STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “La Gente d’Italia”un articolo di Silvana Mangione
La giornata dall’Indipendenza
NEW YORK – Il 4 luglio di ogni anno gli
Usa celebrano con orgoglio la propria “Giornata dell’Indipendenza”, a ricordo
del 4 di luglio del 1776, data in cui fu adottata la Dichiarazione di
Indipendenza dall’Inghilterra e, di fatto, nacquero gli Stati uniti di America.
Come tutti sappiamo, questo eccezionale documento si ispira, fra gli altri,
agli scritti del toscanissimo Philip Mazzei, amico
di Jefferson e reduce da un bagno nei salotti del pensiero illuminista francese.
Ricordiamone il secondo paragrafo: “Noi consideriamo le seguenti verità evidenti
di per sé: che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono stati dotati dal
loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, fra i quali ci sono la vita, la
libertà e il perseguimento della felicità”. Sono passati quasi due secoli e
mezzo da allora, ma il genere umano è ancora teso alla conquista ed alla protezione
di questi tre diritti fondamentali, per i quali generazioni di eroi hanno combattuto
e sono morti.
Il 4 luglio è in questo simile a tutte
le altre Feste nazionali, che commemorano la liberazione da un oppressore o
il successo di una rivoluzione o la conquista del diritto all’autonomia e all’autodeterminazione.
A nessun politico straniero verrebbe mai in mente di cancellare le celebrazioni
perché si è in clima di austerità. Ve l’immaginate voi che i francesi dicano:
“Quest’anno non si festeggia la Giornata della Bastiglia, perché non
ci sono i fondi”? No di certo. Anzi, proprio se la nazione soffre della crisi
economica globale o locale che sia, questo momento di unità nazionale assume
connotati di maggiore urgenza e importanza, serve a cementare la volontà comune
di uscire dal tunnel, di affidarsi alla certezza che il futuro sarà più roseo,
di ritrovarsi all’interno di un unicum condiviso che trascende le difficoltà
del singolo e lo fa sentire parte portante di quell’entità superiore che si
realizza nei diritti di cittadinanza e di democrazia.
Per le manifestazioni si spendono soldi,
lo sappiamo, molti soldi. Ma qualunque governo sa che si tratta di risorse ben
spese, perché la forza d’animo dei cittadini è determinante nel concretizzare
soluzioni, anche dure, ai problemi, mediante l’accettazione dei sacrifici necessari.
In un’America spaccata a metà dalla più costosa campagna presidenziale della
storia, che si ciba di disinformazione e flagrante populismo, Independence
Day sarà esaltato da parate militari e non, concerti
all’aperto, fuochi d’artificio e riunioni di famiglie e amici intorno al barbecue
che sancisce ufficialmente l’inizio dell’estate. Nessuno oserebbe mai chiedere
pubblicamente quanto costano le manifestazioni e chi paga.
Non così l’Italia, nella quale piccole
realtà politiche ai minimi livelli di gradimento hanno cercato di risalire la
china ed evitare il pericolo dell’estinzione usando una cacofonia di ridicoli
attacchi al Presidente della Repubblica che, con il senso dei valori che ne
contrassegna l’operato, ha fermamente voluto che la nostra Festa fosse onorata,
sia pure in regime di rigore. Vi ricordate gli strepiti della Lega, dell’Italia
dei Valori, di altri movimenti e conglomerati, saldamente all’opposizione del
Governo Monti, contro il nostro 2 giugno e Giorgio Napolitano? La ragione non
era certo quella del risparmio, molto più concretamente ottenibile votando in
Parlamento tagli veri al numero di deputati e senatori ed alle prebende della
loro stessa casta. No, la speranza era di togliere legittimità al Capo dello
Stato e costringerlo a sciogliere le Camere ed indire elezioni anticipate, nel
corso delle quali ritenevano di poter raggiungere percentuali mai avute in precedenza.
Questi signori dovrebbero tenere a mente che il 2 giugno 1946 è nata proprio
quell’Italia democratica che consente loro, attraverso il suffragio universale,
di presentarsi come candidati, avvalersi della libertà di espressione nella
presentazione di programmi, essere votati ed eletti. Come si può avere il coraggio
di proporre l’abolizione della memoria della nascita ufficiale e dell’ingresso
del nostro Paese nel consesso internazionale delle Nazioni che hanno rigettato
la dittatura, che hanno lottato per la propria individualità e per i diritti
di uguaglianza di tutti coloro che in essa si riconoscono? Per fortuna,
all’estero non si dà alcun rilievo alle esternazioni di questi frequentatori
del bar del lunedì. Fuori dai confini, i mal di pancia interni dell’Italietta
opportunistica vengono considerati esattamente per quello che sono, vale a dire
il risultato di un’indigestione di velleitario delirio di onnipotenza da parte
di chi, nell’equilibrio dell’universo, ha soltanto il peso registrato dalla
bilancia di famiglia. Giorgio Napolitano e il Presidente del Consiglio da lui
scelto godono invece di enorme consenso e rispetto anche all’estero.
Napolitano ha salvato il 2 giugno per tutti
noi e per coloro che verranno. Monti è andato in Europa e ha imposto una nuova
visione delle responsabilità dei membri della UE. Le elezioni ad ottobre non
ci saranno. Evviva! (Silvana Mangione*-La Gente d’Italia /Inform)
* Vice segretario generale del CGIE per
i Paesi anglofoni extraeuropei