INFORM - N. 239 - 23 dicembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

La riflessione del deputato del Pd Gianni Farina

“Emigrazione italiana: la storia siamo noi”

 

ROMA - Care amiche e cari amici, care e cari democratici, con questa mia riflessione sulla storia dell’emigrazione italiana, il più sentito augurio di “ Buon Natale e Buon Anno”. Inizia così la riflessione di fine anno del deputato del Pd Gianni Farina, eletto nella ripartizione Europa, sul tema “Emigrazione italiana: la storia siamo noi”.

“Brava, la Rai, - prosegue Farina - in queste settimane di fine anno, a trasmettere storie dell’emigrazione italiana del dopoguerra. Volti di giovani già vecchi. Induriti da solchi di rughe profonde, rinsecchite e bruciate dal sole. Visi da storie di vita. L’esodo di massa racchiuso in un fazzoletto di terra alla stazione ferroviaria di confine di Chiasso. Le centinaia che attendono, disciplinate, in fila il turno per la visita medica. Già : occorre essere in buona salute per acceder alla terra della Confederazione Elvetica. O più su, nelle terre della Lorena, dei franchi, dei germani e dei valloni… la storia dei nostri emigrati. La baracca, la lingua sconosciuta: fredda, metallica l’incomprensione, l’isolamento, la freddezza, il vuoto e l’astio che si crea attorno. Il coabitare, il vivere, il cercare di capire la terra che ti ha ospitato. E in più, spesso, il sangue versato”. Farina ricorda poi “la tragedia di Mattmark, i tanti morti nei budelli scavati per collegare popoli e nazioni con la tenace e rabbiosa violenza di chi ha sempre versato lacrime e sudore. I muri di cemento ad arrestare i corsi d’acqua alpini. Le vittime dell’intolleranza nel pieno della campagna xenofoba di Schwarzenbach in Svizzera, di cui, un giovane valtellinese massacrato in un bar di Zurigo, ne divenne simbolo e futura testimonianza. E poi, Marcinelle, il luogo simbolo di ogni tragedia, assunto nel ricordo del sacrificio italiano nel mondo. Riaprire gli occhi sul nostro passato per non ripetere le stesse malefatte di cui siamo stati vittime: le preclusioni, i discrimini, l’astio, forieri di nuove e antiche violenze”.

Il deputato del Pd ricorda poi gli atti di violenza contro i nomadi, perpetrati a Torino dopo una denuncia di stupro poi ritrattata, e l’uccisione a Firenze, nata dall’intolleranza xenofoba di un’estremista, di due giovani senegalesi  “colmi di speranza per aver trovato la terra di un nuovo mondo ove realizzare i loro sogni dopo essere fuggiti alla miseria delle infuocate terre africane delle origini. Torino e Firenze già capitale della giovane Italia  del secolo 19, hanno reagito con spirito partecipativo e solidale dei loro cittadini. L’Italia democratica si è unita a loro”. Per Farina la condanna del razzismo non deve però limitarsi ai casi in cui “esplode con la sua furia omicida. Tocca a noi, a ognuno di noi, - conclude Farina - ricostruire la memoria della nostra patria, indicare il sogno virtuoso di una società connivente e solidale”. (Inform)

 


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