INFORM - N. 113 - 12 giugno 2012


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Dal Corriere di Puglia e Lucania nel Mondo”, 11.6.2012

Antonio Peragine: Chi rappresenta il mondo dell’emigrazione?

Proposta l’istituzione dell’UPSIM - Ufficio per le Politiche Sociali degli Italiani nel Mondo

 

BARI - Sotto forma di lettera aperta al presidente del Consiglio Monti e al ministro degli Esteri Terzi, Antonio Peragine - direttore editoriale del quotidiano on line “Corriere di Puglia e Lucaia nel Mondo” edito dall’Associazione Baresi nel Mondo - presenta la sua proposta di modifica degli organismi rappresentativi degli italiani all’estero.

Chi rappresenta il mondo dell’emigrazione? E questa una domanda che si pongono talvolta gli italiani residenti all’estero ed i loro discendenti ma ancora più spesso coloro che sono eletti negli organismi di partecipazione e rappresentanza Comites, Cgie, e Parlamento.

E evidente che dalla risposta ognuno di questi si aspetta la legittimazione della rappresentanza e del potere, piccolo o grande, che esercita. Meno evidente risulta invece la pe­cezione di chi, al di là della rap­presentanza legale, sia il più fedele interprete dei problemi. delle esigenze, delle potenzialità e della cultura di un mondo così vasto e multiforme.

Il grande  mondo delI’emigrazione è ora formato dai discendenti di genitori italiani e da cittadini di altri stati, se è vero che quanto meno al di fuori dell’Europa i nostri concittadini che abbiano assunto una seconda cittadinanza sono veramente pochi. Per riscontro, per ragioni linguistiche e per mansioni professionali che possono dare ai candidati alle elezioni per gli organismi di partecipazione notorietà presso i connazionali, una buona parte degli eletti è formata da elementi di prima generazione.

E noto a tutti come i problemi legati al mondo del lavoro, della tutela sindacale e quelli di carattere previdenziale e pensionistico che nel passato hanno avuto un notevole peso sulla vita degli emigrati e credevano in buona parte sulla pertinenza e responsabilità del paese di origine, ricadano quasi totalmente sulla responsabilità del paese di cui, emigrati e discendenti, sono cittadini a pieno titolo.

L‘integrazione non rappresenta ora alcun problema perché i nostri concittadini sono prioritariamente cittadini degli stati che hanno ospitato i loro avi, Nelle nuove patrie occupano ora tutti i livelli della scala sociale.

La grande richiesta nel voler rivendicare la cittadinanza italiana pare motivata, in parte almeno, dal desiderio di avere un passaporto italiano e dell’Unione Europea perché esso apre loro tutte le frontiere. La ragione è però cercata nell‘affezione che tutti nutrono verso il Paese che i loro avi hanno amato intensamente e di cui hanno trasmesso ai discendenti la nostalgia e il desiderio di conoscerlo e di riappropriarsene.

Nelle motivazioni occupano un posto importante anche le numerose relazioni di parentado e di affezio­ne coltivate nel tempo e che sussistono tuttora. Nemmeno le distanze oceaniche hanno potuto cancellare o interromperle.

È evidente che gioca notevolmente anche l’immagine che dell’Italia trasmettono i media mondiali, L’immagine di un’Italia a cui si associa l’etichetta di corruzione e mafia, o di un‘Italia descritta come inetta e scansafatiche, indebolisce le motivazioni ed alimenta anche la cosiddetta sindrome della seconda generazione che porta i figli a mimetizzarsi perché non sopportano l’identificazione con l’icona o lo stereotipo trasmesso.

Nutre il desiderio di dichiararsi e sentirsi cittadini italiani, ed accresce l’orgoglio di sentirsi partecipi ed eredi della storia e delle vicende di un grande Paese, l’immagine di un Italia che ha saputo realizzare grandi cose, che ha costruito buone condizioni di vivibilità. che concorre autorevolmente a determinare le scelte planetarie e sostiene la solidarietà internazionale. E questo un orgoglio che rafforza quello che ogni italiano ha sempre portato con sé e che nasce dalla coscienza di essere cittadino del Paese più ricco di storia e che ha creato e detiene il più grande patrimonio culturale ed artistico del inondo intero.

È desiderio di tutti i cittadini italiani, residenti all’estero che l’Italia sia grande e più rappresentativa ed è per questo motivo che deve essere rivista la rappresentanza degli italiani all’estero con nuovi organismi realmente rappresentativi .

Prima di entrare nel merito delle riforme riguardanti le funzioni, il ruolo e le competenze che dovrebbero avere Comites e Cgie, ci sembra opportuno e doveroso soffermarci sulle modalità di voto seguite per assicurare ai cittadini di poter manifestare la propria volontà e quindi di effettuare la scelta dei propri rappresentanti e dei rispettivi programmi politici.

Perché se Democrazia significa Governo del popolo, ossia il sistema politico che riconosce il potere alle maggioranze ed assicura alle minoranze la possibilità di alternarsi  attraverso la  libera affermazione delle proprie idee, allora senza dubbio alcuno il voto è l’elemento primario della Democrazia perché assicura e garantisce la partecipazione popolare  e consacra il potere mediante la volontà dei più.

Perciò crediamo opportuno preporre la  modifica delle leggi dei Comites e Cgie, la revisione delle modalità di voto che devono essere uguali per tutti i processi elettorali ai quali parteciperemo.

Il C.G.I.E. potrebbe anche essere sostituito con una struttura differente nel nome, nella composizione e nelle finalità; più idonea alla tutela in Patria di chi vive altrove.

Se, per ipotesi, ci fosse concessa la possibilità d’offrire un nostro piccolo contributo intendiamo proporre il varo di un Ufficio per le Politiche Sociali degli Italiani nel Mondo (UPSIM), e andremmo a evidenziare, prima di tutto, la necessità di considerare, con maggiore attenzione, l’incidenza che ogni provvedimento legislativo nazionale potrebbe avere nei confronti della nostra Comunità oltre frontiera.

Nel frattempo, proporremmo di focalizzare la posizione socioeconomica dei connazionali nelle singole realtà che si sono venute a determinare nei Paesi ospiti. Ciò tramite i Com.It.Es., opportunamente riformati, per garantire un effettivo collegamento tra l’UPSIM e la Comunità italiana all’estero. Secondo il nostro modo di vedere, gli italiani nel mondo, che sono milioni, intendono partecipare alla vita della penisola in modo meno marginale; in pratica con gli stessi diritti e doveri dei residenti.

In definitiva, l’UPSIM andrebbe a sostituire il CGIE ed i suoi membri dovrebbero essere tutti i connazionali residenti oltre frontiera ed eletti tramite i Com.It.Es. (in rappresentanza proporzionale alle quattro ripartizioni geografiche elettorali).

 Il coordinamento, d’ordinaria amministrazione, potrebbe essere, invece, fornito tramite alcuni funzionari statali (in rappresentanza di specifici ministeri). Quindi, l’organizzazione centrale dovrebbe, poi, trovare pratica attuazione tramite gli stessi Com.It.Es capaci, in primo luogo, di tradurre in modo accessibile a tutti il linguaggio burocratico delle circolari e regolamenti di pertinenza. L’UPSIM, una volta avviato e collaudato, sarebbe anche prezioso per smistare certe attività che, ora, sono di competenza consolare.

Per evitare, nei limiti della ragione, “contrasti di competenza”, saremmo per una struttura gerarchicamente indipendente dal Ministero degli Affari Esteri. Vale a dire, un Ufficio alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ipotizziamo, di conseguenza, una struttura “tecnica” non legata politicamente a nessuno.

L’UPSIM non andrebbe a funzionare per delega ministeriale, ma per mandato presidenziale. Questa nostra ipotesi, che non è nuova, l’avevamo già formulata al tramonto della Prima Repubblica e ripresentata recentemente. Non ci sono stati mai concreti riscontri. Quasi che la nostra posizione non presentasse soluzioni percorribili a prezzo, in sostanza, “zero”. Questa ipotesi, tuttavia, ci sembra ancora valida e, forse, più considerabile dato i tempi assai diversi da quelli del secolo scorso e del primo decennio del nuovo millennio.

Anche in questa fase di transizione, se esistesse l’UPSIM, le problematiche degli italiani all’estero potrebbero essere ancora portate all’attenzione dell’Esecutivo e del Parlamento. Indipendentemente dalla sua conformazione. L’Ufficio, che ancora ci manca, consentirebbe una crescita, non solo politica, di chi vive oltre frontiera.

Finita la fase dell’associazionismo assistenziale, potrebbero essere gli stessi eletti nella “Circoscrizione Estero” a far loro le nostre riflessione. L’epoca delle promesse mai mantenute è finito. Gli italiani nel mondo chiedono fatti concreti.

Intorno a questa nostra ipotesi potrebbe svilupparsi un movimento d’opinione capace di superare anche quelle “incomprensioni” che ancora fanno comodo agli indecisi ed ai trasformisti.

Spero che questo mio contributo possa essere utilizzato come base per un futura riflessione per migliorare la rappresentativi degli  organismi elettivi degli italiani nel mondo. (Antonio Peragine- Corriere di Puglia e Lucania nel Mondo) direttore@corrieredipugliaelucania.it

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