SENATO DELLA REPUBBLICA
In Aula il dibattito sulla riforma costituzionale
del Parlamento e della forma di Governo
Ribadiscono l’importanza della circoscrizione Estero
Mirella Giai (Maie), Raffaele Fantetti
(Pdl) e Basilio Giordano (Pdl)
ROMA – Anche i parlamentari eletti all’estero Mirella Giai (Maie – ripartizione America meridionale), Raffaele Fantetti (Pdl – ripartizione Europa) e Basilio Giordano (Pdl – ripartizione America settentrionale e centrale) sono intervenuti ieri al Senato nel corso del dibattito in Aula su riforma costituzionale e forma di governo.
Punto ribadito da tutti gli interventi, che si associano così alle considerazioni formulate in Aula anche da Claudio Micheloni, senatore eletto per il Pd nella ripartizione Europa (v. Inform di ieri: http://www.mclink.it/com/inform/art/12n11417.htm), l’importanza ed il valore della circoscrizione Estero, che ha portato in Parlamento 12 deputati e 6 senatori eletti dalle collettività italiane presenti nel mondo. Ciò che si discute non è solo la diminuzione del numero dei rappresentanti che risulterebbero eletti in questa circoscrizione – 8 deputati e 4 senatori, - se il presente testo della riforma dovesse essere approvato senza modifiche, ma anche la presentazione in queste ultime settimane di numerosi emendamenti soppressivi dell’intera circoscrizione Estero.
“Indubbiamente il numero di parlamentari italiani, rispetto a quello di altri Paesi, non solo europei, è abbastanza elevato. Tuttavia - ha affermato Mirella Giai in Aula, - a pagarne le conseguenze non possono essere certo i rappresentanti di milioni di nostri connazionali nel mondo”. Se così fosse, infatti, “questo tentativo di semplificazione, mirato ad equilibrare il bilancio interno dello Stato, ricadrebbe soprattutto sui più deboli e i più lontani, ai quali l’ex ministro Tremaglia e tutta la classe politica – ricorda Giai - avevano riconosciuto il diritto ad essere fortemente presenti anche in Patria per continuare a tutelare i loro diritti senza abbandonarli e senza rinnegare le proprie origini”.
L’esponente del Maie rileva inoltre come l’Italia “con l’approvazione di questa importante legge, sia stata l’unico Paese democratico ad aver riconosciuto agli emigrati il diritto di essere considerati sempre come cittadini italiani”. Dopo aver ricordato come i connazionali residenti all’estero rappresentino “una popolazione di oltre 4 milioni di persone che hanno in comune il distacco, spesso doloroso, dal Paese di origine”, la tenacia rivolta al miglioramento delle proprie condizioni di vita che spesso ha inciso anche con lo sviluppo dei luoghi di accoglienza, Giai richiama anche le dimensioni attuali di una “nuova fase di emigrazione”. “Sono numerosi i giovani, circa il 60 per cento degli italiani tra i 18 e i 24 anni, a considerare la possibilità di intraprendere un progetto di vita all’estero, lasciandosi alle spalle una situazione di precarietà, talvolta con ripetuti spostamenti e senza un progetto definitivo – spiega l’esponente del Maie, ricordando come l’Italia sia “uno dei Paesi industrializzati che ha dato maggiore apporto ai flussi migratori, con quasi 30 milioni di espatriati dall’Unità d’Italia ad oggi”. “Dovremmo riflettere su questi dati – aggiunge - ed intervenire con volontà operativa e partecipazione diretta e dovremmo farlo per tutti quegli italiani che hanno pagato di più per un’emigrazione spesso forzata dalle congiunture del momento”. “Un’altra Italia si è formata al di là delle nostre frontiere, sparsa nelle varie parti del mondo: basterebbe questa constatazione per giustificare un nostro serio esame di coscienza, per onorare e non dimenticare tutti quegli italiani residenti all’estero, affinché attraverso il nostro lavoro possano continuare a sentirsi parte integrante della comunità nazionale – ha concluso Mirella Giai, ribadendo come “il ruolo di noi parlamentari eletti all’estero sia fondamentale nel rispetto dei nostri connazionali”. “Con la soppressione della circoscrizione Estero vedremmo cancellato quell’atto democratico che ci ha contraddistinto e fatto onore in tutto il mondo – ha aggiunto la senatrice, auspicando una crescita di interesse nei confronti dei fenomeni migratori, “anche grazie al nostro impegno, affinché vengano rispettati e tutelati i diritti degli italiani residenti all’estero, facendo diventare i problemi dei nostri emigranti problemi non separabili dalla nostra politica interna ed internazionale”.
Anche Raffaele Fantetti si è soffermato sull’importanza del fenomeno migratorio italiano, il quale ha “un primato mondiale che nessuno ci può contestare - ha rilevato, - essendo noi un popolo che è emigrato per tanto tempo in tutto il mondo”. “Il dato dei 4,3 milioni di italiani residenti all’estero è sottostimato rispetto a quello reale – ha precisato l’esponente del Pdl, evidenziando che se si considerassero anche tutti coloro che, pur non avendo più cittadinanza italiana, hanno origini italiane, si potrebbe parlare della “più grande diaspora del mondo, essendo il totale dei soggetti di origine italiana nel mondo - fa notare Fantetti - superiore al dato certo di 30 milioni riportato nell’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo”. “Mi preme inoltre sottolineare – aggiunge – come l’emigrazione non sia semplicemente un dato storico, ma un fenomeno reale. Dai dati Istat e della Fondazione Migrantes risulta che ben 500.000 italiani di età inferiore ai 40 anni hanno lasciato il nostro Paese negli ultimi cinque anni. Di fronte a dati di questo genere non si può ignorare il fatto che la rappresentanza istituzionale degli italiani all’estero andrà a garantire i diritti politici e di rappresentanza di queste nuove migrazioni”. “Pertanto - prosegue Fantetti, - non è guardando indietro che bisogna continuare a garantire questa possibilità, ma guardando avanti; l’emigrazione, infatti, ha ripreso a crescere perché è sintomatica della crisi generazionale che c’è in Italia. E a questi giovani che devono lasciare il Paese perché la loro generazione è stata trattata male non si può negare anche il diritto di rappresentanza”.
“Se uno degli input principali alla revisione della Carta costituzionale e alla modifica della legge elettorale è quello di ridurre la leva tra elettori ed eletti, come pure quello di poter consentire agli elettori di scegliere i propri eletti, - afferma l’esponente del Pdl entrando nel merito del provvedimento in discussione, - la circoscrizione Estero è l’unica che già garantisce questi due risultati, dal momento che noi siamo eletti sulla base di preferenze e con un rapporto tra elettore ed eletto molto più alto, essendo 4,3 milioni gli italiani residenti all’estero iscritti all’Aire che eleggono nel Parlamento italiano 6 senatori e 12 deputati”. Fantetti ribadisce inoltre l’avanguardia del sistema di rappresentanza istituzionale attualmente in essere per i connazionali all’estero, che comprende, oltre ai parlamentari, anche i Comites e CGIE, caratteristica riconosciuta anche nel corso di un recente convegno su rapporti tra diaspora e madrepatria a cui il senatore ha partecipato a Gerusalemme.
“Se anche dovesse essere accolta la riduzione
dei parlamentari nella formula più recentemente approvata in Commissione, poiché
la circoscrizione Estero è divisa in quattro sottoripartizioni, vi segnalo l’incongruità
del fatto che un senatore per ogni ripartizione non sarebbe rappresentativo
in termini uguali. Nella ripartizione Europa, infatti - spiega Fantetti,
- risiedono 2,2 milioni di italiani, mentre nella ripartizione Asia ne risiedono
230.000. Avere un senatore in rappresentanza di 230.000 e un altro in rappresentanza
di 2,2 milioni è un dato - è evidente a tutti - che non sarebbe corretto”. L’esponente
del Pdl segnala dunque il suo appoggio agli emendamenti presentati
da Micheloni, tesi a riportare il numero degli eletti
della circoscrizione Estero a
“Oggi, sotto l’impulso delle proteste contro i privilegi della casta, si rischia di far esplodere molta confusione, che ha già portato alcuni colleghi senatori a proporre persino la soppressione della circoscrizione Estero – ha affermato Basilio Giordano, segnalando come “tutto ciò sembri dettato dalla necessità e dal desiderio di trovare consenso e non da una vera volontà di razionalizzare”. “Eliminare con un colpo di coda ciò che ha richiesto anni di duro lavoro parlamentare per nascere appare assolutamente ingiusto, oltre che dannoso per l’Italia intera, e non solo per gli italiani nel mondo, che rappresentano una grande risorsa per il nostro Paese. Sono sicuro – ha concluso Giordano - che non si arriverà mai alla soppressione totale della circoscrizione Estero, anche perché questo significherebbe sminuire del tutto il contributo positivo che tantissimi connazionali hanno dato, danno e continueranno a dare al nostro Paese”. (Inform)