INFORM - N. 243 - 30 dicembre 2011


CRISI ECONOMICA

La riflessione del presidente del “Movimento per la Sardegna - Sardi nel mondo”

Pietro Casula: “L’Italia cambierà se lo vogliamo, se ritroveremo la fiducia nelle nostre risorse”

 

NEUSS, Germania – “Le notizie ci sfrecciano davanti con crescente velocità. Quali eventi, fatti, fenomeni saranno, in retrospettiva, valutati significativamente importanti, storici? Quali decisioni hanno un valore epocale? Certi quesiti, spesso, trovano risposta dopo decenni. Ne sono buon esempio la fine dell’era Berlusconi e le drammatiche decisioni per il salvataggio dell’euro delle scorse settimane. Grandi dibattiti internazionali, risoluzioni, conferenze stampa non-stop dei potenti, l’Europa - per ora- salva. L’Italia sulla buona via?” Inizia così la riflessione di fine anno del presidente del Movimento per la Sardegna - Sardi nel mondo Pietro Casula.

“Quello che viviamo attualmente- prosegue Casula - sarà certamente un punto fermo nella memoria nazionale, nella nostra storia. Ma non è anche importante sapere quello che il popolo pensa, che teme di più in questa crisi, quello che spera? Le attuali esperienze saranno un grande tesoro per la prossima generazione. Stavolta le ansie, i timori appaiono più gravi e giustificati del solito. Lo spettro della recessione, evocato da Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale (IWF) potrebbe trasformarsi in una grande depressione. E questo accadrà se accettiamo che questo disagio morale, che questa delusione diventi rassegnazione. L’Italia cambierà se lo vogliamo, se ritroveremo la fiducia nelle nostre risorse”.

“Siamo reduci – continua Casula dopo aver ricordando il fallimento della seconda Repubblica - da anni di inerzia e decisioni mancate,di annunci e di illusioni. Berlusconi è stato un buon prestigiatore, ma non l’unico. Adesso quello spettacolo è finito, non ce lo potevamo più permettere. Mario Monti in poco più di un mese ha fatto più che i predecessori in un ventennio. Dovrebbe, penso, osare di più sui costi della politica, delle liberalizzazioni e della crescita. Ma anche un Mario Monti con tutta la sua capacità e voglia di fare non avrà successo se noi non lo vogliamo. L’Italia non cambierà se non vogliamo veramente che cambi. E se saremo in grado di fare questo passo, questo sostanziale cambiamento la ricompensa sarà rapida e notevole. Questa non vuole essere solo una frase detta cosi, a titolo di consolazione. De facto abbiamo le risorse per tirarci fuori da questa impasse e superare le difficoltà di un mondo globalizzato, difficile. La nostra capacità di ideazione, di progettualità è indiscussa cosi come il successo di centinaia di migliaia di connazionali sparsi per il mondo che dimostrano quotidianamente la nostra facilità di intuizione e di adattamento. Tutto questo – precisa Casula - è possibile se il Paese cambia decisamente il suo modo di vedere e di pensare, dell’agire, la sua filosofia di vita insomma. Penso che sia chiaro a tutti che l’esistenza che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni non possiamo più permettercela ,  se non cambiamo. Se vogliamo l’istruzione, decenti pensioni e la qualità di vita cui siamo abituati, dobbiamo lavorare meglio e più a lungo. Questo ce lo richiede non solo l’Europa ma anche il nostro problema demografico. Bisogna cambiare rotta”.

Dopo aver illustrato i dati statistici sulla forte propensione di una parte degli italiani ad evadere il fisco Casula auspica un cambiamento che porti ad “un Paese dove, finalmente, tutti pagano le tasse, dove si rispettano le leggi invece di interpretarle sempre e solo, dove i pagamenti veloci e una giustizia rapida sia realtà, dove si chiudano gli squarci, causati per es. da inutili  province, certe aziende municipalizzate e alcune ASL, che rischiano di affondare il Paese”. Un paese dove i magistrati esercitino la loro funzione giurisdizionale, evitando gli show televisivi e i comizi in piazza, e i politici cerchino di dare il buon esempio. “Un Paese così – conclude Casula - non è utopia, è possibilissimo ed è alla nostra portata. Più fiducia nelle nostre risorse, incoraggiarci a vicenda e più rispetto reciproco e smetterla col compatirci e deprimerci a vicenda. Questa è la via. Siamo al bivio decisivo: dove vogliamo andare?”. (Inform)

 


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