INFORM - N. 130 - 6 luglio 2012


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “La Gente d’Italia” di oggi un articolo di Silvana Mangione

Non siamo disposti a perdere

 

NEW YORK – Il 14 luglio si riunisce a Roma l’Assemblea Nazionale del Pd, della quale  fanno  parte anche 44 delegati eletti all’estero durante le primarie per la scelta del segretario fra i candidati  Bersani, Franceschini e Ignazio Marino. Oggi arriva l’appello dalla Svizzera di un importante consigliere CGIE e delegato europeo in quota Franceschini, che prega tutti noi di fare qualcosa per impedire che vengano cancellati gli eletti all’estero nell’ipotesi che la riforma costituzionale dell’assetto del Parlamento riesca a trovare la strada dell’approvazione.

Iniziando dalla fine,personalmente sono certa che i signori deputati e senatori non abbiano tanta voglia di diminuire l’ampiezza della coperta di prebende che li protegge da ogni intemperie economica anche per tutti gli anni a venire. Ergo, secondo me, ma spero di  sbagliarmi, questa modifica istituzionale non passerà, come non passeranno i diversi improponibili ballon d’essai lanciati da politici di lungo corso i quali, in preda al terrore di personale estinzione, vorrebbero instaurare il Senato delle Regioni e concretizzare la conversione dell’Italia da Repubblica parlamentare a Repubblica presidenziale. Le proposte hanno merito in sé, ma non si può procedere a cambiare radicalmente la struttura dello Stato in otto mesi al massimo, senza ricorrere ad una  Assemblea Costituente, autonoma dal Parlamento, nella quale realizzare legislativamente il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica o dalla Seconda alla Terza, qualunque sia la corrente di pensiero e di catalogazione prevalente. Questi macigni nello stagno però hanno funzionato per quanto riguarda i salotti televisivi della politica. Porta a Porta docet: i sondaggi ridanno percentuali non distruttive ad un paio di partiti in realtà ridotti ai minimi termini. E Di Pietro risponde con un comizio populista in cui si sprecano i sapidi gesti montanari, ad un millimetro dallo scongiuro inventato dai campani e largamente usato per definire gli arbitri di calcio.

Torniamo a noi. Il braccio di ferro degli eletti all’estero (non tutti ma quasi) contro Comites e CGIE continua nei fatti se non nelle parole. Faccio un solo esempio, alla discussione in Commissione Esteri del Senato sul decreto legge che rinvia per l’ennesima volta il rinnovo di  questi due organismi di vera rappresentanza di chi vive fuori dai confini, i signori senatori “stranieri” si  vantano di aver  recuperato a favore delle attività per gli italiani all’estero i fondi che erano stati accantonati per le consultazioni che si dovevano tenere entro la fine del 2012, ora prorogate entro  il

2014. Non  dicono, però, che questo risultato era stato ottenuto molto serenamente all’inizio di giugno dal Comitato di Presidenza del CGIE insieme  al sottosegretario Staffan De Mistura, che  non solo aveva accettato la nostra proposta, ma ci aveva anche confessato: “Mi sto mettendo nella situazione molto delicata di dover andare in Parlamento a sostenere per il Governo la necessità e l’urgenza della conversione del decreto, mentre contemporaneamente sono io stesso a sollecitare cambiamenti al testo”. Guarda caso, però, il merito è stato rivendicato da chi siede sul massimo scranno, ma nella divisione dei fondi salvati ha lasciato il minimo possibile ai Comites e non ha fatto inserire alcuna integrazione al bilancio del CGIE, che è sceso a meno della metà del  fabbisogno sancito per legge nel lontanissimo 1998, considerando il potere d’acquisto del denaro allora ed oggi, a quattordici anni di distanza inflattiva. Infatti, da almeno tre anni a questa parte, il CGIE non può tenere tutte riunioni tassativamente previste dalla sua legge istitutiva. Per salvare le due plenarie l’anno ha preso la dolorosa decisione di cancellare tutte le Commissioni Continentali all’estero e praticamente tutti i Comitati di Presidenza che non si tengano in concomitanza con le plenarie. Eppure, il CGIE è riuscito a conquistare questo importante miglioramento del decreto legge di rinvio delle nostre elezioni, che si traduce in una iniezione di ossigeno ai corsi di lingua italiana all’estero ed alla copertura dell’assistenza medica per gli italiani indigenti in America Latina.

Noi vogliamo che la piramide della rappresentanza rimanga invariata, con i Comites alla base, il CGIE di raccordo e sintesi, e la circoscrizione estero con elezione diretta dei parlamentari davvero  residenti fuori d’Italia. Ma se dobbiamo rinunciare ad uno dei livelli, non siamo disposti a perdere né il Comites né il CGIE. (Silvana Mangione*-La Gente d’Italia /Inform)

 

* Vice segretario generale del CGIE per i Paesi anglofoni extraeuropei

 


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