SENATO
DELLA REPUBBLICA
Prosegue
l’indagine conoscitiva sulle politiche per i connazionali nel mondo
Al Comitato per le questioni degli Italiani all’estero
l’audizione di membri dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e la politiche
sociali del CNR
Intervengono
la direttrice Sveva Avveduto e i ricercatori Carolina Brandi e Corrado Bonifazi. Le riflessioni dei senatori Fantetti
(Pdl) e Micheloni (Pd)
ROMA – Con l’audizione di Sveva Avveduto, direttrice
dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e la politiche sociali del CNR,
è proseguita ieri l’indagine conoscitiva sulle politiche relative ai cittadini
italiani residenti all’estero a cura del Comitato per le questioni dei connazionali
nel mondo del Senato. Insieme alla Avveduto sono intervenuti anche Carolina
Brandi e Corrado Bonifazi, ricercatori dell’Istituto.
Un approfondimento determinato dalla riflessione svolta
nell’ambito dell’indagine dal Comitato, che “da ultimo – ha ricordato il presidente
Giuseppe Firrarello (Pdl)
- si è soffermato sul profilo della distribuzione demografica delle collettività
italiane nel mondo e sulle problematiche, ma anche sulle conseguenze positive,
del fenomeno migratorio”.
Sveva Avveduto ha premesso al suo intervento una presentazione
delle linee di ricerca dell’Istituto da lei diretto, di seguito elencate:
“lo studio delle relazioni tra tendenze della popolazione e dello sviluppo
sociale ed economico; delle dinamiche sociali e delle politiche nei sistemi
di welfare; del mutamento della società collegato alla diffusione delle
conoscenze e delle tecnologie dell’informazione”. Per quanto riguarda nello
specifico il fenomeno migratorio, la direttrice ha richiamato approfondimenti
svolti sui “flussi in uscita dall’Italia, sul ritorno degli emigrati, sulle
principali mete di destinazione e sulla provenienza geografica dei migranti”,
segnalando anche il mutamento dei motivi che determinano oggi l’emigrazione
dal nostro Paese. “Oggi sono soprattutto i cittadini altamente qualificati
a cercare all’estero maggiori opportunità di ulteriore formazione e professionali.
Si tratta di flussi importanti dal punto di vista della qualità e della quantità
– ha sottolineato
Una ricostruzione delle due diverse fasi storiche dell’emigrazione
italiana, desunta dalle rilevazioni statistiche analizzate dall’Istituto dall’Unità
d’Italia in poi, è stata fornita da Corrado Bonifazi. “La prima fase, fino al primo dopoguerra, si caratterizza
per una forte componente di emigrazione transoceanica, mentre, dal secondo
dopoguerra in poi, assistiamo ad una seconda ondata migratoria che ha riguardato
soprattutto l’Europa – afferma Bonifazi, indicando
quale punto di svolta tra i due cicli la crisi petrolifera. “Dagli anni ’60
in poi si verificano i primi fenomeni di ritorno e di ingresso in Italia di
immigrati – egli prosegue, rimarcando come tali mutamenti abbiano fatto assumere
connotazioni differenti alle relazioni con la diaspora all’estero e come l’interscambio
di forza lavoro si sia collegato essenzialmente ai paesi dalle economie emergenti.
A proposito delle fonti statistiche considerate dall’Istituto,
Bonifazi tiene a segnalare come esse forniscano
dati incompleti: “se possono essere conosciuti numeri, provenienza, sesso
ed età degli emigrati, mancano le informazioni supplementari sull’attività,
sul livello di istruzione e su altre caratteristiche demografiche – afferma,
soffermandosi anche sul differente tasso di iscrizione all’Aire, l’Anagrafe
dei cittadini italiani residenti all’estero, nei principali Paesi OCSE in
cui forte è la presenza italiana. “Il caso della Spagna – dice - è peculiare
per la presenza di molti cittadini italiani provenienti dal Sud America e
che si recano a vivere in Spagna per omogeneità linguistica”. E alla richiesta
avanzata in proposito da Claudio Micheloni, senatore del Pd eletto nella ripartizione Europa,
risponde che “occorrerebbe disporre dei dati statistici spagnoli per poter
analizzare la consistenza dei cittadini italiani nati in Sud America che si
sono recati in Spagna”.
Carolina Brandi fa quindi presente come i dati più completi
a disposizione dell’Istituto siano quelli relativi a “ricercatori e i lavoratori
altamente qualificati”. “Vi è un tangibile flusso di tali cittadini italiani
verso i paesi più avanzati - afferma, - il che determina una perdita per l’Italia
in termini di investimento per la formazione effettuato in patria e il prodursi
di positive ricadute invece nei Paesi di accoglienza”. Pur giudicando positivamente
l’intento della normativa approvata dal Parlamento italiano e orientata a
favorire il rientro dei “cervelli in fuga”, la ricercatrice parla in proposito
di un’efficacia “limitata”. “Si è verificata essenzialmente una maggiore mobilità
dei ricercatori italiani e stranieri, senza tuttavia che si sia indebolito
il flusso in uscita dei cittadini italiani. Le rilevazioni effettuate rispetto
ai giovani laureati italiani emigrati all’estero evidenziano una scarsa propensione
al rientro in Italia, e se maggiore è il periodo trascorso all’estero minore
è tale intenzione – afferma Carolina Brandi, citando quali fattori di attrazione
per le carriere all’estero, così come risulta dagli iscritti alla banca dati
DaVinci, “la ricerca di una lavoro adeguato alla propria professionalità,
ma anche di migliori opportunità e di contratti di ricerca”. “Per quanto riguarda
i dottori di ricerca, soprattutto nell’ambito delle materie scientifiche,
l’intenzione di espatrio è consistente – conclude la ricercatrice, ricordando
il basso rapporto tra spese in ricerca e sviluppo e Pil dell’Italia e il basso
numero di ricercatori. “Ciò determina un forte fenomeno di emigrazione dei
lavoratori più qualificati, senza che vi siano flussi in entrata che possano
compensare tale esodo – ribadisce Carolina Brandi, indicando la necessità
di un “un urgente rilancio complessivo del settore della ricerca in Italia,
che lo renda competitivo con i paesi concorrenti”. Tra i percorsi utili a
questo obiettivo “la creazione di una rete sociale di collegamento tra i ricercatori,
il settore accademico e le imprese”, oltre alla banca dati già citata, che,
viene fatto notare, non risulta idonea allo scopo “perché incompleta e non
interattiva”.
Nel corso del dibattito, Raffaele Fantetti
(Pdl), eletto nella ripartizione Europa, segnala
di condividere le preoccupazioni espresse in merito all’esodo dei talenti
italiani, sottolineando come la normativa di attuazione della legge sulle
agevolazioni fiscali per il rientro dei ricercatori non sia ancora stata introdotta.
Per Fantetti, tuttavia, significativo è anche il flusso all’estero
dei lavoratori adibiti a mansioni esecutive. “Pur essendo rari i rapporti
di lavoro a tempo indeterminato, all’estero la maggiore flessibilità dei contratti
consente migliori opportunità di occupazione – segnala il parlamentare del
Pdl, definendo “preoccupante” la decurtazione dei
fondi pubblici assegnati alle politiche migratorie, “in controtendenza – dice
- con un fenomeno sociale in aumento”.
Micheloni, dopo aver ricordato come tale decurtazione sia stata
approvata negli ultimi anni proprio dalla maggioranza parlamentare composta
dallo stesso Pdl, si sofferma sulla “sostanziale
incapacità dell’Italia di attrarre i cittadini italiani, ma anche stranieri
maggiormente qualificati”, caratteristica a cui ritiene non possa porre rimedio
neppure le recente legge sugli incentivi fiscali sopra richiamata.
“Sarebbe estremamente utile conoscere dati che consentano
di individuare il livello di integrazione dei cittadini italiani emigrati
nei Paesi di destinazione dal punto di vista sociale, politico ed economico,
- aggiunge l’esponente democratico, - così da valutare la persistenza del
significato di una rappresentanza parlamentare delle collettività italiane
nel mondo, tema attualmente discusso nell’ambito dei progetti di riforma costituzionale”.
Un’analisi che i dati dell’Istituto non consentono di
fare, come afferma Sveva Avveduto, pur sottolineando l’importanza di “mantenere
un collegamento tra la politica italiana e il resto dell’Europa e del mondo,
poiché i cittadini italiani sono presenti in numerosi paesi stranieri”. Sul
fenomeno dell’emigrazione dei giovani laureati italiani torna invece Carolina
Brandi, evidenziando come alla base vi sia “tanto la ricerca di un lavoro
in linea con le aspettative, quanto l’estrema difficoltà in Italia di utilizzare
adeguatamente gli sforzi compiuti per la formazione e pertanto l’esigenza
di non vanificarli”.
Il presidente Firrarello, dopo
aver informato che i documenti forniti in questa occasione dai membri dell’Istituto
saranno resi disponibili sulla pagina web del Comitato, ringrazia gli intervenuti
e di