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Da
www.scoprinewyork.it/, intervista
di Piero Armenti ad Angelo Musco
Undici e quarantuno, da qui nasce Parthenogenesis
NEW YORK - Parthenogenesis è un’opera di Angelo Musco che gira attorno a un numero, anzi due: l’undici e il quarantuno. E’ composta da 11 video girati in 11 mesi in 11 paesi diversi, con 11 donne gravide. Undici sono anche i mesi di gestazione prima che Angelo nascesse, raro esempio di gravidanza protratta. E’ un tributo alla maternità, ma anche a due città, e qui arriviamo al secondo numero, il 41. E’ questo il parallelo che unisce Napoli e New York.
Le 11 località scelte per portare a termine Parthenogenesis si trovano sullo stesso parallelo di N&N. Geometria spinta all’estremo, gioco di numeri, e un lungo viaggio in diverse località : 1. New York City, 2. Viseu, Portogallo, 3. Madrid, Spagna, 4. Istanbul, Turchia, 5. Napoli, Italia, 6. Baku, Azerbaijan, 7. Pechino, China, 8. Aomori, Giappone, 9.Eureka, California, 10. Salt Lake City, Utah, 11. Lincoln, Nebraska.
Angelo Musco è nato nel 1973 a Napoli, ha studiato l’accademia delle Belle Arti e vive a New York dal 1997.
Hai visitato tante città per portare a termine
Parthenogenesis, cosa ti hanno lasciato? Chi ti ha sorpreso?
Troppe le emozioni da descrivere in poche righe, una volta che ti lasci andare e ti fai assorbire dai luoghi che ti circondano, solo in quel momento puoi finalmente provare a leggere le storie e le stratificazioni di questi posti incredibili. Sorprese? Innumerevoli, dai campi di petrolio in Baku dove intere popolazioni vivono in condizioni surreali, alle cattedrali naturali delle sequoie nei parchi nazionali dei Redwoods in California, o dall’incredibile austerità dei cimiteri giapponesi, alle estensioni dei deserti di sale accecanti in Salth Lake, Utah. Tante le emozioni, incluse le paure, come il rischio di essere arrestato in Turchia dopo aver filmato senza permessi in alcune moschee, per fortuna sono cresciuto nella Napoli degli anni ‘70, quindi ho imparato a correre e mi è veramente servito.
New York rappresenta ancora il centro gravitazionale
dell’arte?
Non ti saprei rispondere su questo, ti posso assicurare che certamente è il mio centro gravitazionale, il che mi basta.
Non ti sembrano eccessive le valutazioni e
la risonanza che hanno gli artisti anglo-americani?
No.
Perché hai scelto New York, e non, per rimanere
in Europa, Berlino?
La scelta è avvenuta in maniera organica e non razionale, era l’unica città dopo Napoli al quale avrei potuto cantare e dedicare ” ‘O Surdato Nnammurato” e ancora oggi dopo 14 anni mi emoziona, se ti leggi il testo della canzone capirai.
Quale artista della tua generazione ritieni
sia sottovalutato, o da scoprire?
Ce ne sono tantissimi, ma i fattori che fanno si che un artista sia ufficialmente valorizzato e sostenuto sul mercato, non sono solo basati sulla qualità, ma anche sulla stabilità, la sua capacità di produzione e “sostenibilità”. Ho ammirato e ancora oggi ammiro vari artisti che però non sono in grado di sostenere le pressioni e gli innumerevoli disagi a cui sui va in contro quando si intraprende questa carriera. Purtroppo questo spaventa le istituzioni che oggi sostengono gli artisti, istituzioni che strutturano e ricercano l’ investimento non solo sulla qualità ma anche sulla produttività e sulla lungimiranza, e quando questi elementi vengono a mancare, l’investimento crolla.
Un libro, un film, un artista che colleghi
a New York?
Libro: I am not myself these days, a Memoir, by Josh Kilmer- Purcell; Artista: Grace Jones.
L’8 marzo, dalle 18 alle 20, presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York,verrà proiettata Parthenogenesis, a cura di Ombretta Agrò. (http://www.scoprinewyork.it/ - Piero Armenti /Inform)