SINDACATI
La protesta di Cgil, Cisl e Uil per la decisione del
Consiglio Nazionale elvetico di ridurre i ristorni fiscali dei frontalieri italiani
dal 38 al 12%
“Le istituzioni italiane prendano una posizione decisa
per difendere i frontalieri ed i loro comuni di provenienza”
ROMA
– In una nota congiunta, siglata responsabili nazionali frontalieri di Cgil, Cisl
e Uil Claudio Pozzetti, Gianmarco Gilardoni e Pancrazio
Raimondo, i sindacati confederali criticano fortemente la deliberazione adottata
ieri dal Consiglio Nazionale ( la camera bassa del parlamento elvetico) di ridurre
i ristorni fiscali dei frontalieri italiani dal 38 al 12%, accogliendo la
proposta in tal senso avanzata dal Canton Ticino. “I frontalieri – spiega il comunicato
- lavorano e pagano le tasse in Svizzera, ma vivono in Italia ed usufruiscono
quindi di servizi, infrastrutture, assistenza sanitaria, formazione per sé e le
loro famiglie nel nostro Paese:
“Le
istituzioni italiane, a tutti i livelli, - suggeriscono Cgil, Cisl e Uil - da
quello del Governo e del Parlamento nazionalo, senza
perdite di tempo, riconvocando il tavolo di confronto italo-svizzero,
a quello degli Enti Locali, debbono prendere subito una posizione decisa ed univoca
per difendere i frontalieri ed i loro Comuni di provenienza, distinguendo nettamente
le questioni che li riguardano dalle giuste misure da porre in atto per combattere
l’evasione fiscale, l'esportazione di capitali all’estero ed il superamento del
segreto bancario”. (