INFORM - N. 80 - 24 aprile 2012


GIOVANI ITALIANI  ALL’ESTERO

Realizzato da Comune e Associazione Italents

Presentati risultati del sondaggio online “Andare nel mondo per tornare e fare grande Milano”. Assessore Cristina Tajani: “Prima dell’estate bando di concorso di idee imprenditoriali per far rientrare i giovani talenti”

L’80% degli intervistati ha cercato lavoro all’estero perché ritiene che negli altri Paesi ci sia maggior meritocrazia e le capacità siano meglio valorizzate. Ma anche chi vive all’estero, indipendentemente dalla scelta di tornare o meno, mostra forte interesse a dare contributo a crescita del luogo di origine

 

MILANO – Comune di Milano impegnato a far rientrare dall’estero i giovani talenti. Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, università e ricerca ha annunciato che prima dell’estate sarà bandito un concorso di idee imprenditoriali per progetti innovativi e start up di attività proposte da giovani espatriati. Il bando sarà finanziato con un fondo di 400 mila euro.

Il concorso nasce dai bisogni reali espressi dai cosiddetti ‘cervelli in fuga’, emersi da un sondaggio online – “Andare nel mondo per tornare e fare grande Milano. Giovani italiani all’estero: perché partono, come vedono il Paese da lontano, cosa trovano e cosa gli manca, lì dove sono. E cosa vorrebbero per tornare indietro” - realizzato nei mesi scorsi dal Comune di Milano e dall’Associazione Italents .

Obiettivi dell’indagine, i cui risultati sono stati presentati oggi: andare oltre i limiti geografici del Censimento Istat 2011 per includere anche quella parte di paese che vive, lavora, crea, innova all’estero; raccogliere informazioni sulle caratteristiche dei giovani espatriati, sulle loro eventuali intenzioni di tornare, sulle politiche che il Comune può mettere in atto per tornare attrattivo e fare in modo che la “fuga” diventi circolazione di ‘talenti’; raccogliere informazioni analoghe anche tra chi è tornato in Italia per capire dalla loro esperienza quali politiche possano favorire un rientro di successo.

Al sondaggio (novembre 2011- febbraio 2012)  hanno risposto più di 1.300 persone, di cui 1.165 residenti all’estero e 180 già rientrate in Italia. La divisione di genere risulta abbastanza equilibrata: 55% maschi e 45% femmine. Gran parte sono laureati (compresa laurea breve): 88% Esiste quindi anche una parte non trascurabile (12%) di persone arrivate al massimo al diploma secondario.

Riguardo al lavoro svolto: tra chi vive all’estero, circa il 40% ha un lavoro “fisso” (a tempo determinato), il tempo determinato arriva al 20%, altri tipi di collaborazioni al 5%. Quelli che lavorano in proprio sono il 7%. Gli studenti sono il 10%. Tra chi è rientrato la situazione sembra più articolata: sono molti meno quelli che hanno un impiego a tempo indeterminato, mentre sono il doppio (14%) i lavoratori in proprio. Gli studenti sono il 17%.

Circa l’80% degli intervistati ha cercato lavoro all’estero perché ritiene che negli altri Paesi ci sia maggior meritocrazia e le capacità siano meglio valorizzate. Sui motivi per lasciare l’Italia c’è forte accordo tra chi ancora vive all’estero e chi è tornato.Contano la difficoltà a trovare un lavoro stabile e anche le remunerazioni basse, ma i motivi più indicati riguardano la possibilità di trovare vera valorizzazione delle proprie capacità e competenze: avere quindi maggiori possibilità e strumenti per fare al meglio il proprio lavoro e vivere in un contesto dove c’è maggior meritocrazia e trasparenza nelle possibilità di carriera. Anche sulle difficoltà che incontra chi torna c’è forte accordo. Prevale nettamente la poca possibilità per i giovani di far carriera, i tempi lunghi e i meccanismi opachi. Vengono indicati anche i freni culturali (bassa propensione all’innovazione e al rischio ), ancor più delle basse remunerazioni. L’eccesso della burocrazia e le imposte elevate sono invece indicate maggiormente da chi ha direttamente sperimentato sulla propria pelle le effettive complicazioni che pesano su chi torna. Questo suggerisce – spiegano i promotori del sondaggio - che queste specifiche difficoltà siano in realtà maggiori rispetto a quanto immagina chi vive all’estero. Infine, anche gli incentivi a fare impresa sono considerati molto importanti. Per gli espatriati sono il secondo motivo assieme ai freni culturali e contano anche più delle remunerazioni basse

Dall’indagine emerge però anche che una larghissima disponibilità a mettere la propria esperienza a servizio di proposte che consentano di migliorare l’attrattività del territorio di partenza. Anche chi vive all’estero, indipendentemente dalla scelta di tornare o meno, dimostra un forte interesse a dare il proprio contributo ad un processo di crescita e miglioramento del luogo di origine. (per I dati dell'indagine vedere alla pagina http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/giornale/giornale/tutte+le+notizie+new/politiche+per+il+lavoro%2C+sviluppo+economico%2C+universita+e+ricerca/fuga_cervelli_far_rientrare_giovani ).

 “Con questa indagine – ha spiegato l’assessore Tajani  – abbiamo ricevuto direttamente dai potenziali destinatari indicazioni interessanti sul tipo di politiche locali adeguate a incentivare il rientro a Milano di chi è andato via. Coerentemente con i risultati del sondaggio, gli interventi che abbiamo progettato al fine di potenziare gli incentivi fiscali della legge ‘Controesodo’ vanno in due direzioni: la nascita dello sportello unico Welcome Talent!, che aiuterà i potenziali rientranti a orientarsi nella burocrazia cittadina e nella ricerca dell’alloggio, e il lancio di un programma di finanziamento per progetti di impresa innovativa e start up destinato alle migliori idee proposte alla città da giovani espatriati che desiderano rientrare. Una commissione di esperti, di cui farà parte anche Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera, valuterà le idee migliori da finanziare con un contributo cospicuo (a partire da 50.000 euro). Il fondo che mettiamo a disposizione – ha concluso l’assessore – al momento è di 400 mila euro. Stiamo cercando altri partner che vogliano contribuire al finanziamento dei progetti, come, per esempio, la Camera di Commercio”.

“Dalla ricerca emerge chiaramente che gli intervistati – ha spiegato Alessandro Rosina, presidente dell’Associazione Italents – sanno bene quello che vogliono e a quali condizioni può essere utile e di successo un rientro in Italia. Molti sono stati ‘scottati’ da un sistema che non ha saputo valorizzarli adeguatamente quando erano nel loro Paese di origine e hanno trovato all’estero il riconoscimento e le opportunità che cercavano. Quello che temono al rientro è l’eccesso di burocrazia e un sistema di servizi, soprattutto se hanno già una famiglia, che non li supporti adeguatamente. È per questo che l’80% vedrebbe favorevolmente l’istituzione da parte del Comune di Milano di uno Sportello unico cui rivolgersi per avere tutte le informazioni e l’assistenza necessaria. L’altro aspetto che emerge chiaramente dai dati è quello relativo al lavoro. Le possibilità di rientro sono fortemente legate al trovare un impiego dove le proprie competenze e l’esperienza all’estero possano adeguatamente essere messe a frutto. È per questo che una Borsa lavoro che faciliti l’incontro tra domanda e offerta è vista positivamente dall’84% di chi vive all'estero e da quasi il 90% di chi è da poco rientrato. Ma molti sono anche coloro che vedrebbero con favore misure di sostegno alle iniziative imprenditoriali, in modo da poter tornare in Italia portando con loro un’idea concreta da realizzare”, ha concluso Rosina. (Inform)

 


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