CRISI ECONOMICA
L’editoriale di Michele Schiavone (Pd- Cgie) su “Realtà
Nuova”
“L’Italia ce la farà a superare anche questa prova, ma
da questa nuova esperienza sforziamoci di uscire più forti e con rinnovato
spirito patriottico, etico e morale”
ZURIGO – “Non c’é nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali” scriveva Don Milani nel libro “Lettera ad una professoressa”. Nella discussione politica dell’anno che volge al termine il pensiero del pedagogo di Barbiana ci viene in aiuto per dipanare la matassa dalle difficoltà della perdurante e difficile contingenza economica e politica e, quindi, per non perdere di vista i valori di uguaglianza, di giustizia e solidarietà necessari a definire il bene comune su cui dovrebbe ergersi una società complessa quale quella in cui ci è dato di vivere.
Da qui ne discendono le ragioni dell’impegno del Partito democratico nella comunità italiana in Svizzera ed il suo legame con le istituzioni politiche e civili italiane. L’essenza di un pensiero forte ed articolato, che mira all’affermazione dell’interesse diffuso di progresso e crescita civile, trova il senso nell’iniziativa politica assunta dal partito nazionale a sostegno del nuovo governo guidato da Mario Monti. Prima l’Italia, va ripetendo da tempo il segretario nazionale Pier Luigi Bersani. Come è già successo in passato, assieme a tanti uomini e donne che hanno avvertito la gravità dell’ora, è necessario rimboccarsi le maniche per rimettere sui binari un paese deragliato sull’orlo del precipizio. Senza un soprassalto di dignità ed un’iniziativa capace di mettere a soqquadro l’esistente, l’Italia era votata al declino morale e al fallimento economico. Prima l’Italia è la condizione con cui una forza politica, come il partito democratico, intende affrontare e risolvere le questioni del lavoro, delle pari opportunità, dell’uguaglianza sociale, della giustizia e della formazione, di come vuole investire la conoscenza e il sapere dei suoi cittadini.
Da ciò il sostegno politico convinto al governo di salvezza per l’Italia. Ne consegue una precisa assunzione di responsabilità per chiudere definitivamente una fase e aprirne una nuova a favore di iniziative che creino strumenti di equità, di crescita economica e di sviluppo tendenti a recuperare la credibilità perduta negli anni del berlusconismo. Far ripartire il paese e riportare l’Italia intera nel novero dei paesi occidentali più avanzati, protagonista in Europa e nel mondo, è questa la sfida dell’oggi. Perciò, pur nella difficile contingenza che ha investito le economie di diverse comunità statuali, occorre avere il coraggio di non aver paura e di credere ad una ripresa con la stessa energia e determinazione con cui lo sta facendo da tempo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ora che la manovra finanziaria è acquisita alle forze politiche spetta il compito di compiere uno scatto di reni e di recuperare il proprio ruolo di indirizzo e di prospettiva politica, sociale ed economica per il futuro dell’Italia. L’alternativa a tutto ciò è percepibile, aumenta smisuratamente ed è rappresentata dall’antipolitica, il cui disprezzo delle istituzioni ha raggiunto uno stadio d’allarme diffuso.
Anche se con grave ritardo l’Italia si è risvegliata dalla sbornia di due decenni vissuti al di sopra delle proprie possibilità e all’improvviso si ritrova povera, conscia di aver dilapidato ricchezza materiale ed immateriale e di aver bruciato il futuro di due generazioni di giovani. Questo ventennio a cavallo del ventesimo secolo ci consegna un paese proiettato verso il superamento dei rapporti sociali, che trova una propria dimensione nell’individualismo. Nel ventennio berlusconiano sono venuti meno i legami che tengono assieme il lavoro e il capitale in funzione della democrazia economica. Le forme di sviluppo e di progresso sembrano aver smarrito i fondamenti secolari su cui è stata costruita la convivenza tra i cittadini ed i popoli. La società italiana stenta a sorreggersi sugli attuali fragili e discussi strumenti normativi, che tanto hanno influito sull’avanzare della crisi fino a determinarne l’emergenza economica, che sta diventando emergenza sociale. Per tanti anni si è legiferato per favorire i pochi, chiedendo invece i sacrifici ai tanti.
L’ incertezza, la lentezza della classe politica ad aprire una nuova fase di riforme, di crescita e di sviluppo acuisce la sfiducia ed il distacco dei cittadini. Si continua ad andare avanti a tentoni lasciandosi suggestionare dall’ottimismo della volontà ed dal pessimismo della ragione. E allora, proprio in questo terrificante smarrimento di idee e di proposte, dobbiamo ritrovare noi stessi, il nostro impegno civico e non tirarci indietro per far uscire il paese dal cono d’ombra in cui si è avventurato. A sostegno di questa iniziativa ci viene in aiuto, con straordinaria attualità, una lezione di Antonio Gramsci sull’arte contemporanea, che mi permetto di riportare in questo editoriale:
“E allora apriamo gli occhi. Per esercitare il suo dominio, la borghesia, non ha sempre bisogno della coercizione, della violenza legale, del terrorismo di stato, come in Italia oggi.
Per imprigionare milioni di teste usa armi più sottili. Da secoli ci ha persuaso e continua a persuaderci ogni giorno, che i suoi valori sono valori assoluti: famiglia, educazione, rapporti di lavoro, metodi di lotta politica.
L'ideologia borghese ha una risposta pronta per tutto, ed è una risposta capace di convincere, di assicurare il consenso, ma si, spontaneo, proprio di quelli che sono sfruttati, che sono anche ingannati nei sentimenti, nelle idee, fino al punto di sostenere il dominio dei loro stessi nemici.
L’egemonia della classe borghese, noi la respiriamo quotidianamente, come l’aria, è diventata senso comune nella coscienza di milioni di individui, ecco perché prima ancora di conquistare il potere, prima, e non dopo, una classe rivoluzionaria deve diventare classe dirigente. Deve esercitare la sua egemonia per sottrarre alla classe borghese tutto un blocco di forze sociali. Come? Strappando via via di dosso alle masse, anche le più arretrate, vecchie idee, pregiudizi, timori secolari, la fiducia e l’ossequio verso i gruppi dominanti. Lo stato parlamentare al di sopra delle classi! Il principio sacro della proprietà privata! Questo è il cemento usato dal borghese per imprigionare milioni di teste. Questo processo di egemonia oggi lo fanno tutti quelli che sono alla direzione nelle fabbriche, nelle banche, nella stampa, e ora anche alla radio; gli scienziati, i preti. Per imporre alle masse idee e principi che fanno comodo alle classi dirigenti".
Contestualizzando
il testo di Gramsci al nostro periodo storico non è difficile ribadire che
le difficoltà dell’oggi ripropongono problemi antichi, che i limiti del secolo
scorso per affrontare e risolvere questioni sociali ed economiche si ripropongo
oggi in forme e modi diversi. Da qui la necessità di lavorare sul terreno
della politica alzando lo sguardo al futuro per affermare una democrazia compiuta
dentro gli stati nazionali ed in Europa. La manovra finanziaria proposta del
governo di Mario Monti accenna ad aggredire i privilegi di alcune categorie
sociali, tuttavia, è ingiusto scaricare il peso del risanamento sulle fasce
più deboli della società e, quindi, ricordando la lezione di Don Milani incalziamo
il governo ad esigere anche dai più facoltosi ed in modo equo il loro contributo
al rilancio dell’Italia. L’Italia ce la farà a superare anche questa prova,
ma da questa nuova esperienza sforziamoci di uscire più forti e con rinnovato
spirito patriottico, etico e morale. Con questo auspicio rivolgo gli auguri
di un buon natale ed un felice anno nuovo ai dirigenti ed agli iscritti
del Pd in Svizzera e a tutti i nostri lettori.(Michele
Schiavone*-
*
Componente del Comitato di Presidenza del Cgie e segretario del Pd Svizzera