QUIRINALE
Il
capo dello Stato al Corpo diplomatico in occasione della cerimonia degli auguri
Napolitano: “All'Europa i popoli mediterranei chiedono
una nuova, operante e concreta partnership”
ROMA - "Ci incontriamo al termine di un anno di forti emozioni e di perduranti apprensioni per la comunità internazionale. Lasciate però che vi accolga con un rinnovato invito alla fiducia. Fiducia nei fermenti di democrazia e di libertà che animano i popoli ; nella prospettiva di rinnovata cooperazione fra le nazioni; nella determinazione dei governi e delle organizzazioni internazionali nel rispondere a prove e difficoltà spesso non prevedibili". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è rivolto al Corpo diplomatico accreditato al Quirinale in occasione della cerimonia degli auguri di fine anno. "Fiducia - ha aggiunto il capo dello Stato - giustificata dai fatti. Di fronte a una crisi finanziaria senza precedenti nella decennale storia della moneta unica, l'Unione Europea a cominciare dai capi di governo degli Stati membri - ha dedicato intensamente le sue energie alla difficile ricerca della via del risanamento, della disciplina fiscale, del rilancio della competitività".
Napolitano si è quindi soffermato "sulle due scosse, ancora lontane dall'essersi sopite, che hanno dominato la scena internazionale toccando da vicino l'Italia. La crisi fiscale e finanziaria dell'area euro ha una portata destabilizzante di cui è difficile misurare i limiti. Investe le radici dell'Unione Europea, minaccia la stabilità economica e il benessere del mondo intero. L'Europa ha intrapreso l'arduo cammino per uscirne, da ultimo con le ulteriori misure del Consiglio Europeo dell'8 e 9 dicembre, alla cui credibilità le misure varate dal nuovo Governo italiano e in via di rapida approvazione da parte del Parlamento hanno dato un contributo non indifferente, col sacrificio di tutti. Abbattimento del debito pubblico e riforme strutturali potranno liberare nuove energie d'imprenditorialità e d'innovazione e ridare impeto alla crescita produttiva e all'occupazione".
"Ma se l'Italia fa - come, ne sono certo, farà - la sua parte, più in generale il percorso che porta all'uscita dalla crisi è europeo e sovranazionale - ha rilevato il capo dello Stato-. E l'impatto va ben oltre i confini dei 17 o dei 28 : se per l'Europa la posta in gioco è altissima, le ricadute interessano il mondo intero. Ogni fantasia di scorciatoie nazionali è pura illusione. L'ansia che ci ha accompagnato dall'estate scorsa non si è dissipata, ma abbiamo la coscienza, in Italia e nell'Unione, di avere individuato i passi essenziali da compiere per disinnescare una crisi che non nasce in Europa ma viene da lontano. E' bene ricordarlo. Dal 2008 si è fatta impellente la necessità di un nuovo sistema di governance economica globale. Questa è la sfida che il G20 sta affrontando con alterni progressi mentre, per l'Europa, specie per l'Eurozona, si è venuto ponendo sempre di più il problema di rafforzare disciplina fiscale e istituzioni comuni".
"La nostra visione del progetto europeo - ha aggiunto il presidente Napolitano - non può limitarsi alla sua dimensione monetaria, finanziaria, economica. Il tessuto comunitario a 27, presto a 28, va salvaguardato e rafforzato dando piena attuazione al Trattato di Lisbona. Penso alla politica estera e di sicurezza comune; all'immigrazione e all'asilo ; alla Carta dei diritti fondamentali, al patrimonio di principi e di valori, al diritto comune su cui l'Unione europea poggia e deve costruire il suo futuro. L'allargamento, in quanto processo euro-atlantico, ha avuto il merito storico di stabilizzare le fragilità che attraversavano il cuore del nostro continente. Richiede ora di essere portato a termine nei Balcani occidentali e con gli altri paesi dei quali abbiamo accettato, in buona fede, la candidatura. Le cooperazioni rafforzate si inseriscono in un'architettura unitaria che rinsaldi il comune progetto europeo. L'Europa rimane una; immaginarne due o ancor più significherebbe scivolare su un piano inclinato al fondo del quale non rimarrebbe alcuna Europa".
Allargando lo sguardo al Mediterraneo, "abbiamo assistito - ha osservato il capo dello Stato - sia a cambiamenti traumatici che ad annunci e inizi di riforme volti a rispondere tempestivamente alla domanda di allargamento della partecipazione politica e del consenso sociale. La prospettiva da perseguire non può che essere : rafforzamento delle istituzioni, trasparenza democratica, governi rappresentativi e responsabili. Il percorso è accidentato e si presenta irto di passaggi difficili ma abbiamo fiducia nella capacità di paesi e governi di affrontarli e superarli via via con coraggio. La storia europea è tutt'altro che estranea a quest'esperienza. Mediterraneo e mondo arabo sono stati teatro dei recenti cambiamenti, ma il rinnovamento sociale e politico non conosce compartimenti stagni geografici o culturali e attinge largamente ad esperienze come quella europea. Il 'risveglio' in paesi amici e a noi vicini ha scosso la comoda equazione fra immobilismo e stabilità : una stabilità non fondata sul consenso, sullo Stato di diritto e sul rispetto della dignità umana e delle minoranze è apparente e illusoria. A maggior ragione quando regimi - al di là delle enunciazioni retoriche - ricorrono alla repressione anziché al dialogo e alla riforma. Perché prenda avvio il processo democratico è essenziale che le elezioni possano svolgersi in un contesto di consolidamento istituzionale, di stabilizzazione, o di graduale transizione".
"Il nuovo
scenario mediterraneo - ha concluso Napolitano - chiama in causa l'Europa. L'Unione
non può pensare di isolarsi dai fermenti di rinnovamento della regione, né di
appaltarne la gestione ai soli paesi europei che si affacciano a Sud. All'Europa
i popoli mediterranei chiedono una nuova, operante e concreta, partnership e
un dialogo franco e articolato, senza preclusioni ideologiche. La responsabilità
è comune. Condividiamo interessi e sfide demografiche e sociali; condividiamo
un'unica frontiera. Finora le nostre reazioni non sono state all'altezza del
momento storico che questa parte del mondo sta vivendo. Con i vicini del Sud
mediterraneo l'Italia e l'Europa condividono anche la piaga della disoccupazione
e della mancanza di opportunità professionali per i più giovani. E' a questi
giovani, animati dalla speranza nel rinnovamento civile e sociale, che dobbiamo
restituire il senso di appartenenza ad una comunità e la fiducia nel futuro,
offrendo loro l' accesso ad un'istruzione adeguata e alla formazione professionale,
attraverso intensificati programmi di scambi universitari e di percorsi formativi.
L'investimento sui giovani è un investimento nella pace, una scommessa che dobbiamo
vincere per intravedere un mondo migliore". (