INFORM - N. 129 - 5 luglio 2012


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “La Gente d’Italia”un articolo di Silvana Mangione

La giornata dall’Indipendenza

 

NEW YORK – Il 4 luglio di ogni anno gli Usa celebrano con orgoglio la propria “Giornata dell’Indipendenza”, a ricordo del 4 di luglio del 1776, data in cui fu adottata la Dichiarazione di Indipendenza dall’Inghilterra e, di fatto, nacquero gli Stati uniti di America. Come tutti sappiamo, questo eccezionale documento si ispira, fra gli altri, agli scritti del toscanissimo Philip Mazzei, amico di Jefferson e reduce da un bagno nei salotti del pensiero illuminista francese. Ricordiamone il secondo paragrafo: “Noi consideriamo le seguenti verità evidenti di per sé: che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono stati dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, fra i quali ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità”. Sono passati quasi due secoli e mezzo da allora, ma il genere umano è ancora teso alla conquista ed alla protezione di questi tre diritti fondamentali, per i quali generazioni di eroi hanno combattuto e sono morti.

Il 4 luglio è in questo simile a tutte le altre Feste nazionali, che commemorano la liberazione da un oppressore o il successo di una rivoluzione o la conquista del diritto all’autonomia e all’autodeterminazione. A nessun politico straniero verrebbe mai in mente di cancellare le celebrazioni perché si è in clima di austerità. Ve l’immaginate voi che i francesi dicano: “Quest’anno non si festeggia la Giornata della Bastiglia, perché non ci sono i fondi”? No di certo. Anzi, proprio se la nazione soffre della crisi economica globale o locale che sia, questo momento di unità nazionale assume connotati di maggiore urgenza e importanza, serve a cementare la volontà comune di uscire dal tunnel, di affidarsi alla certezza che il futuro sarà più roseo, di ritrovarsi all’interno di un unicum condiviso che trascende le difficoltà del singolo e lo fa sentire parte portante di quell’entità superiore che si realizza nei diritti di cittadinanza e di democrazia.

Per le manifestazioni si spendono soldi, lo sappiamo, molti soldi. Ma qualunque governo sa che si tratta di risorse ben spese, perché la forza d’animo dei cittadini è determinante nel concretizzare soluzioni, anche dure, ai problemi, mediante l’accettazione dei sacrifici necessari. In un’America spaccata a metà dalla più costosa campagna presidenziale della storia, che si ciba di disinformazione e flagrante populismo, Independence Day sarà esaltato da parate militari e non, concerti all’aperto, fuochi d’artificio e riunioni di famiglie e amici intorno al barbecue che sancisce ufficialmente l’inizio dell’estate. Nessuno oserebbe mai chiedere pubblicamente quanto costano le manifestazioni e chi paga.

Non così l’Italia, nella quale piccole realtà politiche ai minimi livelli di gradimento hanno cercato di risalire la china ed evitare il pericolo dell’estinzione usando una cacofonia di ridicoli attacchi al Presidente della Repubblica che, con il senso dei valori che ne contrassegna l’operato, ha fermamente voluto che la nostra Festa fosse onorata, sia pure in regime di rigore. Vi ricordate gli strepiti della Lega, dell’Italia dei Valori, di altri movimenti e conglomerati, saldamente all’opposizione del Governo Monti, contro il nostro 2 giugno e Giorgio Napolitano? La ragione non era certo quella del risparmio, molto più concretamente ottenibile votando in Parlamento tagli veri al numero di deputati e senatori ed alle prebende della loro stessa casta. No, la speranza era di togliere legittimità al Capo dello Stato e costringerlo a sciogliere le Camere ed indire elezioni anticipate, nel corso delle quali ritenevano di poter raggiungere percentuali mai avute in precedenza. Questi signori dovrebbero tenere a mente che il 2 giugno 1946 è nata proprio quell’Italia democratica che consente loro, attraverso il suffragio universale, di presentarsi come candidati, avvalersi della libertà di espressione nella presentazione di programmi, essere votati ed eletti. Come si può avere il coraggio di proporre l’abolizione della memoria della nascita ufficiale e dell’ingresso del nostro Paese nel consesso internazionale delle Nazioni che hanno rigettato la dittatura, che hanno lottato per la propria individualità e per i diritti di uguaglianza di tutti coloro che in essa si riconoscono?  Per fortuna, all’estero non si dà alcun rilievo alle esternazioni di questi frequentatori del bar del lunedì. Fuori dai confini, i mal di pancia interni dell’Italietta opportunistica vengono considerati esattamente per quello che sono, vale a dire il risultato di un’indigestione di velleitario delirio di onnipotenza da parte di chi, nell’equilibrio dell’universo, ha soltanto il peso registrato dalla bilancia di famiglia. Giorgio Napolitano e il Presidente del Consiglio da lui scelto godono invece di enorme consenso e rispetto anche all’estero.

Napolitano ha salvato il 2 giugno per tutti noi e per coloro che verranno. Monti è andato in Europa e ha imposto una nuova visione delle responsabilità dei membri della UE. Le elezioni ad ottobre non ci saranno. Evviva! (Silvana Mangione*-La Gente d’Italia /Inform)

 

* Vice segretario generale del CGIE per i Paesi anglofoni extraeuropei

 


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