SENATO DELLA REPUBBLICA
In Commissione Affari Costituzionali l’esame del decreto-legge
che riordina i contributi alle imprese editrici
Illustrano i contenuti del testo varato dal governo Marilena
Adamo (Pd) e Lucio Malan (Pdl)
ROMA
– È cominciata in Commissione Affari costituzionali al Senato la discussione
generale sul decreto-legge recante “disposizioni
urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché
di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale”, esame congiunto alle nuove norme in materia di
editoria presentate da Vincenzo Vita (Pd) e altri.
Ad illustrare parte
del decreto Marilena Adamo (Pd), che segnala la natura transitoria delle norme
in esso previste, “in attesa della definizione delle forme di
sostegno all’editoria demandate a un disegno di legge delega già adottato dal
Consiglio dei ministri”. Principi e criteri direttivi del provvedimento sono
“l’incentivazione, calibrata sull’attuale situazione del mercato editoriale,
il sostegno all’innovazione, l’istituzione di una Commissione per ridefinire
i soggetti meritevoli di sostegno pubblico e di un Registro delle riviste di
alta cultura, nonché la promozione della diffusione della lettura, in particolare
tra i giovani”. Adamo ricorda l’evoluzione del sistema di contribuzione all’editoria
e, pur sottolineando “la validità del provvedimento emanato dal governo”, segnala
come esso potrebbe essere migliorato in sede parlamentare, così da “far transitare
il settore verso una situazione di maggiore certezza economica e finanziaria”.
A tal fine – fa notare - il ddl presentato dal senatore Vita e altri potrebbe
fornire utili spunti per arricchire il dibattito. Adamo si sofferma in particolare
sull’articolo 1 del decreto legge, che disciplina i requisiti di accesso al
sostegno diretto. A tal proposito sottolinea come indispensabile che “la testata
sia venduta in misura non inferiore al 30% delle copie distribuite, per le testate
nazionali, e in misura non inferiore al 35%, per quelle locali”, così da effettuare
“una maggiore selezione delle imprese ammesse al contributo, con probabili riduzioni
dei costi”. “Inoltre – prosegue, - si richiede che le cooperative siano composte
esclusivamente da giornalisti professionisti, pubblicisti, poligrafici o grafici
e che la maggioranza dei soci siano dipendenti con contratti di lavoro a tempo
indeterminato”. Il sistema di calcolo e liquidazione dei contributi è disciplinato
invece dall’articolo
Sugli
articoli successivi si sofferma invece il relatore Luciano Malan
(Pdl), a partire dell’articolo 3, recante specifiche
disposizioni sull’editoria digitale. “Si prevede che le imprese continuino a
percepire i contributi anche se la testata è pubblicata in formato digitale.
Essa comunque deve essere accessibile online, anche a titolo non
oneroso, per un numero minimo di uscite, articolato a seconda che si tratti
di quotidiani o periodici. È consentita la riduzione della periodicità, senza
che ciò comporti la perdita dell’anzianità ai fini del finanziamento – prosegue
Malan, chiarendo come il contributo per la pubblicazione in
formato digitale sia diviso in due parti, “la prima, pari al 70% dei costi sostenuti,
e la seconda, pari a 0,10 euro per ogni copia digitale”. “Nel caso di pubblicazione
non esclusivamente digitale, i costi della produzione cartacea concorrono con
quelli relativi all’edizione digitale – spiega il relatore, evidenziando come
le tipologie dei costi ammissibili in quest’ultimo caso siano determinate con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di natura non regolamentare,
“a differenza di quella per le testate cartacee, disposta con lo stesso decreto-legge
in esame, in considerazione del rapido adeguamento ai mutamenti tecnologici
dell’editoria digitale”. L’articolo 4 concerne la modernizzazione del sistema
di distribuzione e vendita della stampa quotidiana e periodica. “Si prevede
la tracciabilità delle vendite e delle rese, attraverso strumenti informatici
e telematici basati sulla lettura del codice a barre. Tali strumenti saranno
finanziati, grazie ai risparmi accertati, e fino a un limite massimo di 10 milioni,
attraverso un credito d’imposta – segnala Malan, rilevando anche la presenza di commi riguardanti il
rimborso a Poste italiane per il periodo gennaio-marzo 2010 e la fornitura di
servizi utili alla collettività. L’articolo 5 reca norme in materia di
pubblicità istituzionale, mentre l’articolo 6 prevede l’abrogazione di alcune
disposizioni legislative.
Nella discussione generale interviene Tamara Blazina (Pd) che, pur mostrando di condividere impostazione e tempestività del provvedimento, tiene a sottolineare la necessità di “garantire la sopravvivenza delle testate giornalistiche per le minoranze linguistiche, che svolgono – precisa - una funzione di informazione ma anche di promozione della lingua e della cultura minoritarie”. A tal proposito si riserva di “proporre un emendamento per superare la distinzione fra la soglia massima dei contributi per i quotidiani locali e quella stabilita per i quotidiani che fanno riferimento a minoranze linguistiche”. “Sarebbe opportuno riflettere sull’ipotesi di trattare l’editoria delle minoranze linguistiche insieme alle norme generali per la tutela delle minoranze, anziché nella disciplina dei contributi alle imprese editrici – afferma Blazina. Infine, a proposito della condizione di crisi che ha indotto diverse imprese editrici a ridurre il personale, la senatrice auspica “sia pure a fronte di una razionalizzazione della spesa, la certezza finanziaria anche oltre il biennio 2012-2013, in coerenza con le rassicurazioni venute dal governo”.
Non
essendoci altri interventi, il presidente Vizzini dichiara conclusa la discussione
generale e fissa, in accordo con