INFORM - N. 94 - 16 maggio 2012

 


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti

Tribuna Italiana: 35 anni di fedeltà alla propria identità

Nell’editoriale del primo numero pubblicato il 18 maggio 1977, dal titolo “La nostra identità”, il fondatore Mario Basti, tracciava l’ identikit del nuovo periodico. Un programma ancora oggi molto valido, dal quale potrebbero trarre ispirazione quanti intendono rappresentare gli italiani residenti in Argentina

 

BUENOS AIRES - Tribuna Italiana compie 35 anni. Sarà dopodomani, venerdì 18 maggio. Un compleanno che, come si usa dire, celebreremo lavorando come tutti i giorni. Ma ricordando con gratitudine il nostro fondatore Mario Basti, gli amici che lo sostennero nell’avventura di fare un giornale di collettività quando già da cinque lustri si era fermato il flusso migratorio italiano verso l’Argentina. Come ricorderemo con gratitudine i nostri collaboratori, di ieri e di oggi, e quanti, con le loro inserzioni pubblicitarie, con le loro collaborazioni e con gli abbonamenti, ci hanno sostenuto in questi 35 anni.

La dimostrazione più concreta di gratitudine che possiamo offrire a tutti loro e alla collettività, è quella di riaffermare la nostra convinta adesione all’editoriale programma che il dott. Basti propose ai lettori nel primo numero della Tribuna Italiana, il 18 maggio 1977.

Un programma lungimirante, che a rileggerlo oggi, potrebbe perfettamente costituire il programma, non solo di un mezzo d’informazione, ma il programma politico della nostra collettività.

“La nostra identità”, era il titolo di quell’editoriale, nel quale c’era scritto, tra l’altro: “Tribuna Italiana aspira ad essere “il giornale della collettività” e, per esserlo, si impegna a fare uno sforzo costante per rispecchiare la vera identità di tale collettività, quale essa si é andata delineando per l’influenza di vari fattori: la nascita ed i primi anni trascorsi in Italia, l’esperienza dell’emigrazione e infine l’integrazione, l’inserimento in Argentina. La concorrenza di questi diversi fattori si che la nostra identità -di noi italiani che qui risiediamo da venti, venticinque, trent’anni anni ed oltre - sia diversa da quella degli italiani rimasti sempre in Italia e diversa da quella degli argentini che della nostra collettività non sono parte. É un’identità - la nostra - che significa avere coscienza e fierezza delle proprie origini, che significa non recidere vincoli culturali, spirituali, affettivi, che significa però anche avere coscienza che i nostri prevalenti interessi di ogni tipo - materiali e spirituali - sono qui in Argentina, perché qui in Argentina abbiamo costituito la nostra famiglia, qui sono nati i nostri figli, qui abbiamo svolto con alterna fortuna la nostra attività, qui abbiamo costituito un patrimonio (e non lo diciamo soltanto in senso gretto e letterale) che dobbiamo sentirci impegnati a difendere, che dobbiamo saper valutare e far valutare come si deve, a Roma e a Buenos Aires.”

“Proposito fondamentale della Tribuna Italiana é dunque di contribuire a far conoscere questa identità, svolgere un’azione costante perché tutti ne siano coscienti, i membri della collettività per primi e poi gli italiani residenti in Italia e gli argentini non di origine italiana.”

Come si vede, una forza politica o un candidato che intendesse rappresentare gli italiani residenti in Argentina, certamente dovrebbe essere, anzitutto, consapevole di chi sono e come sono i connazionali dei quali vuole farsi portavoce. Quale è stata la loro storia e cosa hanno fatto qui in Argentina

Dovrebbe essere consapevole del fatto che gli italiani qui hanno costruito un patrimonio morale e materiale che va valorizzato e difeso, non soltanto come giusto omaggio a quanti ci hanno preceduto, ma anche e soprattutto perché quel patrimonio è parte della nostra identità e parte del patrimonio culturale argentino.

Questo, infatti, è un altro aspetto lungimirante dell’editoriale di Mario Basti di trentacinque anni fa, sul quale dovrebbe riflettere qualsiasi candidato o partito che intenda rappresentarci: “che i nostri prevalenti interessi sono qui in Argentina...”.

Come constatiamo da sempre, ma specialmente nei momenti in cui le cose non vanno bene in Argentina, la sorte nostra, delle nostre famiglie e dei nostri beni, è legata alle vicende di questo Paese che è il nostro paese. Perché qui in Argentina, come scriveva Mario Basti “sono nati i nostri figli, qui abbiamo svolto con alterna fortuna la nostra attività, qui abbiamo costituito un patrimonio (e non lo diciamo soltanto in senso gretto e letterale) che dobbiamo sentirci impegnati a difendere, che dobbiamo saper valutare e far valutare come si deve, a Roma e a Buenos Aires.

Proposito fondamentale della Tribuna Italiana é dunque di contribuire a far conoscere questa identità, svolgere un’azione costante perché tutti ne siano coscienti, i membri della collettività per primi e poi gli italiani residenti in Italia e gli argentini non di origine italiana”, era scritto in quell’editoriale. Un proposito - sosteniamo oggi - che dovrebbe essere il primo a ispirare l’attività di un dirigente della nostra collettività, di un nostro rappresentante.

Un programma che proponeva, trentacinque anni fa, “una maggiore apertura ai nostri figli nati in Argentina, che consideriamo parte integrante della collettività e saranno il futuro, se riusciremo ad ottenere da essi una più attiva partecipazione. Che potrà esserci soltanto se si dimostrerà il concreto proposito romano di cambiare radicalmente una politica culturale irresponsabile e disimpegnata che non ha avuto, nonostante le continue richieste della collettività, la base indispensabile in una difesa e promozione della lingua italiana, unica ragione questa del fatto che molti, troppi dei nostri figli, non per loro colpa, ignorano la nostra lingua.”

Passati trentacinque anni, il passaggio dalla generazione degli emigrati a quella dei discendenti si è già verificata. Sia per ragioni anagrafiche, sia perché promossa dalla struttura associativa, pur in modo insufficiente e disordinato. E’ avvenuto nonostante l’assenza di una impegnata ed efficace politica culturale da parte dell’Italia. Oggi, infatti, la stragrande maggioranza della collettività è costituita da discendenti.

Una collettività che negli ultimi anni si è identificata sempre di più con le sue associazioni, sue creature, che nei tempi difficili dell’arrivo o nei momenti di angoscia o di incertezza, sono state l’approdo sicuro per migliaia di emigrati. Che sono stati centri di promozione della cultura italiana, dei valori dell’italianità e della forza della solidarietà, sostituendo in buona parte l’azione degli stati, argentino e italiano, ma che oggi - pur se non manca una percentuale di esse che continua a operare in prima linea - vivono un periodo che sembra di inarrestabile tramonto.

Proprio per questo, la chiusura nelle associazioni può essere vissuta come ultima spiaggia, come chiusura a difesa del fortino assediato in mezzo al deserto.

E’ necessario dunque tornare a seminare, con quell’azione di riscoperta e di promozione della nostra identità, al di fuori del cerchio ristretto della collettività, nelle terre in gran parte incolte della società argentina, per approfondire l’azione di costruzione e di affermazione di una comunità di argentini di origine italiana che in parte, esiste già oggi.

Una comunità argentina di origine italiana il cui obiettivo dev’essere, conoscere e far conoscere questa identità, e così facendo diventare un utile strumento per riallacciare e rilanciare i rapporti tra l’Argentina e l’Italia.

Rapporti dai quali far nascere e sviluppare nuove opportunità di crescita per l’Argentina e gli altri paesi dell’area e per l’Italia, in un momento in cui essa si interroga sul suo futuro.

Identità della nostra comunità e quindi anche del giornale, la nostra Tribuna Italiana, che rimane fedele all’obiettivo di essere suo portavoce, come lo è stata in questi trentacinque anni.

Per cui, promuove la riscoperta e la conoscenza della nostra identità, ma non solo. Promuove l’unione della collettività. Promuove l’impegno e la partecipazione alla vita argentina. Promuove l’approfondimento dei rapporti culturali con l’Italia. Promuove e vuole farsi portavoce delle realtà positive della operosa presenza italiana in questo paese, nel campo della cultura, dell’imprenditoria, della ricerca scientifica, ecc. Così come far conoscere o mettere in risalto i traguardi, i successi, dei discendenti di italiani fieri delle proprie radici.

Trenta anni di incontri settimanali con migliaia di lettori, -scriveva nella sua finestra Mario Basti cinque anni fa, in occasione di un altro compleanno-, attraverso le pagine di un periodico nato nella collettività italiana dell’Argentina, per gli italiani residenti stabilmente in Argentina, scritto da italiani e argentini di salde radici italiane, con la generosa determinante collaborazione di amici che sono membri della comunità italiana in Argentina e che, come noi, hanno creduto che le opere e i giorni della comunità italiana in Argentina dovessero essere documentate, come testimonianza di una storia di lavoro e di passione, che merita di essere conosciuta e ricordata e onorata in Italia e in Argentina, la storia appunto, di questa collettività, che ha dato un apporto rilevante al progresso sia del Paese che ha dovuto lasciare, l’Italia, sia dal Paese che con generosa solidarietà l’ha accolta, l’Argentina, in anni difficili, quelli della nostra diaspora”.

Una storia che raccontiamo settimanalmente nelle pagine della nostra Tribuna Italiana e nel nostro sito web, che continueremo a testimoniare, perché anche noi ci sentiamo fieri delle nostre radici, del nostro passato e guardiamo con fiducia al futuro. Perché siamo fieri della nostra identità e ad essa intendiamo mantenerci fedeli. (Il Direttore)

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