DIRITTI UMANI
Il presidente della Regione Toscana Rossi: “Cittadinanza
italiana per i senegalesi feriti”
FIRENZE - Cittadinanza
italiana per Moustapha Dieng, 34 anni, So
“In tutta Europa – ha affermato il presidente Rossi – sta emergendo il terrorismo razzista, un clima preoccupante alimentato dalla paura del diverso, in cui si scaricano le frustrazioni di una fortezza in declino. Non abbiamo più molto tempo. C’è stata troppa tolleranza, tutta una politica ha costruito la sua fortuna sul razzismo. Dobbiamo essere chiari ed erigere un muro alto e forte contro le discriminazioni e il razzismo”.
“A Firenze –
ha detto ancora il presidente Rossi –
“La presenza dei migranti tra noi è stata troppo a lungo vissuta come una questione di ordine pubblico, come una invasione o una usurpazione. Abbiamo una legge voluta per punire la clandestinità che va abolita, perché tiene nell’angoscia migliaia di giovani e perché punisce una condizione, non dei reati. In Toscana abbiamo una legge che garantisce a tutti il diritto di assistenza e di cura e l’abbiamo dovuta difendere davanti alla Corte costituzionale. Amici senegalesi, imparate e difendete la nostra Costituzione”.
“Chiedo al presidente Napolitano – ha detto ancora il presidente Rossi – di riconoscere ai tre senegalesi feriti la cittadinanza italiana, come atto concreto di riconciliazione con la loro comunità. Credo anche che i bambini di genitori stranieri che nascono in Italia dovrebbero essere subito italiani e credo che il fatto che il 10% della forza lavoro del nostro paese non abbia diritto di voto costituisca un regresso per la democrazia. E infine è ora di dire basta con le parole malate, vucumprà, extracomunitario, clandestino, badante: facciamo pulizia anche con le parole”.
“Amici senegalesi,
a voi chiedo in particolare di essere comprensivi con i nostri anziani, avvicinatevi
a loro, parlate con loro: vi capiranno. E restate qui, non lasciatevi intimidire
o spaventare. Siamo noi – ha concluso il presidente Rossi – che vi chiediamo
di restare perché abbiamo bisogno di voi nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro,
delle vostre famiglie nella società, dei vostri bambini nelle scuole. Grazie
per quello che state facendo. Aiutateci a costruire una Italia più democratica
e più giusta”. (