STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti
L’Italia vista dall’Argentina
BUENOS AIRES - Segnaliamo agli amici lettori tre articoli che pubblichiamo nel’edizione odierna. Il primo è scritto da una giovane italiana che si è appena laureata all’Università La Sapienza di Roma. L’Italia vista dall’Argentina, titolo di questo fondo, è proprio il titolo della tesi di laurea che la dott.ssa Marcella Coli ha presentato alla discussione. La neo-laureata ha gentilmente accettato il nostro invito a scrivere un breve articolo sull’argomento per i nostri lettori. Alla qualità professionale del lavoro, va aggiunto ilo fatto che è scritto da una giovane italiana residente in Italia, con una visione quindi esterna all’Argentina e alla nostra comunità.
Il secondo articolo è scritto dall’on. Rocco Curcio, già deputato al Parlamento italiano, già presidente della Consulta dei Lucani all’estero, profondo conoscitore della nostra realtà associativa, anche perché da tre anni - ritiratosi dalla politica – risiede stabilmente a Buenos Aires.
Il terzo articolo è un omaggio a un parlamentare e politico argentino che, contrariamente a tanti politici di questo paese, non aveva una goccia di sangue italiano nelle sue vene, essendo discendente solo di libanesi. Si tratta dell’ex senatore Alfredo Avelin, autore della legge che ha istituito il 3 giugno di ogni anno “Dia del Inmigrante Italiano”, una data con la quale l’Argentina rende omaggio al contributo della presenza italiana in Argentina. L’articolo fu pubblicato dalla rivista ItaliArgentina, diretta da Dante Ruscica, e oggi lo riproponiamo come omaggio alla memoria del senatore Avelin, morto la settimana scorsa a San Juan.
Invitiamo i nostri lettori, particolarmente coloro che sono o si sentono dirigenti della nostra comunità, o aspirano ad esserlo, a leggere con attenzione i tre testi.
Nel testo della dott.ssa Coli, traspare la delusione che provano spesso gli italiani che arrivano in questo Paese. Si vede che è, come propose qualche anno fa una mostra curata dall’Ambasciata d’Italia “La otra patria de los italianos”. Ma a poco che cominciano a camminare, a conoscere, non possono fare a meno di notare che questo paese tanto italiano, non è più consapevole di esserlo, al punto di rischiare di perdere una parte determinante della sua identità. “...Sono spesso gli argentini, e, cosa più sorprendente, gli italo - argentini a non avere interesse nel mantenere i rapporti con l’Italia, e a non riconoscere il contributo della cultura italiana nel loro paese”, scrive la dott.ssa Coli.
“Io penso che la comunità italiana tanto numerosa ma anche tanto divisa e a volte rissosa, volta alla cura del proprio particolare e delle proprie piccole patrie non sia riuscita a costruire una immagine di sé all'altezza del prestigio civile e culturale che intrinsecamente possiede”, scrive l’on. Curcio.
“La presenza degli italiani in Argentina, è stata uno dei fattori determinanti la grandezza del paese, ma la sua significanza non è stata sempre sottolineata nel modo dovuto, anzi, la sua influenza culturale è stata relativamente mediata”, scriveva il sen. Alfredo Avelin nelle motivazioni che accompagnavano la sua proposta di legge, approvata all’unanimità dal parlamento argentino nel 1995.
Il problema dell’immagine dell’Italia quindi, al di là della mancanza di una politica - o almeno di una politica efficace - da parte delle istituzioni italiane, che comunque sia la dott.ssa Coli che l’on. Curcio ritengono insufficiente o inadeguata, sembra derivare anche dal fatto che la nostra comunità, noi italiani dell’Argentina, non siamo capaci di influire nella società argentina e quindi, neanche nei media, nella cultura o nella politica locale.
Dovremmo dilungarci troppo per spiegare perché siamo arrivati a questo punto, ma evidentemente si tratta di una realtà sulla quale bisogna operare se vogliamo che, effettivamente, l’immagine dell’Italia cambi in Argentina.
Ci sono due aspetti
sui quali occuparsi. Il primo riguarda proprio la nostra storia, la conoscenza
e la diffusione di quello che hanno fatto gli italiani in Argentina. Come abbiamo
scritto tante volte, in genere all’emigrazione italiana viene riconosciuto lo
sforzo, la laboriosità, la volontà di fare, ma poco più. Non è noto, nemmeno
alla stragrande maggioranza della nostra comunità, che oltre ad un’immigrazione
di sacrificio, sforzo e lavoro, quella italiana è stata anche un’immigrazione
di creatività, di imprenditoria e di cultura, donata all’Argentina.
E su questo aspetto sono necessari studi, ricerche e approfondimenti, oltre
che diffusione nella società argentina.
L’altro aspetto riguarda la complementarietà della politica dell’immagine che per forza di cose devono fare le istituzioni italiane ed il coinvolgimento della nostra comunità. Lo sostengono sia la dott.ssa Marcella Coli che l’on. Rocco Curcio.
Tante cose si possono fare, tanta strada c’è da percorrere per cambiare la percezione generale, che crediamo sia sbagliata, che la società argentina ha dell’Italia.
Si possono fare,
ma ci vuole la volontà e l’impegno delle istituzioni italiane e della nostra
comunità. (Marco Basti -Tribuna Italiana
/Inform)