ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA
Dopo nove anni di impegnative missioni culturali all'estero, il rientro
in un'Italia diversa, un po’ smarrita
Alberta Lai intervistata da Anna M. Zampieri Pan
VANCOUVER - In questa splendida metropoli del Canada occidentale opera fin dai primi anni Ottanta un vitalissimo Istituto italiano di cultura. Alla sua guida si sono succeduti nel tempo donne ed uomini di indubbia preparazione, capaci di iniziative e di programmi rivolti non solo agli italocanadesi qui residenti e alle loro organizzazioni, ma anche e soprattutto al variegato mondo culturale britishcolumbiano. Conferenze, mostre d'arte, club di lettura, rassegne cinematografiche e musicali, corsi di lingua italiana, promozione di eventi speciali e molto altro. Un faro di italianità nel cuore di una dinamica realtà multiculturale. Da cinque anni a questa parte la dott. Alberta Lai, assistita dai validissimi collaboratori, non ha certo avuto un momento di pausa. E non lo ha ora, anche se si sta preparando a partire. È scaduto il suo mandato qui. Ritornerà a breve in patria, in un'Italia da lei generosamente definita un pò smarrita, lasciando questi luoghi dove con la famiglia ha vissuto anni sereni e felici.
Si sta per chiudere
nella bella sede dell'Istituto in West Hastings
la pregevole mostra fotografica "Vancouver, City of
Contrasts" di Jon
Guido Bertelli, fiorentino di nascita e cosmopolita
di adozione. L'opening era stata il 2 maggio scorso, alla presenza dell'attuale
console generale dott. Fabrizio Inserra. Sta arrivando
in finale il ciclo di conferenze del prof. Diego Bastianutti
dedicate alla Serenissima Repubblica di Venezia. E all'annuale Children's Festival il gruppo teatrale La Baracca Testoni
Ragazzi si esibirà - tra il 29 maggio e il 2 giugno - in "The Little
Elephant" di Kipling, con recite in inglese
ed anche in italiano ("L'elefantino"!). Ecco come la dottoressa
Lai ha recentemente risposto ai miei quesiti.
Nell'imminente
scadenza del quinquennio di direzione dell'Istituto italiano di cultura può
indicarci in sintesi le mete raggiunte? e forse anche qualche speranza andata
delusa?
Oramai si avvicina il termine del mio incarico ed è tempo di fare un bilancio. L’esperienza professionale a Vancouver è stata per me molto gratificante. In questi anni l’Istituto è riuscito a collaborare con le più importanti istituzioni culturali del Canada occidentale (università, conservatori, centri di ricerca, musei e gallerie) e con i principali festival internazionali di musica, di performing arts, del cinema. L’Istituto ha contribuito a portare a Vancouver protagonisti della scena culturale italiana quali Claudio Magris, Carlo Rubbia, Cecilia Bartoli, Renzo Arbore (per citare i più noti). È diventato un luogo di incontro e di dibattito, una vetrina dell’Italia contemporanea, oltre che una scuola di lingua e cultura italiana. Certamente non sono riuscita a raggiungere tutti gli ambiziosi obiettivi che mi ero prefissata. Ad esempio vado via da Vancouver con il dispiacere di non aver visto una bella mostra di arte italiana esposta alla Vancouver Art Gallery. Così come mi dispiace non essere riuscita a far decollare il progetto di un Vancouver Italian Film Festival.
L'Istituto
compie trentadue anni: senz'altro lei avrà condotto una ricognizione delle
iniziative attuate nei decenni passati. Si tratta di un percorso omogeneo?
in salita? In quale misura rivolto al contesto multiculturale canadese, alla
comunità italiana at large, a quella aggregata intorno
al Centro culturale italiano?
L’Istituto ha festeggiato i suoi primi 30 anni di attività nel 2010. Naturalmente negli archivi dell’Istituto ho trovato locandine, poster, cataloghi, pubblicazioni che documentano le iniziative culturali realizzate negli anni passati. Le linee guida della politica culturale attuata dall’Istituto in questi decenni sono senza dubbio omogenee, con la maggior parte delle iniziative rivolte al contesto canadese, senza trascurare le esigenze culturali del pubblico italo-canadese. Il Centro culturale italiano, punto di riferimento della comunità italiana di Vancouver, è stato un validissimo partner per l’organizzazione di importanti manifestazioni rivolte ai connazionali. Ad esempio lo scorso anno le celebrazioni del 17 marzo per il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia si sono svolte nella sede del Centro con un interessante programma, frutto della sinergia fra Consolato generale, Istituto e Centro ed una calorosa partecipazione degli italiani di Vancouver.
Lasciando
Vancouver, ma soprattutto lasciando Vancouver con la famiglia (marito e due
figlie diventate nel frattempo adolescenti) che cosa porterà nel cuore?....
Ma poiché la vita continua - e con la vita l'appassionato lavoro di promozione
culturale - quale la sua prossima destinazione?
Ci rattrista moltissimo lasciare questa città che oramai sentiamo così familiare e dove abbiamo trascorso cinque anni sereni e felici. Vancouver è la città dove le mie figlie hanno vissuto più a lungo e sono certa che rimarrà per sempre nel loro cuore. Mi mancheranno la cortesia e la disponibilità della gente, il calore degli amici canadesi ed italiani che lasciamo, la bellezza della città che abbiamo imparato ad amare anche con la pioggia. Rientriamo in Italia, a Roma, dopo nove anni all’estero, quattro dei quali in Norvegia. So che troveremo un’Italia diversa, cambiata, un po’ smarrita. Pian piano io e mio marito ci riadatteremo allo stile di vita italiano e le figlie avranno la possibilità di conoscere meglio il loro paese e la loro cultura. (Anna Maria Zampieri Pan -Inform)
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Per
un ritratto della dott. Lai si rinvia ad un articolo pubblicato nel marzo
2010 dal Messaggero di sant'Antonio, edizione italiana per l’estero, e ripreso
da Inform n. 43 del 3 marzo 2010, http://www.mclink.it/com/inform/art/10n04324.htm, nonché dal Messaggero Sardo, http://www.regione.sardegna.it/messaggero/2010_aprile_29.pdf