INFORM - N. 237 - 21 dicembre 2011


FRONTALIERI

Da Cgil, Cisl e Uil Frontalieri una lettera ai rappresentanti delle istituzioni sulle problematiche dei frontalieri in Svizzera

Richiesto un tavolo interregionale di concertazione per coinvolgere i territori italiani e rappresentanti nazionali incaricati della materia

 

COMO – Cgil, Cisl e Uil Frontalieri chiedono ai rappresentanti delle istituzioni, dai comuni al Parlamento, l’apertura di un tavolo interregionale di concertazione per affrontare i problemi di lavoratori e lavoratrici frontalieri in Svizzera.

Un tavolo politico di confronto che “sia riconosciuto dalle istituzioni regionali e nazionali dei due Paesi – scrivono in una lettera le organizzazioni sindacali dei frontalieri attive nel comasco, – e che rappresenti la sede ove realizzare un confronto serio su tutte le questioni interregionali in discussione, invitando tutte le autorità presenti sul territorio (Comune, Provincia, Regione e future città metropolitane)”.

Nella missiva si ricorda come “lo stato dei rapporti tra la Confederazione svizzera e l’Italia sia andato negli ultimi mesi via via peggiorando a seguito di alcune vicende che comprendono anche il fenomeno del lavoro frontaliero e più in generale del mercato del lavoro interregionale tra Italia e Svizzera”. Una situazione aggravata dalla “vicenda dello scudo fiscale italiano” e dagli “attacchi ticinesi ai lavoratori italiani”, esacerbati dalla crisi economica, e che contrasta con “territori all’interno dei quali – rileva la lettera - la collaborazione interregionale è sempre stata un valore assoluto al di là delle differenze nazionali e di bandiera”.

Le sigle sindacali lamentano in particolare il mancato coinvolgimento dei territori italiani di confine alle decisioni riguardanti i cittadini ivi residenti – da ultima il blocco parziale da parte del Consiglio di Stato ticinese del ristorno delle imposte alla fonte dei lavoratori frontalieri italiani – e l’assenza di un interlocutore politico italiano avente su queste questioni “un giusto peso politico”. “E’ risultata evidente in questa circostanza la difficoltà per il Governo Ticinese di avere un interlocutore serio da parte italiana – si legge nella lettera - che potesse essere contattabile senza difficoltà, conoscere in modo esaustivo le caratteristiche del mercato del lavoro interregionale ed essere disponibile ad avviare tavoli seri di confronto”.

Difficoltà che le organizzazioni sindacali intendono superare con la proposta formulata di un “tavolo politico di confronto”, che oltre ad “amministratori provinciali comaschi e cantonali, organizzazioni sindacali dei due territori confinanti e rappresentanze delle associazioni datoriali”, includa la presenza di “alcuni rappresentanti dei governi nazionali debitamente incaricati del compito”, “per dare maggior peso alle discussione e per evitare che le decisioni prese non si trasformino in un inutile diario delle speranze”.

“Si ritiene più opportuno - scrivono Cgil, Cis e Uil - che l’interlocutore di riferimento del tavolo progettuale sia la Regio Insubrica, organo interregionale che già vede al suo interno enti ed istituzioni del territorio di riferimento. La Regio Insubrica è da tempo un soggetto di collaudata competenza che deve avere nel prossimo futuro un giusto rilancio nella logica dei rapporti interregionali”.

“Occorrerà quindi in seguito avviare anche corrette sinergie tra le istituzioni e le organizzazioni sindacali comasche e varesine – prosegue la missiva, - nell’ottica della possibile realizzazione di un tavolo comune in quanto questi territori vivono nello stesso modo le questioni e le tensioni del tema del mercato del lavoro interregionale con il Canton Ticino”. (Inform)


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