ITALIA –SLOVENIA
Il presidente della Repubblica a Lubiana. L’intervento all’Assemblea Nazionale
Napolitano: “Abbiamo bisogno di voltare le spalle a ogni
condizionamento del passato, per offrire un futuro promettente ai nostri figli.
Possiamo ben dire di essere sulla strada giusta”
LUBIANA – “Il legame che unisce le nostre forti e ricche identità nazionali, il riconoscere il nostro futuro in un'Europa unita, la comune appartenenza atlantica sono oggi per l'Italia come per la Slovenia, i pilastri della nostra partecipazione ad una comunità internazionale più ampia, universale e interdipendente. Abbiamo di continuare insieme nel cammino bilaterale, regionale e europeo, intrapreso con successo in questo ventennio di indipendenza slovena. Abbiamo bisogno di rafforzare le relazioni fra i nostri sistemi produttivi e fra le nostre società civili. Abbiamo bisogno di voltare le spalle a ogni condizionamento del passato, per offrire un futuro promettente ai nostri figli. Possiamo ben dire di essere sulla strada giusta”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dinanzi all'Assemblea Nazionale della Repubblica di Slovenia. Napolitano ha preso la parola come primo presidente di uno Stato straniero. “E’ un riconoscimento – ha detto - ben al di là della mia persona, all'Italia, all'amicizia italo-slovena: una testimonianza di stima, di consapevole e calorosa vicinanza e dello straordinario progresso che abbiamo compiuto insieme. Non soltanto, intendo dire, i governi, ma i popoli dei nostri due paesi, e il sentire collettivo di cui i Parlamenti democratici sono espressione”.
Quest'anno si celebrano 20 anni di relazioni diplomatiche
tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Slovenia. “In questo periodo – ha
sottolineato Napolitano - i nostri due Paesi hanno abbattuto barriere giuridiche
e psicologiche, instaurato un fecondo dialogo interculturale e dato spazio alle
rispettive minoranze nazionali come ricchezza da tutelare e valorizzare per approfondire
la collaborazione politica e economica tra i due paesi”.
“Negli ultimi due anni - ha sottolineato il presidente
- abbiamo fatto insieme passi fondamentali nel senso del superamento di un passato
oscuro che rischiava di imprigionarci. Abbiamo impedito che così fosse, e non
lo sarà per i nostri figli e per le giovani generazioni. Sono particolarmente
lieto di essere stato parte e artefice, insieme al presidente Türk, di questa riconciliazione delle menti e degli animi.
E' stata in realtà una liberazione, secondo verità e giustizia, dal lato oscuro
della nostra storia : una riconciliazione con noi stessi, ancor più che fra di
noi. Fra i nostri due Paesi le relazioni politiche, economiche e di sicurezza
erano già eccellenti. Ma sulle coscienze gravava il peso del passato. Adesso,
una ben diversa visione del futuro può ispirarle verso traguardi comuni e più
avanzati di collaborazione e progresso sociale e economico nell'Adriatico, nei
Balcani, in Europa".
Il capo dello Stato ha quindi ricordato di aver
richiamato un anno fa, davanti al Parlamento croato, "quello 'spirito di
Trieste' che ha aperto la strada ad un salto di qualità nelle relazioni tra Italia,
Slovenia e Croazia. Sono convinto - ha detto - che gli incontri e la grande carica
emotiva degli eventi di quei giorni del luglio 2010 a Trieste abbiano rappresentato
uno spartiacque, una cesura risolutiva - e non a caso nel segno della cultura
- resa possibile dal processo di doloroso riconoscimento, che avevamo insieme
intrapreso, di un drammatico passato. Si è trattato di uno sforzo non facile per
nessuno, ma necessario per consolidare definitivamente il clima di pace e collaborazione
stabilitosi fra i nostri due paesi e nella regione, e per corrispondere alla vocazione
europea e atlantica in cui entrambi ci riconosciamo”.
“Ci muoviamo ormai in un'altra stagione storica
di cui - ha aggiunto Napolitano - saranno protagoniste nuove generazioni.
Le sfide che ci aspettano non sono meno impegnative di quelle del passato. I venti
dell'instabilità finanziaria internazionale hanno pesantemente soffiato, e soffiano,
contro le nostre economie mettendo in ginocchio interi settori produttivi. La
risposta, finalmente più forte e netta, che è venuta dal Consiglio Europeo del
28-29 giugno ci è di conforto, ma richiede altrettanto decise misure di attuazione.
Non possiamo rimanere a 'metà del guado', reagire difensivamente di volta in volta agli attacchi
speculativi e strumentali che vengono dai mercati finanziari solo con pur necessarie
misure parziali che restino fatalmente inadeguate e si esauriscano in uno spreco
dispendioso di risorse preziose. Dobbiamo recuperare – ha avvertito Napolitano
- lo spirito dei padri fondatori della Comunità Europea e la loro visione ambiziosa
e di alto profilo e operare perché - come diceva Jean Monnet
- 'gli Stati Uniti di Europa siano l'eredità che possiamo lasciare ai nostri figli'.
Un traguardo così ambizioso non può essere perseguito solo dall'alto. Esso richiede
l'adesione e la partecipazione dei cittadini, delle forze sociali, del mondo produttivo
e delle più vive correnti culturali di tutta l'Europa. Le nostre opinioni pubbliche
devono essere coinvolte direttamente nel progetto di integrazione e rese consapevoli
della necessità, e dei benefici per tutti, di una progressiva saldatura tra le
politiche economiche e fiscali degli Stati membri : della necessità, in ultima
analisi, di un'effettiva Unione politica. Le ulteriori cessioni di sovranità che
risulteranno necessarie non sono un trasferimento di poteri a centri di decisione
estranei alla sfera d'intervento dei cittadini e delle loro espressioni di volontà
democratica, e quindi difficilmente comprensibili da parte delle opinioni pubbliche,
ma rappresentano uno sviluppo verso l'esercizio democratico in comune di una condivisa
sovranità sopranazionale. E' in questa direzione che ci si deve muovere perché
solo una più stringente integrazione - innanzitutto sul piano economico, fiscale
e bancario - può scongiurare oggi la regressione dell'Europa, garantirne il ruolo
di attore fondamentale nell'attuale fase dell'evoluzione mondiale e sostenerne
uno sviluppo equo e sostenibile. L'Europa del ventesimo secolo non è stata soltanto
un mercato di capitali, beni e servizi ma ha anche espresso diritti e valori universali
di libertà, uguaglianza e solidarietà che si sono affermati nel corso dei secoli
non soltanto sul Continente europeo. Questa primazia dei valori che ci sono cari
non è al riparo dalle scosse e dalle tensioni che ci stanno colpendo e ci colpiranno.
Essa richiede un'Europa coesa, capace di parlare con una voce sola nel mondo.
Se invece ripieghiamo su meschini approcci nazionali e perfino su nuove tentazioni
nazionalistiche, mettiamo a repentaglio conquiste irrinunciabili”.
Il presidente Napolitano ha quindi reso omaggio
al presidente Türk, all'Assemblea Nazionale e al Governo
sloveno “perché la Slovenia si è presentata agli appuntamenti cruciali per il
futuro dell'Europa con credenziali economico-finanziarie impeccabili, frutto di
politiche di pareggio dei conti pubblici e di altri provvedimenti di grande respiro
riuscendo a coniugare la disciplina fiscale con la politica di sviluppo e di incentivi
alla crescita. Per molti versi – ha detto - Italia e Slovenia condividono strozzature
economiche interne che impediscono significativi tassi di crescita o un più copioso
afflusso di investimenti dall'estero. I nostri governi sono pertanto chiamati
ad affrontare - anche con provvedimenti dolorosi - nodi ineludibili di mercati
del lavoro frammentati o di procedure amministrative che soffocano la vitalità
e competitività delle nostre imprese. La contiguità geografica, così come la collocazione
strategica del nostro confine, ci deve spingere a sostenere insieme in Europa
grandi progetti di ammodernamento delle reti infrastrutturali, di produzione energetica,
di valorizzazione del territorio secondo criteri di sostenibilità ambientale.
Una crescita che si accompagni all'approfondimento del Mercato Interno Europeo
è cruciale per le esportazioni italiane e slovene”.
“Italia e Slovenia - ha sottolineato il presidente
Napolitano - sostengono la prospettiva europea di tutti i Paesi balcanici : non
vi sarà piena stabilità in Europa senza successo completo del processo di allargamento.
L'Italia e l'Europa non possono concepire un riaprirsi, che sarebbe fatale, delle
ferite e della conflittualità tra Stati e all'interno degli Stati della regione.
La crisi economica che stiamo tutti attraversando deve al contrario dare impulso
ad un processo di integrazione e riconciliazione inclusivo di tutte le popolazioni
e componenti culturali che sono la ricchezza dei Balcani. Il traguardo europeo
trasforma la regione balcanica, promuove la prosperità, marginalizza i pregiudizi
e infonde un impulso positivo ai processi di democratizzazione all'interno dei
Paesi. La proficua collaborazione fra i nostri due Paesi, e con altri partners
che condividono l'interesse geo-politico ad una prospettiva euro-atlantica della
regione balcanica e adriatica, è alla base di una convergenza regionale impensabile
soltanto qualche anno fa, lasciando alle spalle sterili nazionalismi, rivalità
etniche e rivendicazioni territoriali prive di fondamento”.
“Al di là dei nostri orizzonti bilaterali - ha
aggiunto il capo dello Stato - scopriamo nel Mediterraneo, sulle sponde africane,
e più oltre nel Grande Medio Oriente, rischi di grave instabilità all'indomani
della salutare caduta di regimi per troppo tempo sordi agli appelli delle popolazioni
per riforme che garantissero maggiore rappresentatività e democrazia. Abbiamo
l'interesse e il dovere di assecondare e sostenere il processo democratico, il
rispetto dei diritti umani e delle minoranze e l'emergere di Stati di diritto.
Un investimento politico ed economico nel futuro dei nostri dirimpettai mediterranei,
fatto ora, produrrà frutti importanti nei prossimi decenni quando il Continente
europeo si troverà alle prese con un contesto mondiale ancor più diversificato
e competitivo e, al suo interno, con un sistema produttivo inevitabilmente ancor
più maturo e con un panorama di ulteriore declino demografico”.(Inform)