizionamento del passato, per offrire un futuro promettente ai nostri figli. Possiamo ben dire di essere sulla strada giusta”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dinanzi all'Assemblea Nazionale della Repubblica di Slovenia. Napolitano ha preso la parola come primo presidente di uno Stato straniero. “E’ un riconoscimento – ha detto - ben al di là della mia persona,  all'Italia, all'amicizia italo-slovena: una testimonianza di stima, di consapevole e calorosa vicinanza e dello straordinario progresso che abbiamo compiuto insieme. Non soltanto, intendo dire, i governi, ma i popoli dei nostri due paesi, e il sentire collettivo di cui i Parlamenti democratici sono espressione”.

Quest'anno si celebrano 20 anni di relazioni diplomatiche tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Slovenia. “In questo periodo – ha sottolineato Napolitano -  i nostri due Paesi hanno abbattuto barriere giuridiche e psicologiche, instaurato un fecondo dialogo interculturale e dato spazio alle rispettive minoranze nazionali come ricchezza da tutelare e valorizzare per approfondire la collaborazione politica e economica tra i due paesi”.

“Negli ultimi due anni - ha sottolineato il presidente - abbiamo fatto insieme passi fondamentali nel senso del superamento di un passato oscuro che rischiava di imprigionarci. Abbiamo impedito che così fosse, e non lo sarà per i nostri figli e per le giovani generazioni. Sono particolarmente lieto di essere stato parte e artefice, insieme al presidente Türk, di questa riconciliazione delle menti e degli animi. E' stata in realtà una liberazione, secondo verità e giustizia, dal lato oscuro della nostra storia : una riconciliazione con noi stessi, ancor più che fra di noi. Fra i nostri due Paesi le relazioni politiche, economiche e di sicurezza erano già eccellenti. Ma sulle coscienze gravava il peso del passato. Adesso, una ben diversa visione del futuro può ispirarle verso traguardi comuni e più avanzati di collaborazione e progresso sociale e economico nell'Adriatico, nei Balcani, in Europa".

Il capo dello Stato ha quindi ricordato di aver richiamato un anno fa, davanti al Parlamento croato, "quello 'spirito di Trieste' che ha aperto la strada ad un salto di qualità nelle relazioni tra Italia, Slovenia e Croazia. Sono convinto - ha detto - che gli incontri e la grande carica emotiva degli eventi di quei giorni del luglio 2010 a Trieste abbiano rappresentato uno spartiacque, una cesura risolutiva - e non a caso nel segno della cultura - resa possibile dal processo di doloroso riconoscimento, che avevamo insieme intrapreso, di un drammatico passato. Si è trattato di uno sforzo non facile per nessuno, ma necessario per consolidare definitivamente il clima di pace e collaborazione stabilitosi fra i nostri due paesi e nella regione, e per corrispondere alla vocazione europea e atlantica in cui entrambi ci riconosciamo”.

“Ci muoviamo ormai in un'altra stagione storica di cui - ha aggiunto Napolitano  - saranno protagoniste nuove generazioni. Le sfide che ci aspettano non sono meno impegnative di quelle del passato. I venti dell'instabilità finanziaria internazionale hanno pesantemente soffiato, e soffiano, contro le nostre economie mettendo in ginocchio interi settori produttivi. La risposta, finalmente più forte e netta, che è venuta dal Consiglio Europeo del 28-29 giugno ci è di conforto, ma richiede altrettanto decise misure di attuazione. Non possiamo rimanere a 'metà del guado', reagire difensivamente di volta in volta agli attacchi speculativi e strumentali che vengono dai mercati finanziari solo con pur necessarie misure parziali che restino fatalmente inadeguate e si esauriscano in uno spreco dispendioso di risorse preziose. Dobbiamo recuperare – ha avvertito Napolitano - lo spirito dei padri fondatori della Comunità Europea e la loro visione ambiziosa e di alto profilo e operare perché - come diceva Jean Monnet - 'gli Stati Uniti di Europa siano l'eredità che possiamo lasciare ai nostri figli'. Un traguardo così ambizioso non può essere perseguito solo dall'alto. Esso richiede l'adesione e la partecipazione dei cittadini, delle forze sociali, del mondo produttivo e delle più vive correnti culturali di tutta l'Europa. Le nostre opinioni pubbliche devono essere coinvolte direttamente nel progetto di integrazione e rese consapevoli della necessità, e dei benefici per tutti, di una progressiva saldatura tra le politiche economiche e fiscali degli Stati membri : della necessità, in ultima analisi, di un'effettiva Unione politica. Le ulteriori cessioni di sovranità che risulteranno necessarie non sono un trasferimento di poteri a centri di decisione estranei alla sfera d'intervento dei cittadini e delle loro espressioni di volontà democratica, e quindi difficilmente comprensibili da parte delle opinioni pubbliche, ma rappresentano uno sviluppo verso l'esercizio democratico in comune di una condivisa sovranità sopranazionale. E' in questa direzione che ci si deve muovere perché solo una più stringente integrazione - innanzitutto sul piano economico, fiscale e bancario - può scongiurare oggi la regressione dell'Europa, garantirne il ruolo di attore fondamentale nell'attuale fase dell'evoluzione mondiale e sostenerne uno sviluppo equo e sostenibile. L'Europa del ventesimo secolo non è stata soltanto un mercato di capitali, beni e servizi ma ha anche espresso diritti e valori universali di libertà, uguaglianza e solidarietà che si sono affermati nel corso dei secoli non soltanto sul Continente europeo. Questa primazia dei valori che ci sono cari non è al riparo dalle scosse e dalle tensioni che ci stanno colpendo e ci colpiranno. Essa richiede un'Europa coesa, capace di parlare con una voce sola nel mondo. Se invece ripieghiamo su meschini approcci nazionali e perfino su nuove tentazioni nazionalistiche, mettiamo a repentaglio conquiste irrinunciabili”.

Il presidente Napolitano ha quindi reso omaggio al presidente Türk, all'Assemblea Nazionale e al Governo sloveno “perché la Slovenia si è presentata agli appuntamenti cruciali per il futuro dell'Europa con credenziali economico-finanziarie impeccabili, frutto di politiche di pareggio dei conti pubblici e di altri provvedimenti di grande respiro riuscendo a coniugare la disciplina fiscale con la politica di sviluppo e di incentivi alla crescita. Per molti versi – ha detto - Italia e Slovenia condividono strozzature economiche interne che impediscono significativi tassi di crescita o un più copioso afflusso di investimenti dall'estero. I nostri governi sono pertanto chiamati ad affrontare - anche con provvedimenti dolorosi - nodi ineludibili di mercati del lavoro frammentati o di procedure amministrative che soffocano la vitalità e competitività delle nostre imprese. La contiguità geografica, così come la collocazione strategica del nostro confine, ci deve spingere a sostenere insieme in Europa grandi progetti di ammodernamento delle reti infrastrutturali, di produzione energetica, di valorizzazione del territorio secondo criteri di sostenibilità ambientale. Una crescita che si accompagni all'approfondimento del Mercato Interno Europeo è cruciale per le esportazioni italiane e slovene”.

“Italia e Slovenia - ha sottolineato il presidente Napolitano - sostengono la prospettiva europea di tutti i Paesi balcanici : non vi sarà piena stabilità in Europa senza successo completo del processo di allargamento. L'Italia e l'Europa non possono concepire un riaprirsi, che sarebbe fatale, delle ferite e della conflittualità tra Stati e all'interno degli Stati della regione. La crisi economica che stiamo tutti attraversando deve al contrario dare impulso ad un processo di integrazione e riconciliazione inclusivo di tutte le popolazioni e componenti culturali che sono la ricchezza dei Balcani. Il traguardo europeo trasforma la regione balcanica, promuove la prosperità, marginalizza i pregiudizi e infonde un impulso positivo ai processi di democratizzazione all'interno dei Paesi. La proficua collaborazione fra i nostri due Paesi, e con altri partners che condividono l'interesse geo-politico ad una prospettiva euro-atlantica della regione balcanica e adriatica, è alla base di una convergenza regionale impensabile soltanto qualche anno fa, lasciando alle spalle sterili nazionalismi, rivalità etniche e rivendicazioni territoriali prive di fondamento”.

“Al di là dei nostri orizzonti bilaterali - ha aggiunto il capo dello Stato - scopriamo nel Mediterraneo, sulle sponde africane, e più oltre nel Grande Medio Oriente, rischi di grave instabilità all'indomani della salutare caduta di regimi per troppo tempo sordi agli appelli delle popolazioni per riforme che garantissero maggiore rappresentatività e democrazia. Abbiamo l'interesse e il dovere di assecondare e sostenere il processo democratico, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze e l'emergere di Stati di diritto. Un investimento politico ed economico nel futuro dei nostri dirimpettai mediterranei, fatto ora, produrrà frutti importanti nei prossimi decenni quando il Continente europeo si troverà alle prese con un contesto mondiale ancor più diversificato e competitivo e, al suo interno, con un sistema produttivo inevitabilmente ancor più maturo e con un panorama di ulteriore declino demografico”.(Inform)

 


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