CHIESA ITALIANA
Dossier del Messaggero di sant’Antonio in vista del secondo Convegno ecclesiale
di Aquileia
“Nord Est: un nuovo orizzonte da costruire”
PADOVA – “Nord Est: un nuovo orizzonte da costruire”. E’ questo il titolo del dossier che il Messaggero di sant’Antonio (mensile diffuso in quasi 160 Paesi del mondo) dedica al prossimo Convegno ecclesiale di Aquileia “Testimoni di Cristo, in ascolto”.
Il dossier si avvale dei differenti contributi di tre esperti: due sociologi, Daniele Marini (direttore scientifico della Fondazione Nord Est) e Alessandro Castegnaro (presidente dell’Osservatorio socio-religioso Triveneto), e don Renato Marangoni, segretario del Comitato preparatorio del convegno.
A vent’anni di distanza dal precedente incontro, le 15 diocesi si sono date nuovamente appuntamento nella città friulana (dal 13 al 15 aprile), culla del cattolicesimo triveneto, per “sondare lo stato di salute della fede in questa macroregione tradizionalmente tra le più cattoliche d’Italia”.
Ma a distanza di vent’anni, quale Nord Est si troveranno davanti i rappresentanti delle Chiese? Sarà questo il punto focale dei tre giorni di convegno, per guardare a “un nuovo orizzonte da costruire”.
Per il sociologo Marini occorre puntare ai valori diffusi nel territorio nordestino. E sono sostanzialmente quattro: lavoro, autonomia, intraprendenza e coesione. Sono i principali caratteri fondativi attorno ai quali i nordestini si riconoscono e s’identificano. Quelli, osserva il sociologo, grazie ai quali nel passato si è costruito il Nord Est: “Nonostante la crisi globale in cui siamo immersi, i cambiamenti economici e le trasformazioni culturali che viviamo quotidianamente, questi valori rimangono alla base dell’azione degli individui e degli attori collettivi”. Sarebbe sbagliato, però, avverte Marini, ritenere che tutto sia rimasto inalterato. I valori (come il lavoro, l’intraprendenza, la solidarietà) continuano a rappresentare un riferimento importante, ma le possibilità di praticarli non sono sempre le stesse rispetto a un tempo. Basti pensare a come si sono modificate le strutture e le composizioni familiari. Il Nord Est ha conquistato l’orizzonte che si era prefigurato: crescere economicamente, diffondere e mantenere il benessere, alimentare la coesione sociale. Ma lo scenario di sfondo sta radicalmente cambiando. Il compito e la sfida che attende il Nord Est e i suoi protagonisti è dunque quello, non facile, di prefigurare un nuovo sviluppo per l’area, un nuovo orizzonte materiale e simbolico da perseguire.
“La stessa Chiesa del Nord Est è cambiata – afferma Castegnaro nell’intervista di Sabina Fadel – ma soprattutto è cambiato l’ambiente in cui è inserita. Si tratta di una Chiesa invecchiata, con meno preti, ma con più laici consapevoli del proprio ruolo”. Una Chiesa più realista, che sa che le tendenze alla secolarizzazione non possono svanire come per magia, e che certi problemi vanno affrontati. Una Chiesa che ha compreso come il Nord Est è diventato un mondo plurale anche dal punto di vista religioso e che quindi deve attrezzarsi per porsi in relazione con altre confessioni religiose”. E aggiunge: “Le Chiese del Nord Est hanno più energie e più risorse rispetto alle altre Chiese: i nordestini, oggi, rivendicano in modo maggioritario rispetto al resto del Paese la propria autonomia di coscienza, ma sono anche più convinti che non si possa sviluppare la propria esperienza spirituale senza fare riferimento alla Chiesa. L’orientamento di fondo è al cattolicesimo: meno Chiesa ma non senza Chiesa”. Nel Nord Est, sottolinea ancora Castegnaro, i gruppi religiosi sono ancora molto presenti; c’è una forte partecipazione ai gruppi parrocchiali, associazioni, volontariato. “E questi – osserva Castegnaro – sono segni di speranza, potenzialità su cui si può lavorare”.
“Le Chiese sono cambiate – sottolinea infine don Marangoni –, forse troppo passivamente. Occorre reimparare l’ascolto come modo di essere, come forma di vita, come stile di vita, come impegno per il bene comune e addirittura, come ‘nuova evangelizzazione’”.(Inform)