INFORM - N. 95 - 17 maggio 2012


SENATO DELLA REPUBBLICA

Prosegue l’indagine conoscitiva sulle politiche per i connazionali nel mondo

Al Comitato per le questioni degli Italiani all’estero l’audizione di membri dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e la politiche sociali del CNR

Intervengono la direttrice Sveva Avveduto e i ricercatori Carolina Brandi e Corrado Bonifazi. Le riflessioni dei senatori Fantetti (Pdl) e Micheloni (Pd)

 

ROMA – Con l’audizione di Sveva Avveduto, direttrice dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e la politiche sociali del CNR, è proseguita ieri l’indagine conoscitiva sulle politiche relative ai cittadini italiani residenti all’estero a cura del Comitato per le questioni dei connazionali nel mondo del Senato. Insieme alla Avveduto sono intervenuti anche Carolina Brandi e Corrado Bonifazi, ricercatori dell’Istituto.

Un approfondimento determinato dalla riflessione svolta nell’ambito dell’indagine dal Comitato, che “da ultimo – ha ricordato il presidente Giuseppe Firrarello (Pdl) - si è soffermato sul profilo della distribuzione demografica delle collettività italiane nel mondo e sulle problematiche, ma anche sulle conseguenze positive, del fenomeno migratorio”.

Sveva Avveduto ha premesso al suo intervento una presentazione delle linee di ricerca dell’Istituto da lei diretto, di seguito elencate: “lo studio delle relazioni tra tendenze della popolazione e dello sviluppo sociale ed economico; delle dinamiche sociali e delle politiche nei sistemi di welfare; del mutamento della società collegato alla diffusione delle conoscenze e delle tecnologie dell’informazione”. Per quanto riguarda nello specifico il fenomeno migratorio, la direttrice ha richiamato approfondimenti svolti sui “flussi in uscita dall’Italia, sul ritorno degli emigrati, sulle principali mete di destinazione e sulla provenienza geografica dei migranti”, segnalando anche il mutamento dei motivi che determinano oggi l’emigrazione dal nostro Paese. “Oggi sono soprattutto i cittadini altamente qualificati a cercare all’estero maggiori opportunità di ulteriore formazione e professionali. Si tratta di flussi importanti dal punto di vista della qualità e della quantità – ha sottolineato la Avveduto - che offrono all’estero un lavoro d’eccellenza, ricercando migliori condizioni di vita e nella professione”.

Una ricostruzione delle due diverse fasi storiche dell’emigrazione italiana, desunta dalle rilevazioni statistiche analizzate dall’Istituto dall’Unità d’Italia in poi, è stata fornita da Corrado Bonifazi. “La prima fase, fino al primo dopoguerra, si caratterizza per una forte componente di emigrazione transoceanica, mentre, dal secondo dopoguerra in poi, assistiamo ad una seconda ondata migratoria che ha riguardato soprattutto l’Europa – afferma Bonifazi, indicando quale punto di svolta tra i due cicli la crisi petrolifera. “Dagli anni ’60 in poi si verificano i primi fenomeni di ritorno e di ingresso in Italia di immigrati – egli prosegue, rimarcando come tali mutamenti abbiano fatto assumere connotazioni differenti alle relazioni con la diaspora all’estero e come l’interscambio di forza lavoro si sia collegato essenzialmente ai paesi dalle economie emergenti.

A proposito delle fonti statistiche considerate dall’Istituto, Bonifazi tiene a segnalare come esse forniscano dati incompleti: “se possono essere conosciuti numeri, provenienza, sesso ed età degli emigrati, mancano le informazioni supplementari sull’attività, sul livello di istruzione e su altre caratteristiche demografiche – afferma, soffermandosi anche sul differente tasso di iscrizione all’Aire, l’Anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero, nei principali Paesi OCSE in cui forte è la presenza italiana. “Il caso della Spagna – dice - è peculiare per la presenza di molti cittadini italiani provenienti dal Sud America e che si recano a vivere in Spagna per omogeneità linguistica”. E alla richiesta avanzata in proposito da Claudio Micheloni, senatore del Pd eletto nella ripartizione Europa, risponde che “occorrerebbe disporre dei dati statistici spagnoli per poter analizzare la consistenza dei cittadini italiani nati in Sud America che si sono recati in Spagna”.

Carolina Brandi fa quindi presente come i dati più completi a disposizione dell’Istituto siano quelli relativi a “ricercatori e i lavoratori altamente qualificati”. “Vi è un tangibile flusso di tali cittadini italiani verso i paesi più avanzati - afferma, - il che determina una perdita per l’Italia in termini di investimento per la formazione effettuato in patria e il prodursi di positive ricadute invece nei Paesi di accoglienza”. Pur giudicando positivamente l’intento della normativa approvata dal Parlamento italiano e orientata a favorire il rientro dei “cervelli in fuga”, la ricercatrice parla in proposito di un’efficacia “limitata”. “Si è verificata essenzialmente una maggiore mobilità dei ricercatori italiani e stranieri, senza tuttavia che si sia indebolito il flusso in uscita dei cittadini italiani. Le rilevazioni effettuate rispetto ai giovani laureati italiani emigrati all’estero evidenziano una scarsa propensione al rientro in Italia, e se maggiore è il periodo trascorso all’estero minore è tale intenzione – afferma Carolina Brandi, citando quali fattori di attrazione per le carriere all’estero, così come risulta dagli iscritti alla banca dati DaVinci, “la ricerca di una lavoro adeguato alla propria professionalità, ma anche di migliori opportunità e di contratti di ricerca”. “Per quanto riguarda i dottori di ricerca, soprattutto nell’ambito delle materie scientifiche, l’intenzione di espatrio è consistente – conclude la ricercatrice, ricordando il basso rapporto tra spese in ricerca e sviluppo e Pil dell’Italia e il basso numero di ricercatori. “Ciò determina un forte fenomeno di emigrazione dei lavoratori più qualificati, senza che vi siano flussi in entrata che possano compensare tale esodo – ribadisce Carolina Brandi, indicando la necessità di un “un urgente rilancio complessivo del settore della ricerca in Italia, che lo renda competitivo con i paesi concorrenti”. Tra i percorsi utili a questo obiettivo “la creazione di una rete sociale di collegamento tra i ricercatori, il settore accademico e le imprese”, oltre alla banca dati già citata, che, viene fatto notare, non risulta idonea allo scopo “perché incompleta e non interattiva”.

Nel corso del dibattito, Raffaele Fantetti (Pdl), eletto nella ripartizione Europa, segnala di condividere le preoccupazioni espresse in merito all’esodo dei talenti italiani, sottolineando come la normativa di attuazione della legge sulle agevolazioni fiscali per il rientro dei ricercatori non sia ancora stata introdotta. Per Fantetti, tuttavia, significativo è anche il flusso all’estero dei lavoratori adibiti a mansioni esecutive. “Pur essendo rari i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, all’estero la maggiore flessibilità dei contratti consente migliori opportunità di occupazione – segnala il parlamentare del Pdl, definendo “preoccupante” la decurtazione dei fondi pubblici assegnati alle politiche migratorie, “in controtendenza – dice - con un fenomeno sociale in aumento”.

Micheloni, dopo aver ricordato come tale decurtazione sia stata approvata negli ultimi anni proprio dalla maggioranza parlamentare composta dallo stesso Pdl, si sofferma sulla “sostanziale incapacità dell’Italia di attrarre i cittadini italiani, ma anche stranieri maggiormente qualificati”, caratteristica a cui ritiene non possa porre rimedio neppure le recente legge sugli incentivi fiscali sopra richiamata.

“Sarebbe estremamente utile conoscere dati che consentano di individuare il livello di integrazione dei cittadini italiani emigrati nei Paesi di destinazione dal punto di vista sociale, politico ed economico, - aggiunge l’esponente democratico, - così da valutare la persistenza del significato di una rappresentanza parlamentare delle collettività italiane nel mondo, tema attualmente discusso nell’ambito dei progetti di riforma costituzionale”.

Un’analisi che i dati dell’Istituto non consentono di fare, come afferma Sveva Avveduto, pur sottolineando l’importanza di “mantenere un collegamento tra la politica italiana e il resto dell’Europa e del mondo, poiché i cittadini italiani sono presenti in numerosi paesi stranieri”. Sul fenomeno dell’emigrazione dei giovani laureati italiani torna invece Carolina Brandi, evidenziando come alla base vi sia “tanto la ricerca di un lavoro in linea con le aspettative, quanto l’estrema difficoltà in Italia di utilizzare adeguatamente gli sforzi compiuti per la formazione e pertanto l’esigenza di non vanificarli”.

Il presidente Firrarello, dopo aver informato che i documenti forniti in questa occasione dai membri dell’Istituto saranno resi disponibili sulla pagina web del Comitato, ringrazia gli intervenuti e dichiara conclusa l’audizione, rinviando ad altra seduta il seguito dell’indagine conoscitiva. (Inform)


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