ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Il Popolo. Pordenonesi nel Mondo” dell’Efasce
Dai fornaciai di Buia ai gelatai della Valcellina, ai maniaghesi
PORDENONE - All’inizio dell’estate del 1968 un’agenzia turistica regionale lanciò un concorso, mettendo in palio una vacanza gratis per un mese a Lignano, per chi avesse proposto il miglior slogan da mettere nei propri depliant pubblicitari. Vinse una ragazza francese con la frase "Un mese di vacanza in Italia…. undici mesi di nostalgia". Una locuzione che rifletteva perfettamente anche lo stato d’animo dei nostri emigranti che in primavera partivano per la "stagione" all’estero. Il giorno stesso dell’arrivo in terra straniera incominciavano a contare prima i mesi, poi le settimane e infine i giorni che mancavano al rientro a casa per le feste natalizie. La ricorrenza del Santo Natale è da sempre considerata la festa della famiglia, il momento più bello dell’anno, ma era anche il più triste per quegli emigranti che dovevano trascorrerlo lontani da casa e dai propri affetti familiari. Ma per i più fortunati che a giorni sarebbero rientrati al paese natio, erano momenti febbrili di preparativi e di attesa.
La partenza
Con due grosse
valigie, a volte rinforzate con lo spago, una per i vestiti e gli oggetti
personali, l’altra contenente gli attrezzi di lavoro (perché non si sapeva
mai se in primavera si sarebbe ritornati nello stesso posto) salivano sui
treni che dalle varie regioni della Germania, dal Belgio, dall’Olanda e dalle
regioni orientali della Francia erano diretti alla stazione di Monaco di Baviera,
nodo ferroviario strategico e collo di bottiglia nei collegamenti ferroviari
fra il nord e sud d’Europa dove in quei giorni anche la proverbiale organizzazione
teutonica veniva messa a dura prova. Altri tempi Il giorno prima della partenza
il telegiornale tedesco aveva avvisato che per la vigilia di Natale era previsto
un aumento del traffico ferroviario in transito nella stazione bavarese di
oltre 400 mila passeggeri. Man mano che questa marea umana arrivava in stazione,
veniva smistata in modo brusco e sbrigativo. Oscurati i grandi tabelloni che
normalmente indicavano gli orari degli arrivi e delle partenze, i passeggeri
venivano indirizzati ai rispettivi treni dal personale delle ferrovie federali,
affiancati da poliziotti in tenuta militare con tanto di pistola mitragliatrice
e cani da guardia al guinzaglio, che trasmettevano agli sbigottiti passeggeri
le informazioni sui convogli che loro stessi ricevevano attraverso il radiotelefono:
"Passeggeri con destinazione Italia avanti sulla destra, quelli verso
In treno
«Torno a casa,
siamo in tanti sul treno, occhi stanchi ma nel cuore il sereno » era il verso
iniziale di una canzone dell’Equipe 84 che andava di moda negli anni ’60.
Ed era proprio così! Il treno, sia negli scompartimenti che nei corridoi,
era strapieno di emigranti, in maggioranza j
Mentre il convoglio,
nella notte, lentamente oltrepassava, una ad una, le stazioni austriache illuminate
a giorno dagli addobbi natalizi, i passeggeri, stanchi e mezzi addormentati,
non erano molto loquaci. Negli scompartimenti e nei corridoi non si sentiva
molto parlare ma i pensieri che attraversavano la mente di ognuno di loro,
anche se inespressi in lingue diverse, erano per tutti gli stessi: «Ormai
il peggio è passato… ancora poche ore e poi saremo
finalmente a casa». (M.B.-Il Popolo.Pordenonesi nel Mondo/