INFORM - N. 70 - 10 aprile 2012


ITALIANI ALL’ESTERO

Giovanni Pollice, direttore del Dipartimento immigrazione del sindacato Igbce, sul successo del modello aziendale tedesco

Un’intervista pubblicata dal “Mattino” di Napoli in occasione della partecipazione del dirigente sindacale ad un convegno sul lavoro sommerso

 

STOCCARDA – Giovanni Pollice, direttore del Dipartimento immigrazione del sindacato tedesco Igbce, che rappresenta oltre 700.000 lavoratori dei settori chimico, minerario e dell’energia, spiega in un’intervista al Mattino di Napoli, le ragioni del successo economico del “modello tedesco”, in ripresa dalla crisi economica e con un numero inferiore di disoccupati rispetto ai principali partner europei.

“Abbiamo dovuto fare dei sacrifici per salvaguardare i posti di lavoro – spiega Pollice, evidenziando come in alcuni casi i lavoratori siano stati costretti “a sopportare stipendi che non coprivano interamente l’erosione del potere d’acquisto dell’inflazione”. “Ma anche lo Stato ha fatto la sua parte – aggiunge, - allungando la durata massima prevista per la cassa integrazione che è passata da 6 a 12-18 mesi. In questo modo ha risparmiato sui sussidi di disoccupazione , scesi dal 9 al 6%”. Pollice rileva come attraverso questi strumenti le imprese siano riuscite ad mantenere le maestranze qualificate e “alcune di loro, una volta superata la crisi – fa sapere, - hanno distribuito gli utili realizzati ai lavoratori”. Richiamato in questo caso l’esempio della Volkswagen, “che, dopo due anni di sacrifici, ha distribuito tra gli addetti oltre 400 euro”.

Il vento è cambiato in Germania ora, tanto che per il rinnovo dei contratti dei chimici, è stato richiesta un aumento del 6% del salario, segnala Pollice, mentre illustra le modalità di licenziamento possibili nel Paese. “Un lavoratore può essere licenziato o perché non rende o se ha commesso dei reati. Oppure, per motivi dovuti alla crisi economica. Spetta ai consigli aziendali, previsti per legge, in cui siedono i rappresentanti eletti da tutti i lavoratori, esprimere un parere obbligatorio sul provvedimento. In genere – prosegue il dirigente sindacale - un parere negativo ha il suo peso. Ma il datore di lavoro non è tenuto ad uniformarsi, può fare invece una proposta di indennizzo al lavoratore. E, dato che in Germania non c’è tfr, l’offerta può risultare conveniente. Ma se non si trova l’accordo l’addetto fa ricorso”. (Inform)


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