MEMORIA
Da
“Pd/Cittadini nel Mondo”, maggio 2012
La forza di essere madre contro la violenza
delle armi
Nel 35º anniversario della prima ronda
delle Madres
Fra quelli che sostengono, senza distinguere tra ruoli, l’uguaglianza dei generi, ho sempre pensato alla diversità come un tesoro degno di ammirazione e preservazione. Le capacità diverse spuntano indipendentemente dai discorsi e dalle caratterizzazioni teoriche e filosofiche che ognuno fa. Queste, spuntano come i funghi dopo la pioggia poiché sono atti innati, ovvero caratteristiche biologiche che non si possono cancellare, calpestare o nascondere. Non possiamo negare che anche noi siamo animali con dei comportamenti modellati da milioni di anni di evoluzione biologica, anche se con la capacità unica della comunicazione attraverso le parole e i segni. Ci sono delle caratteristiche che ci hanno fatto avere successo come specie, almeno fino a questi tempi. Alcune brutte come l’aggressione, altre meravigliose come la maternità. La cultura, e l’educazione, la capacità di comunicare,di distinguere e di riflettere sui fondamenti morali ci fa diventare un po’ meno “animali”.
Ma una quantità rilevante di abitudini rimangono e siamo ancora, a mio parere, troppo “animali”. La combinazione tra la capacità di portare avanti un ruolo basicamente istintivo, farlo vedere e comunicarlo con delle parole oppure dei segni è quello che ha segnato la differenza, anche nella società argentina ha permesso di recuperare la memoria, di non dimenticare, di distinguere tra il buono e il cattivo. Un esempio della ferocità umana è stato rappresentato dal terrorismo di stato.
Lo stesso mese dell´anno scorso, in cui è stato ricordato il centocinquantesimo anniversario dell’unificazione di Italia, tanto sentita in tutta l´Argentina dalla comunità italiana, si sono compiuti trentacinque anni dall’ultima dittatura militare del 1976. Chi poteva in quel tempo pensare che sarebbero state le mamme, con tutto il loro amore, a lottare attraverso il tempo contro i fatti accaduti. Non sono stati i padri ma le “madres de plaza de mayo” a girare in tondo, prima con un chiodo in mano per riconoscersi fra loro e dopo con dei fazzoletti bianchi sul capo, da quando si era imposta la dittatura, senza neanche far attenzione al fatto che mettevano a rischio la propria esistenza.
Come è accaduto ad Azucena Villaflor de Vicenti, Esther Ballestrino e María Ponce, madri fondatrici, rapite e uccise dalla dittatura nel 1977, buttate da un aereo insieme a monache francesi e altri. Il senso biologico di essere mamme, di proteggere “i cuccioli”, diventa più forte della propria esistenza. I figli mancanti diventarono il senso unico della loro vita, della loro lotta, del loro scopo e del loro traguardo. La ricerca dei loro morti, dei loro vivi e di giustizia è rimasta l´unico obiettivo da compiere. Mi ha colpito tanto il racconto di una “Madre”, ascoltato in un’intervista televisiva, in cui lei descriveva la gioia di poter abbracciare le ossa di suo figlio, ritrovate all’interno di un ossario comune dal gruppo di ricerca di antropologia forense, il quale si occupa dei “desaparecidos” della dittatura.
Il coraggio di quelle mamme, che giorno dopo giorno durante 35 anni, senza mancarne uno, hanno marciato sulla piazza de Mayo chiedendo, con un silenzio assordante, il ritrovamento dei loro figli e dei loro nipoti, non ha fine e non ce l’avrà. Sì, anche chiedendo la comparsa dei loro nipoti, molti dei quali sono nati in prigioni clandestine altri sequestrati assieme ai loro genitori, consegnati e cresciuti dai loro sequestratori. Fino al 2011, soltanto 103 figli di desaparecidos sono stati recuperati su circa 400. Estela Carlotto, presidente dell’associazione “Abuelas de Plaza de Mayo”, una di queste nonne, non ha ancora trovato i suoi. L’idea di perdere un figlio è per me impossibile da immaginare, ma addirittura la possibilità di non riuscire a conoscere i nipoti, cresciuti con quelli che hanno preso parte all´assassinio dei loro figli, diventa un tormento infinito.
Tante di queste nonne non conosceranno mai il viso dei loro nipoti. Nonostante ciò, “las madres y las abuelas de plaza de mayo”, hanno già vinto in qualche senso, hanno fatto sentire al popolo argentino, e alle sue istituzioni, il loro sentimento e il loro pensiero, sintetizzato in due parole: Mai più. (Daniel Antenucci*-Pd Cittadini mel Mondo /Inform)
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Professore di Fisiologia dell´Università Nazionale di Mar del Plata;
Circolo Pd Giacomo Matteotti, Mar del Plata