SPENDING REVIEW
Dal deputato del Pd Farina un’interrogazione ai ministri
degli Esteri e dell’Istruzione sulle politiche per la scuola italiana nel mondo
Chiesti lumi sull’ipotesi del graduale ritiro del contingente
pubblico impegnato nei corsi di lingua e cultura all’estero. Il commento di
Massimo Mari (FLC Cgil): “Chiediamo al ministro Terzi un’inversione di tendenza
sulla privatizzazione dei corsi nel mondo. Necessario un confronto a tutto campo
con le parti sociali per avviare un processo legislativo di riordino delle istituzioni
scolastiche italiane all’estero”
ROMA – Il deputato del Pd Gianni Farina, eletto
nella ripartizione Europa, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta
al ministro degli Affari Esteri e al ministro dell’Istruzione, dell’Università
e della Ricerca sugli interventi suggeriti della Commissione del Mae incaricata
della spending review per quanto riguarda le politiche relative alla scuola
italiana nel mondo. Nell’interrogazione Farina chiede “se il ministro degli
Esteri intenda convocare le organizzazioni sindacali della scuola per ascoltare
le ragioni di contrarietà all’ipotesi ventilata di privatizzazione totale, benché
graduale, dell’iniziativa pubblica attraverso il ritiro del contingente impegnato
nei corsi di lingua e cultura e individuare congiuntamente soluzioni idonee
a razionalizzare la spesa”. Il deputato del Pd chiede inoltre “se il ministro
interrogato intenda proseguire con le linee suggerite dalla commissione” e se,
entrambi i ministri a cui si rivolge l’interrogazione, “intendano promuovere
una fattiva collaborazione nell’intento di evitare la pericolosa deriva della
privatizzazione e individuare congiuntamente eventuali soluzioni normative coinvolgendo
in questo processo le parti sociali oltre che quelle istituzionali ovvero si
intenda procedere unilateralmente senza tener conto delle contraddizioni giuridiche,
oltre che politiche, che derivano da un secca applicazione dei tagli”.
Sulla questione posta dal Farina è intervenuto
anche Massimo Mari, responsabile Estero della FLC Cgil chiedendo al Mae
ed al Governo “un’inversione di tendenza sulla privatizzazione dei corsi di
lingua e cultura italiana all’estero”. Per il sindacalista il rischio è quello
di “un inesorabile ritorno al passato ovvero a quel periodo precedente la legge
153/71 e il D.vo 297/94 caratterizzato dall’assenza totale di regole” Secondo
l’esponente della FLC Cgil è invece urgente “il riordino per via legislativa
del sistema capace, sulla base di una ben precisa definizione dei diritti e
dei doveri, di rifondare e riqualificare seriamente, in maniera efficace ed
efficiente, la nostra politica culturale all’estero partendo proprio dalla centralità
dell’intervento pubblico dove questo venga considerato più una risorsa da valorizzare
che una spesa da tagliare e che la stessa presenza di soggetti privati sia soggetta
a regole e requisiti ben precisi”. Mari, dopo aver lamentato il mancato
coinvolgimento delle parti sociali interessate nella elaborazione della proposta
ministeriale, critica sia l’utilizzo della spending review. che viene vista
come una “scorciatoia” capace di revisionare l’attuale sistema dei corsi di
lingua e cultura, sia il mancato coinvolgimento in questa operazione del Ministero
dell’Istruzione per gli aspetti di sua competenza.
“Al ministro Terzi – conclude Mari - chiediamo
quindi di rivedere la sua posizione e di aprire un confronto a tutto campo,
coinvolgendo le parti sociali e il mondo della scuola, per avviare un vero processo
legislativo organico di riordino delle istituzioni scolastiche, ormai ineluttabile,
ed educative italiane all’estero nonché delle iniziative a favore dei lavoratori
italiani e dei loro congiunti in grado di rilanciare la nostra politica culturale
che proprio nel sistema nazionale di istruzione deve avere il suo radicamento”.
(Inform)