STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “La Gente d’Italia” di oggi un articolo di Silvana Mangione
Non siamo disposti a perdere
NEW YORK – Il 14 luglio si riunisce a Roma
l’Assemblea Nazionale del Pd, della quale fanno parte anche 44 delegati
eletti all’estero durante le primarie per la scelta del segretario fra i candidati
Bersani, Franceschini e Ignazio Marino. Oggi arriva
l’appello dalla Svizzera di un importante consigliere CGIE e delegato europeo
in quota Franceschini, che prega tutti noi di fare
qualcosa per impedire che vengano cancellati gli eletti all’estero nell’ipotesi
che la riforma costituzionale dell’assetto del Parlamento riesca a trovare la
strada dell’approvazione.
Iniziando dalla fine,personalmente sono certa
che i signori deputati e senatori non abbiano tanta voglia di diminuire l’ampiezza
della coperta di prebende che li protegge da ogni intemperie economica anche
per tutti gli anni a venire. Ergo, secondo me, ma spero di sbagliarmi,
questa modifica istituzionale non passerà, come non passeranno i diversi improponibili
ballon d’essai lanciati da politici di lungo corso i quali, in preda al terrore
di personale estinzione, vorrebbero instaurare il Senato delle Regioni e concretizzare
la conversione dell’Italia da Repubblica parlamentare a Repubblica presidenziale.
Le proposte hanno merito in sé, ma non si può procedere a cambiare radicalmente
la struttura dello Stato in otto mesi al massimo, senza ricorrere ad una
Assemblea Costituente, autonoma dal Parlamento, nella quale realizzare legislativamente
il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica o dalla Seconda alla Terza,
qualunque sia la corrente di pensiero e di catalogazione prevalente. Questi
macigni nello stagno però hanno funzionato per quanto riguarda i salotti televisivi
della politica. Porta a Porta docet: i sondaggi ridanno
percentuali non distruttive ad un paio di partiti in realtà ridotti ai minimi
termini. E Di Pietro risponde con un comizio populista in cui si sprecano i
sapidi gesti montanari, ad un millimetro dallo scongiuro inventato dai campani
e largamente usato per definire gli arbitri di calcio.
Torniamo a noi. Il braccio di ferro degli
eletti all’estero (non tutti ma quasi) contro Comites
e CGIE continua nei fatti se non nelle parole. Faccio un solo esempio, alla
discussione in Commissione Esteri del Senato sul decreto legge che rinvia per
l’ennesima volta il rinnovo di questi due organismi di vera rappresentanza
di chi vive fuori dai confini, i signori senatori “stranieri” si vantano
di aver recuperato a favore delle attività per gli italiani all’estero
i fondi che erano stati accantonati per le consultazioni che si dovevano tenere
entro la fine del 2012, ora prorogate entro il
2014. Non dicono, però, che questo
risultato era stato ottenuto molto serenamente all’inizio di giugno dal Comitato
di Presidenza del CGIE insieme al sottosegretario Staffan De Mistura, che non solo aveva accettato la
nostra proposta, ma ci aveva anche confessato: “Mi sto mettendo nella situazione
molto delicata di dover andare in Parlamento a sostenere per il Governo la necessità
e l’urgenza della conversione del decreto, mentre contemporaneamente sono io
stesso a sollecitare cambiamenti al testo”. Guarda caso, però, il merito è stato
rivendicato da chi siede sul massimo scranno, ma nella divisione dei fondi salvati
ha lasciato il minimo possibile ai Comites e non ha fatto inserire alcuna integrazione al bilancio
del CGIE, che è sceso a meno della metà del fabbisogno sancito per legge
nel lontanissimo 1998, considerando il potere d’acquisto del denaro allora ed
oggi, a quattordici anni di distanza inflattiva. Infatti, da almeno tre anni
a questa parte, il CGIE non può tenere tutte riunioni tassativamente previste
dalla sua legge istitutiva. Per salvare le due plenarie l’anno ha preso la dolorosa
decisione di cancellare tutte le Commissioni Continentali all’estero e praticamente
tutti i Comitati di Presidenza che non si tengano in concomitanza con le plenarie.
Eppure, il CGIE è riuscito a conquistare questo importante miglioramento del
decreto legge di rinvio delle nostre elezioni, che si traduce in una iniezione
di ossigeno ai corsi di lingua italiana all’estero ed alla copertura dell’assistenza
medica per gli italiani indigenti in America Latina.
Noi vogliamo che la piramide della rappresentanza
rimanga invariata, con i Comites alla base, il CGIE
di raccordo e sintesi, e la circoscrizione estero con elezione diretta dei parlamentari
davvero residenti fuori d’Italia. Ma se dobbiamo rinunciare ad uno dei
livelli, non siamo disposti a perdere né il Comites né il CGIE. (Silvana Mangione*-La Gente d’Italia /Inform)
* Vice segretario generale del CGIE per
i Paesi anglofoni extraeuropei