INFORM - N. 75 - 17 aprile 2012

 


INTERVENTI

Da “Pd/Cittadini nel Mondo” di aprile 2012, notiziario del Pd per gli italiani all’estero

Silvana Mangione: “La dura battaglia in USA sulla riforma sanitaria”

 

NEW YORK - Quando i repubblicani temono di perdere, tirano fuori l’asso nella manica del ricorso alla Corte Suprema degli USA, a maggioranza conservatrice fin dall’epoca di Reagan. Lo fecero alla prima elezione di George W. Bush, riuscendo a bloccare il riconteggio dei voti in Florida e, di fatto, portando via la vittoria ad Al Gore. Lo stanno facendo nel 2012 in una primaria presidenziale che entrerà nella storia come quella in cui quattro candidati repubblicani continuano pervicacemente a confrontarsi, ben oltre il limite in cui è apparso chiaramente che soltanto uno di loro può conquistare il numero di voti necessari per la nomination. Il 2012 è anche l’anno della massima semplificazione nello spiegare perché gli elettori dovrebbero scegliere un presidente repubblicano al posto di quello democratico in carica. L’unica ragione vera, emersa finora, è che Obama se ne deve andare e tutto quanto ha realizzato durante il suo mandato quadriennale deve essere abrogato, respinto o trasformato nel suo contrario. Prima fra tutte deve essere ripudiata la riforma sanitaria, che Obama ha messo al centro del suo programma di governo, ma è stato costretto ad annacquare ampiamente nella speranza – delusa – che anche i repubblicani l’avrebbero votata. Gran parte di questa legge non sarà applicabile fino al 2017, ma la battaglia per non farla entrare in vigore è in pieno sviluppo.

Intendiamoci, alcuni dettami sono necessari e positivi, ad esempio quello che proibisce alle assicurazioni private di negare servizi agli assicurati che contraggono malattie terminali o agli assicurandi con precedenti di traumi o malattie gravi. Il punto violentemente controverso è quello che ordina ai singoli cittadini al disopra del livello di povertà di assicurarsi privatamente oppure di pagare una penalità monetaria o fiscale. La riforma infatti è ben lontana dall’instaurare un sistema di assicurazione pubblica che copra – a certe condizioni e con certe contribuzioni – tutti i cittadini.

Gli USA sono l’impero del privato, il campo dell’assicurazione e dell’assistenza sanitaria rappresenta il 25% del PIL, le due Camere del Parlamento federale non avrebbero mai approvato un meccanismo basato esclusivamente sull’intervento pubblico. Libertà per gli americani significa anche godere della minore interferenza possibile da parte dello Stato nei fatti privati del singolo cittadino, in molti casi anche a scapito della rete di protezione delle fasce più deboli. Ventisei Stati degli USA si sono appellati ai tribunali. Il dibattito è arrivato alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che dovrà esprimersi sulla costituzionalità della normativa. L’eccezione di incostituzionalità era stata immediatamente sollevata dal movimento del “Tea Party” e corroborata dagli scritti del “libertarianRandy Barnett, che insegna nella facoltà di Giurisprudenza della Georgetown University di Washington.

Le argomentazioni, troppo cavillose e tecniche per poterne offrire un quadro succinto, furono irrise all’inizio, ma il solo fatto che la Corte Suprema abbia dedicato non una ma tre lunghe udienze all’ascolto degli opposti pareri costituisce un segnale incontestabile della potenziale validità dell’assunto in dibattimento . Gli analisti sono scatenati. La Corte suprema, formata da nove giudici, è ora ideologicamente divisa in quattro conservatori contro quattro progressisti, con il nono esponente in carica, Anthony Kennedy che, pur essendo stato nominato da Reagan, si esprime secondo coscienza su ogni singolo caso accolto in discussione e spesso dà il voto decisivo sulle questioni più controverse.

Se la Corte dovesse decidere per l’incostituzionalità di parte o di tutta la legge, le vittime politiche sarebbero non solo Barack Obama, ma anche – stranamente – Mitt Romney che, quando era Governatore, suggerì proprio la soluzione dell’assicurazione obbligatoria a carico del cittadino per far fronte al problema dei costi dell’assistenza sanitaria a chi non è protetto da polizze private o da Medicaid e Medicare, i sistemi pubblici instaurati rispettivamente a favore degli indigenti o dei pensionati anziani. In qualunque direzione si muova, il responso della Corte avrà un peso politico tale da poter condizionare i risultati delle presidenziali.

Non voglio commentare le affermazioni di chi, in passato, parlando della riforma della magistratura italiana, ha suggerito che i giudici dovrebbero essere eletti, come in USA, per garantirne la “apoliticità”. La sentenza verrà pubblicata a giugno e ne riparleremo. (Silvana Mangione*-Pd Cittadini nel Mondo /Inform)

* Vice segretario generale del CGIE per i Paesi anglofoni extraeuropei

 


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