INFORM - N. 86 - 4 maggio 2012


ASSOCIAZIONI

Il presidente delle Acli apre il 24° Congresso nazionale

Olivero lancia i “comitati per il bene comune”: "E' il riformismo il compito dei cattolici"

 

ROMA - «E’ il riformismo il compito e lo spazio dei cattolici nella vita pubblica del nostro Paese». Lo ha affermato il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, aprendo i lavori del 24° Congresso nazionale delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. «Un riformismo democratico e sociale, che parte dagli ultimi, che ha come compito civilizzare l’economia e civilizzare la politica».

«Il riformismo cattolico – ha ricordato Olivero – nella sua forma sociale e democratica, ha avuto un ruolo decisivo nella costruzione dello Stato repubblicano e anche dopo, negli anni in cui l'Italia rinasceva e si avviava a diventare una delle grandi protagoniste della storia europea e dell'economia mondiale. Nel moto riformatore impresso alla nostra società in tutti i campi, dall'agricoltura alle infrastrutture, dalla casa alla scuola, dalla famiglia al lavoro sono grandi cattolici a segnare la svolta e a dare sostanza alla vita democratica secondo lo spirito del dettato costituzionale».

Il presidente delle Acli cita i nomi di De Gasperi, Fanfani, Vanoni, la «forza visionaria» di La Pira, il rigore appassionato di Dossetti o di Lazzati, fino alla «prudentissima audacia di Moro, che ha dato al riformismo cattolico la palma del martirio». «Ora – afferma Olivero - ci viene chiesto un impegno riformatore non meno audace di quello passato. Il pericolo non è meno grande, la crucialità del momento non meno decisiva di quelle lontane stagioni».

Il presidente delle Acli indica alcune delle priorità: «Creare nuova e buona occupazione per i giovani, trovare nuove forme di contrasto alla povertà e all’impoverimento crescente, ridare attraverso una nuova legge elettorale ai cittadini la possibilità di scelta dei rappresentanti (la proposta sul tappeto è valida, ma ci preoccupano i tempi del suo iter). Occorre anche lavorare sui temi cruciali della fiducia tra i cittadini e la sfera pubblica: dalla legge contro la corruzione, quanto mai necessaria anche per rilanciare la nostra economia, al problema del finanziamento pubblico dei partiti, connesso con la trasparenza dei loro bilanci».

«La sfiducia dei nostri concittadini nella politica così com’è – continua il presidente delle Acli - , rischia di impantanarsi in una deriva anti-politica senza sbocchi. O peggio in soluzioni populistico-demagogiche di cui non mancano segnali evidenti». «L'affidamento alla competenza dei tecnici non basta a dare risposte ai cittadini sempre più impoveriti dalla crisi, impauriti dall'insicurezza del futuro, dal drastico ridimensionamento del sistema di protezione sociale del welfare».

Il presidente delle Acli parla della riforma del mercato del lavoro: «Non bisogna fermarsi a pur importanti questioni di principio – come per larga parte si è fatto in questi mesi nel dibattito intorno all’articolo 18 – ma avere la lungimiranza di costruire nuovi servizi integrati a supporto dei lavoratori. Oggi il sistema pubblico di intermediazione è del tutto assente, la formazione professionale è marginalizzata e maltrattata, le tutele assistenziali e previdenziali sono spesso inadeguate ai nuovi lavoratori».

«Il welfare – ha aggiunto Olivero - è stato la prima vittima illustre di questa crisi. Un lusso che non possiamo più permetterci, secondo alcuni, un residuato del passato, per altri. Pochi si sono accorti, invece, che proprio in questa situazione difficile il nostro modello sociale ha dimostrato tutta la sua efficacia garantendo, fino ad ora, la tenuta della coesione sociale e, quindi, di una autentica democrazia».

Olivero invoca quindi «il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, associando lo ius solis allo ius sanguinis», e ribadisce la richiesta di «una robusta patrimoniale in grado di disincentivare la rendita speculativa rispetto al rischio di impresa e di una riforma fiscale che metta le famiglie nella condizione di far ripartire i consumi e, soprattutto, di ridistribuire il reddito in modo equo».

Il presidente delle Acli quindi impegna l’associazione a «dare vita, entro l’autunno, ad un piano per l’occupazione giovanile in grado di dare risposta concreta ad una istanza sociale che ha assunto in questi mesi una drammaticità crescente». Olivero, infine, lancia l’idea della creazione di “comitati per il bene comune” diffusi su tutto il territorio ed in grado di mantenere «una mobilitazione permanente propositiva e costruttiva su alcune questioni cruciali di questa fase di transizione»: la legge elettorale, «che deve assolutamente essere modificata prima delle elezioni»; la «definizione dei partiti come soggetti di diritto pubblico, e quindi democratici e trasparenti – ed il finanziamento pubblico, che è giusto mantenere ma a condizione di regole certe e di importi nettamente inferiori a quelli attuali».

Un’azione da portare avanti cercando «l’interlocuzione e l’apporto di tutti i soggetti disponibili, a partire dalle organizzazioni del mondo cattolico e da quelle del Forum del Terzo Settore». (Inform)


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