INFORM - N. 113 - 12 giugno 2012


SPENDING REVIEW

Dal deputato del Pd Farina un’interrogazione ai ministri degli Esteri e dell’Istruzione sulle politiche per la scuola italiana nel mondo

Chiesti lumi sull’ipotesi del graduale ritiro del contingente pubblico impegnato nei corsi di lingua e cultura all’estero. Il commento di Massimo Mari (FLC Cgil): “Chiediamo al ministro Terzi un’inversione di tendenza sulla privatizzazione dei corsi nel mondo. Necessario un confronto a tutto campo con le parti sociali per avviare un processo legislativo di riordino delle istituzioni scolastiche italiane all’estero”

 

ROMA – Il deputato del Pd Gianni Farina, eletto nella ripartizione Europa, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al ministro degli Affari Esteri e al ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sugli interventi suggeriti della Commissione del Mae incaricata della spending review per quanto riguarda le politiche relative alla scuola italiana nel mondo. Nell’interrogazione Farina chiede “se il ministro degli Esteri intenda convocare le organizzazioni sindacali della scuola per ascoltare le ragioni di contrarietà all’ipotesi ventilata di privatizzazione totale, benché graduale, dell’iniziativa pubblica attraverso il ritiro del contingente impegnato nei corsi di lingua e cultura e individuare congiuntamente soluzioni idonee a razionalizzare la spesa”. Il deputato del Pd chiede inoltre “se il ministro interrogato intenda proseguire con le linee suggerite dalla commissione” e se, entrambi i ministri a cui si rivolge l’interrogazione, “intendano promuovere una fattiva collaborazione nell’intento di evitare la pericolosa deriva della privatizzazione e individuare congiuntamente eventuali soluzioni normative coinvolgendo in questo processo le parti sociali oltre che quelle istituzionali ovvero si intenda procedere unilateralmente senza tener conto delle contraddizioni giuridiche, oltre che politiche, che derivano da un secca applicazione dei tagli”.

Sulla questione posta dal Farina è intervenuto anche  Massimo Mari, responsabile Estero della FLC Cgil chiedendo al Mae ed al Governo “un’inversione di tendenza sulla privatizzazione dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero”. Per il sindacalista il rischio è quello di “un inesorabile ritorno al passato ovvero a quel periodo precedente la legge 153/71 e il D.vo 297/94 caratterizzato dall’assenza totale di regole” Secondo l’esponente della FLC Cgil è invece urgente “il riordino per via legislativa del sistema capace, sulla base di una ben precisa definizione dei diritti e dei doveri, di rifondare e riqualificare seriamente, in maniera efficace ed efficiente, la nostra politica culturale all’estero partendo proprio dalla centralità dell’intervento pubblico dove questo venga considerato più una risorsa da valorizzare che una spesa da tagliare e che la stessa presenza di soggetti privati sia soggetta a regole e requisiti ben precisi”.  Mari, dopo aver lamentato il mancato coinvolgimento delle parti sociali interessate nella elaborazione della proposta ministeriale, critica sia l’utilizzo della spending review. che viene vista come una “scorciatoia” capace di revisionare l’attuale sistema dei corsi di lingua e cultura, sia il mancato coinvolgimento in questa operazione del Ministero dell’Istruzione per gli aspetti di sua competenza.

“Al ministro Terzi – conclude Mari - chiediamo quindi di rivedere la sua posizione e di aprire un confronto a tutto campo, coinvolgendo le parti sociali e il mondo della scuola, per avviare un vero processo legislativo organico di riordino delle istituzioni scolastiche, ormai ineluttabile, ed educative italiane all’estero nonché delle iniziative a favore dei lavoratori italiani e dei loro congiunti in grado di rilanciare la nostra politica culturale che proprio nel sistema nazionale di istruzione deve avere il suo radicamento”. (Inform)

 


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