GIOVANI ITALIANI ALL’ESTERO
Realizzato da Comune e Associazione
Italents
Presentati
risultati del sondaggio online “Andare nel mondo per tornare e fare grande
Milano”. Assessore Cristina Tajani: “Prima dell’estate
bando di concorso di idee imprenditoriali per far rientrare i giovani talenti”
L’80%
degli intervistati ha cercato lavoro all’estero perché ritiene che negli altri
Paesi ci sia maggior meritocrazia e le capacità siano meglio valorizzate.
Ma anche chi vive all’estero, indipendentemente dalla scelta di tornare o
meno, mostra forte interesse a dare contributo a crescita del luogo di origine
MILANO – Comune
di Milano impegnato a far rientrare dall’estero i giovani talenti. Cristina
Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico,
università e ricerca ha annunciato che prima dell’estate sarà bandito un concorso
di idee imprenditoriali per progetti innovativi e start up di attività proposte
da giovani espatriati. Il bando sarà finanziato con un fondo di 400 mila euro.
Il concorso nasce
dai bisogni reali espressi dai cosiddetti ‘cervelli in fuga’, emersi da un
sondaggio online – “Andare nel mondo per tornare e fare grande Milano.
Giovani italiani all’estero: perché partono, come vedono il Paese da lontano,
cosa trovano e cosa gli manca, lì dove sono. E cosa vorrebbero per tornare
indietro” - realizzato nei mesi scorsi dal Comune di Milano e dall’Associazione
Italents .
Obiettivi dell’indagine,
i cui risultati sono stati presentati oggi: andare oltre i limiti geografici
del Censimento Istat 2011 per includere anche quella parte di paese che vive,
lavora, crea, innova all’estero; raccogliere informazioni sulle caratteristiche
dei giovani espatriati, sulle loro eventuali intenzioni di tornare, sulle
politiche che il Comune può mettere in atto per tornare attrattivo e fare
in modo che la “fuga” diventi circolazione di ‘talenti’; raccogliere informazioni
analoghe anche tra chi è tornato in Italia per capire dalla loro esperienza
quali politiche possano favorire un rientro di successo.
Al sondaggio (novembre
2011- febbraio 2012) hanno risposto più di 1.300 persone, di cui 1.165
residenti all’estero e 180 già rientrate in Italia. La divisione di genere
risulta abbastanza equilibrata: 55% maschi e 45% femmine. Gran parte sono
laureati (compresa laurea breve): 88% Esiste quindi anche una parte non trascurabile
(12%) di persone arrivate al massimo al diploma secondario.
Riguardo al lavoro
svolto: tra chi vive all’estero, circa il 40% ha un lavoro “fisso” (a tempo
determinato), il tempo determinato arriva al 20%, altri tipi di collaborazioni
al 5%. Quelli che lavorano in proprio sono il 7%. Gli studenti sono il 10%.
Tra chi è rientrato la situazione sembra più articolata: sono molti meno quelli
che hanno un impiego a tempo indeterminato, mentre sono il doppio (14%) i
lavoratori in proprio. Gli studenti sono il 17%.
Circa l’80% degli
intervistati ha cercato lavoro all’estero perché ritiene che negli altri Paesi
ci sia maggior meritocrazia e le capacità siano meglio valorizzate. Sui motivi
per lasciare l’Italia c’è forte accordo tra chi ancora vive all’estero e chi
è tornato.Contano la difficoltà a trovare un lavoro
stabile e anche le remunerazioni basse, ma i motivi più indicati riguardano
la possibilità di trovare vera valorizzazione delle proprie capacità e competenze:
avere quindi maggiori possibilità e strumenti per fare al meglio il proprio
lavoro e vivere in un contesto dove c’è maggior meritocrazia e trasparenza
nelle possibilità di carriera. Anche sulle difficoltà che incontra chi torna
c’è forte accordo. Prevale nettamente la poca possibilità per i giovani di
far carriera, i tempi lunghi e i meccanismi opachi. Vengono indicati anche
i freni culturali (bassa propensione all’innovazione e al rischio ), ancor
più delle basse remunerazioni. L’eccesso della burocrazia e le imposte elevate
sono invece indicate maggiormente da chi ha direttamente sperimentato sulla
propria pelle le effettive complicazioni che pesano su chi torna. Questo suggerisce
– spiegano i promotori del sondaggio - che queste specifiche difficoltà siano
in realtà maggiori rispetto a quanto immagina chi vive all’estero. Infine,
anche gli incentivi a fare impresa sono considerati molto importanti. Per
gli espatriati sono il secondo motivo assieme ai freni culturali e contano
anche più delle remunerazioni basse
Dall’indagine emerge
però anche che una larghissima disponibilità a mettere la propria esperienza
a servizio di proposte che consentano di migliorare l’attrattività del territorio di partenza. Anche chi vive all’estero,
indipendentemente dalla scelta di tornare o meno, dimostra un forte interesse
a dare il proprio contributo ad un processo di crescita e miglioramento del
luogo di origine. (per I dati dell'indagine
vedere alla pagina http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/giornale/giornale/tutte+le+notizie+new/politiche+per+il+lavoro%2C+sviluppo+economico%2C+universita+e+ricerca/fuga_cervelli_far_rientrare_giovani
).
“Con questa
indagine – ha spiegato l’assessore Tajani –
abbiamo ricevuto direttamente dai potenziali destinatari indicazioni interessanti
sul tipo di politiche locali adeguate a incentivare il rientro a Milano di
chi è andato via. Coerentemente con i risultati del sondaggio, gli interventi
che abbiamo progettato al fine di potenziare gli incentivi fiscali della legge
‘Controesodo’ vanno in due direzioni: la nascita dello sportello unico Welcome
Talent!, che aiuterà i potenziali rientranti a orientarsi nella burocrazia
cittadina e nella ricerca dell’alloggio, e il lancio di un programma di finanziamento
per progetti di impresa innovativa e start up destinato alle migliori idee
proposte alla città da giovani espatriati che desiderano rientrare. Una commissione
di esperti, di cui farà parte anche Beppe Severgnini, giornalista del Corriere
della Sera, valuterà le idee migliori da finanziare con un contributo cospicuo
(a partire da 50.000 euro). Il fondo che mettiamo a disposizione – ha concluso
l’assessore – al momento è di 400 mila euro. Stiamo cercando altri partner
che vogliano contribuire al finanziamento dei progetti, come, per esempio,
la Camera di Commercio”.
“Dalla ricerca
emerge