ITALIANI ALL’ESTERO
La riflessione del deputato del Pd Gianni Farina
“Emigrazione italiana: la storia siamo noi”
ROMA - Care
amiche e cari amici, care e cari democratici, con questa mia riflessione sulla
storia dell’emigrazione italiana, il più sentito augurio di “ Buon Natale
e Buon Anno”. Inizia così la riflessione di fine anno del deputato del Pd
Gianni Farina, eletto nella ripartizione Europa, sul tema “Emigrazione italiana:
la storia siamo noi”.
“Brava, la Rai, - prosegue Farina - in queste
settimane di fine anno, a trasmettere storie dell’emigrazione italiana del
dopoguerra. Volti di giovani già vecchi. Induriti da solchi di rughe profonde,
rinsecchite e bruciate dal sole. Visi da storie di vita. L’esodo di massa
racchiuso in un fazzoletto di terra alla stazione ferroviaria di confine di
Chiasso. Le centinaia che attendono, disciplinate, in fila il turno per la
visita medica. Già : occorre essere in buona salute per acceder alla terra
della Confederazione Elvetica. O più su, nelle terre della Lorena, dei franchi,
dei germani e dei valloni… la storia dei nostri emigrati. La baracca, la lingua
sconosciuta: fredda, metallica l’incomprensione, l’isolamento, la freddezza,
il vuoto e l’astio che si crea attorno. Il coabitare, il vivere, il cercare
di capire la terra che ti ha ospitato. E in più, spesso, il sangue versato”.
Farina ricorda poi “la tragedia di Mattmark, i tanti morti nei budelli scavati
per collegare popoli e nazioni con la tenace e rabbiosa violenza di chi ha
sempre versato lacrime e sudore. I muri di cemento ad arrestare i corsi d’acqua
alpini. Le vittime dell’intolleranza nel pieno della campagna xenofoba di
Schwarzenbach in Svizzera, di cui, un giovane valtellinese massacrato in un
bar di Zurigo, ne divenne simbolo e futura testimonianza. E poi, Marcinelle,
il luogo simbolo di ogni tragedia, assunto nel ricordo del sacrificio italiano
nel mondo. Riaprire gli occhi sul nostro passato per non ripetere le stesse
malefatte di cui siamo stati vittime: le preclusioni, i discrimini, l’astio,
forieri di nuove e antiche violenze”.
Il deputato
del Pd ricorda poi gli atti di violenza contro i nomadi, perpetrati a Torino
dopo una denuncia di stupro poi ritrattata, e l’uccisione a Firenze, nata
dall’intolleranza xenofoba di un’estremista, di due giovani senegalesi “colmi
di speranza per aver trovato la terra di un nuovo mondo ove realizzare i loro
sogni dopo essere fuggiti alla miseria delle infuocate terre africane delle
origini. Torino e Firenze già capitale della giovane Italia del secolo
19, hanno reagito con spirito partecipativo e solidale dei loro cittadini.
L’Italia democratica si è unita a loro”. Per Farina la condanna del razzismo
non deve però limitarsi ai casi in cui “esplode con la sua furia omicida.
Tocca a noi, a ognuno di noi, - conclude Farina - ricostruire la memoria della
nostra patria, indicare il sogno virtuoso di una società connivente e solidale”.
(Inform)
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