INFORM - N. 105 - 31 maggio 2012


SENATO DELLA REPUBBLICA

In Commissione Affari Costituzionali l’esame del decreto-legge che riordina i contributi alle imprese editrici

Illustrano i contenuti del testo varato dal governo Marilena Adamo (Pd) e Lucio Malan (Pdl)

 

ROMA – È cominciata in Commissione Affari costituzionali al Senato la discussione generale sul decreto-legge recante “disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale”, esame congiunto alle nuove norme in materia di editoria presentate da Vincenzo Vita (Pd) e altri.

Ad illustrare parte del decreto Marilena Adamo (Pd), che segnala la natura transitoria delle norme in esso previste, “in attesa della definizione delle forme di sostegno all’editoria demandate a un disegno di legge delega già adottato dal Consiglio dei ministri”. Principi e criteri direttivi del provvedimento sono “l’incentivazione, calibrata sull’attuale situazione del mercato editoriale, il sostegno all’innovazione, l’istituzione di una Commissione per ridefinire i soggetti meritevoli di sostegno pubblico e di un Registro delle riviste di alta cultura, nonché la promozione della diffusione della lettura, in particolare tra i giovani”. Adamo ricorda l’evoluzione del sistema di contribuzione all’editoria e, pur sottolineando “la validità del provvedimento emanato dal governo”, segnala come esso potrebbe essere migliorato in sede parlamentare, così da “far transitare il settore verso una situazione di maggiore certezza economica e finanziaria”. A tal fine – fa notare - il ddl presentato dal senatore Vita e altri potrebbe fornire utili spunti per arricchire il dibattito. Adamo si sofferma in particolare sull’articolo 1 del decreto legge, che disciplina i requisiti di accesso al sostegno diretto. A tal proposito sottolinea come indispensabile che “la testata sia venduta in misura non inferiore al 30% delle copie distribuite, per le testate nazionali, e in misura non inferiore al 35%, per quelle locali”, così da effettuare “una maggiore selezione delle imprese ammesse al contributo, con probabili riduzioni dei costi”. “Inoltre – prosegue, - si richiede che le cooperative siano composte esclusivamente da giornalisti professionisti, pubblicisti, poligrafici o grafici e che la maggioranza dei soci siano dipendenti con contratti di lavoro a tempo indeterminato”. Il sistema di calcolo e liquidazione dei contributi è disciplinato invece dall’articolo 2, in base ad obiettivi di “contenimento della spesa e alla correlazione delle provvidenze con i costi fondamentali di produzione e con i livelli effettivi di vendita, anche per i giornali organi di partito”. Le somme sono fissate dall’apposito capitolo di bilancio della presidenza del Consiglio dei ministri. Adamo prospetta quindi l’opportunità di “svolgere audizioni in sede informale” sulla materia, così da “acquisire elementi informativi dalle imprese e dai lavoratori del settore”, una richiesta accolta dal presidente della Commissione, Carlo Vizzini, e dalla Commissione stessa.

Sugli articoli successivi si sofferma invece il relatore Luciano Malan (Pdl), a partire dell’articolo 3, recante specifiche disposizioni sull’editoria digitale. “Si prevede che le imprese continuino a percepire i contributi anche se la testata è pubblicata in formato digitale. Essa comunque deve essere accessibile online, anche a titolo non oneroso, per un numero minimo di uscite, articolato a seconda che si tratti di quotidiani o periodici. È consentita la riduzione della periodicità, senza che ciò comporti la perdita dell’anzianità ai fini del finanziamento – prosegue Malan, chiarendo come il contributo per la pubblicazione in formato digitale sia diviso in due parti, “la prima, pari al 70% dei costi sostenuti, e la seconda, pari a 0,10 euro per ogni copia digitale”. “Nel caso di pubblicazione non esclusivamente digitale, i costi della produzione cartacea concorrono con quelli relativi all’edizione digitale – spiega il relatore, evidenziando come le tipologie dei costi ammissibili in quest’ultimo caso siano determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di natura non regolamentare, “a differenza di quella per le testate cartacee, disposta con lo stesso decreto-legge in esame, in considerazione del rapido adeguamento ai mutamenti tecnologici dell’editoria digitale”. L’articolo 4 concerne la modernizzazione del sistema di distribuzione e vendita della stampa quotidiana e periodica. “Si prevede la tracciabilità delle vendite e delle rese, attraverso strumenti informatici e telematici basati sulla lettura del codice a barre. Tali strumenti saranno finanziati, grazie ai risparmi accertati, e fino a un limite massimo di 10 milioni, attraverso un credito d’imposta – segnala Malan, rilevando anche la presenza di commi riguardanti il rimborso a Poste italiane per il periodo gennaio-marzo 2010 e la fornitura di servizi utili alla collettività.  L’articolo 5 reca norme in materia di pubblicità istituzionale, mentre l’articolo 6 prevede l’abrogazione di alcune disposizioni legislative.

Nella discussione generale interviene Tamara Blazina (Pd) che, pur mostrando di condividere impostazione e tempestività del provvedimento, tiene a sottolineare la necessità di “garantire la sopravvivenza delle testate giornalistiche per le minoranze linguistiche, che svolgono – precisa - una funzione di informazione ma anche di promozione della lingua e della cultura minoritarie”. A tal proposito si riserva di “proporre un emendamento per superare la distinzione fra la soglia massima dei contributi per i quotidiani locali e quella stabilita per i quotidiani che fanno riferimento a minoranze linguistiche”. “Sarebbe opportuno riflettere sull’ipotesi di trattare l’editoria delle minoranze linguistiche insieme alle norme generali per la tutela delle minoranze, anziché nella disciplina dei contributi alle imprese editrici – afferma Blazina. Infine, a proposito della condizione di crisi che ha indotto diverse imprese editrici a ridurre il personale, la senatrice auspica “sia pure a fronte di una razionalizzazione della spesa, la certezza finanziaria anche oltre il biennio 2012-2013, in coerenza con le rassicurazioni venute dal governo”.

Non essendoci altri interventi, il presidente Vizzini dichiara conclusa la discussione generale e fissa, in accordo con la Commissione, il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 18 di lunedì 11 giugno. (Inform)

 


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