INFORM - N. 234 - 16 dicembre 2011


CGIE - DOCUMENTAZIONE

Commissione Continentale Paesi Anglofoni Extraeuropei (Washington, D.C. 8-10 dicembre 2011)

La relazione del vice segretario generale Silvana Mangione

 

Gentile Ambasciatore Cornado, On. Senatore Pedica, Ministro Maggipinto, coordinatore dei servizi consolari in USA, Signor Segretario Esecutivo del CGIE, Signori Presidenti dei Com.It.Es., cari Colleghi,

questa nostra riunione si tiene in una sede bellissima, che diventa prova simbolica e concreta del rapporto positivo e sinergico che deve esistere fra la rappresentanza della Repubblica italiana all’estero e le rappresentanze degli italiani all’estero in Italia. Di questo ringraziamo i nostri diplomatici, non solo per la cortesissima ospitalità, ma anche per la sensibilità avuta nell’accettare di organizzare un incontro con la interessante e sfaccettata comunità degli italiani a Washington. Questa nostra riunione si svolge in un momento estremamente difficile non soltanto per il nostro Paese d’origine, ma per tutto il mondo. E tuttavia, considerando i temi del dibattito ai questa Commissione Continentale, suggeriti sia dalle circostanze, sia dai Colleghi – che sono certa vorranno aggiungerne altri al momento dell’approvazione dell’ordine del giorno – non si può non notare che gli argomenti sono sempre gli stessi ed i problemi nascono, nella maggior parte dei casi, dall’ammontare sempre più esiguo dei contributi disponibili per le attività cosiddette “per” gli italiani all’estero, mentre noi ci ostiniamo a spiegare a chi vuole ascoltarci che si tratta invece di attività “a favore” dell’Italia.

Siamo appena usciti da un periodo di progressiva marginalizzazione del mero concetto di “italiani all’estero”. Colpevoli senza dolo di chissà quale crimine, che non ci è stato mai contestato e per il quale non abbiamo mai ricevuto un avviso di garanzia, abbiamo visto minimizzare, insultare, offrire al ludibrio dell’opinione pubblica italiana ed estera non soltanto le iniziative che CGIE e Com.It.Es. di tutto il mondo hanno realizzato, ma anche noi stessi ed il nostro pervicace, persistente, infinito amor di patria. Vi ricordate il titolo a tre colonne: “Sono arrivati i papponi”, che secondo il giornalista definiva gli splendidi delegati di una cinquantina di Paesi alla Prima Conferenza dei Giovani italiani nel Mondo del 2008? La Conferenza fermamente voluta dal CGIE e preparata, anche con il sacrificio annuale di una plenaria, che poi è diventato un’abitudine non più veramente giustificata e certamente non condivisa da tutti.

Questo ci porta ad affrontare fuori dai denti il primo punto all’odg: “Il ruolo dei Consiglieri Anglofoni nel CGIE”. Nell’ambito della generale diminuzione di interesse, per non dire l’emergere di un minimo di ostilità, nei confronti degli italiani nel mondo da parte di alcuni esponenti dell’uscente Governo e dell’attuale Parlamento, ci sono situazioni di diverso riconoscimento dei Consiglieri a seconda della loro area di provenienza. Le specificità, che sono la nostra ricchezza, perché – con un minimo di intelligenza collettiva – possono portarci a raggiungere una sintesi più approfondita ed onnicomprensiva, sono diventate in misura crescente motivi di incomprensione, per non dire di scontro. Citiamone quantomeno uno che verte sulla concezione stessa della natura e delle funzioni – ergo dei comportamenti – del CGIE: noi anglofoni siamo centripeti e, se posso permettermi di esprimere un giudizio, abbiamo ragione, perché ai sensi di legge: “Il CGIE è l’organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che interessano le comunità all’estero” (Art.1, comma 1bis) e questi organismi si trovano nella maggior parte a Roma. Gli europei ed i Consiglieri di nomina governativa sono, per così dire “centrifughi”, perché vorrebbero mantenere, moltiplicare e sostituire alle plenarie solamente le riunioni all’estero. L’America Latina, che tenderebbe ad appoggiare le nostre posizioni, molto raramente si esprime unitariamente come Commissione Continentale. All’ultimo CdP, dato che devastanti tagli al funzionamento del CGIE ci costringevano ad effettuare una sofferta scelta fra le Commissioni Continentali e le assemblee plenarie, gli europei hanno propeso per le continentali; gli “esteri” e qualche italiano “stanziale” hanno votato a larga maggioranza per le plenarie, nel corso delle quali dedicare una intera giornata alle Continentali. Tutto sarebbe dunque e sempre risolvibile discutendo serenamente le soluzioni di volta in volta e rispettando le decisioni della maggioranza. La quaestio è che queste differenze concettuali sono state surrettiziamente percepite e considerate una mera contrapposizione fra aree partitiche di appartenenza. E noi anglofoni, che siamo equamente divisi quanto a personali scelte politiche, ma arriviamo nel 99% dei casi a trovare una posizione comune, diamo perciò stesso molto fastidio, perché siamo la dimostrazione vivente che si può ragionare in termini prima di tutto di servizio e di utilità per le persone che rappresentiamo. Ma è ovvio che ci sia sempre qualcuno che vuole spiaccicarci contro il muro tirando una scarpa, come è successo a tutti i Grilli parlanti di questa terra.

 I tagli sono ancora più devastanti quando riguardano la promozione e la diffusione dell’italiano all’estero. Personalmente non capisco come l’Italia, che mai come in questo momento ha avuto bisogno di internazionalizzazione, dei corsi di italiano all’estero continui ad avere una visione assistenzialistica e limitata ai vetusti dettami della legge 153/71, secondo la quale la nostra lingua va insegnata soltanto ai lavoratori italiani e famiglie, da docenti inviati dall’Italia. Noi diciamo che va insegnata anche a loro, prima di tutto a loro, ma ancor di più ai cittadini dei Paesi in cui viviamo, per creare un bacino crescente di italofoni e italofili, clienti e consumatori immediati e convinti di tutto quello che l’Italia ha da offrire. E la lingua è l’unico strumento che può garantire la moltiplicazione a macchia d’olio di referenti entusiasti e animatori del mercato italiano all’estero e del turismo in Italia. Altri Paesi l’hanno capito. L’Italia l’aveva capito. Negli ultimi anni se n’è dimenticata. Con il populismo dei tagli trasversali è venuta la negazione della scelte di investimenti, quali dovrebbero essere catalogate tutte le spese per la lingua e la cultura italiana all’estero. Da qualche settimana sono molto più ottimista, data la storia familiare di emigrazione dell’attuale Presidente del Consiglio e la vastissima esperienza del nuovo Ministro degli Esteri, che ha risposto alla prima lettera del CGIE con una missiva, che trovate nelle vostre cartelline, nella quale assume formalmente il ruolo di Presidente del Consiglio Generale, scrivendo: “Il mio vivo auspicio, ancor più in questo delicato frangente, è quello di poter contribuire – anche nella mia veste di Presidente del Consiglio Generale – a far sì che gli italiani all’estero, parte integrante dell’identità nazionale, possano ulteriormente porsi come risorsa con la quale sviluppare sinergie positive per il nostro Paese”.

Noi Consiglieri USA sappiamo bene quanto l’Ambasciatore Terzi di Sant’Agata ha fatto per reinstatare l’Advanced Placement Program di italiano, che era stato sospeso a causa del mancato raggiungimento di traguardi impossibili, negoziati precedentemente da chi aveva di sicuro ottime intenzioni, ma non altrettanta conoscenza della materia. E sappiamo tutti che di buone intenzioni è pavimentata la strada dell’inferno. Più difficile, ardua e triste da affrontare è la ristrutturazione della rete consolare. L’ultima informativa che ci è stata presentata a Roma, due settimane fa, prevede chiusure punitive  e devastanti nei nostri Paesi: Adelaide e Brisbane in Australia e Newark in USA. Ribadiremo, ne sono certa, il parere negativo dato dal CGIE a queste chiusure, nonché la nostra visione, per la quale i Consolati in Paesi come i nostri non assolvono soltanto al compito di fornire servizi ai cittadini, ma – in particolare dopo l’incomprensibile abolizione dell’ICE – dovranno assorbire tutto il personale ICE ed occuparsi di gestire la promozione commerciale, finanziaria e industriale dell’Italia.

Veniamo a noi. Premesso che siamo stanchi di proseguire il nostro mandato sine die in regime di prorogatio, chiediamo di andare subito al rinnovo degli organismi di rappresentanza, con la legge attuale, in attesa che l’attuale o il prossimo Governo completi le annunciate riforme istituzionali ed a quel punto si possa elaborare una modifica alle nostre leggi istitutive che tenga conto della presenza o no e del tipo dell’eventuale presenza che gli italiani all’estero continueranno ad avere nel Parlamento italiano. L’abbiamo sempre detto: crediamo nella necessità di una revisione delle funzioni e dei poteri di CGIE e Com.It.Es., ma nel quadro di una riforma top down, non bottom up, quest’ultima motivata solo dal mettere il Consiglio Generale, come una sorta di segreteria gratuita, all’esclusivo servizio  dei parlamentari eletti dagli italiani all’estero, i quali, anche oggi, brillano per la loro assenza, malgrado alcuni di loro, finora molto silenziosi, abbiano improvvisamente iniziato a suonare un tamtam accelerato di comunicazioni, pressoché quotidiane, su tutte le loro attività e il loro lavoro, in vista delle prossime elezioni, che non si sa quando arriveranno. Ne parleremo.

Siamo lieti che le proposte di modifica alla legge ordinaria che regola l’esercizio del diritto di voto in loco per gli italiani all’estero abbiano raccolto quasi in toto le indicazioni contenute nel documento approvato dal CGIE l’anno scorso, per blindare il regolare svolgimento delle consultazioni all’estero ed impedire il ripetersi di fatti incresciosi, che vengono attribuiti agli italiani all’estero, a loro discapito, anche se perpetrati da italiani in Italia. Ma ci sono ancora molti furbi che vivono in Italia ed hanno eletto una, se non due o tre residenze all’estero, nella più o meno probabile eventualità che qualcuno decida di candidarli, ma intanto vivono in Italia, e speriamo che almeno paghino le tasse nel nostro Paese.

Il disegno di legge di modifica delle leggi istitutive di Com.It.Es. e CGIE, approvato dal Senato, già contiene qualche  miglioramento e di questo ringraziamo gli amici senatori che ci hanno ascoltato, hanno capito e hanno agito di conseguenza. Ma l’impianto di fondo, per noi Anglofoni, è assolutamente inaccettabile, prima di tutto per mere ragioni di rappresentanza. La ballata delle cifre di iscritti all’Aire necessari per la costituzione di un Com.It.Es. e le chiusure dei Consolati nei nostri Paesi, a paragone del numero di Consolati e uffici consolari presenti in Europa, fanno sì che si andrebbe a creare un CGIE non più soltanto eurocentrico, ma assolutamente eurocrate, poco sensibile alle esigenze del resto del mondo, da quelle di protezione delle fasce più deboli dei cittadini a quelle di accoglimento della nuova mobilità extraeuropea a quelle di recupero delle giovani generazioni di oriundi che hanno il diritto di scoprire e legarsi al loro Paese di lontana origine, se ne hanno il desiderio. Per concretizzare quest’ultima esigenza dei giovani, ma anche nostra, stanno venendo meno quasi tutti gli strumenti a nostra disposizione.

Alla lingua abbiamo già accennato. Dovremo invece parlare approfonditamente di RAI Internazionale, di cui il Direttore Renzoni ha detto all’ultima riunione del CdP: “Ho assunto l’incarico nel 2009, ed è stato fatto un taglio del 35% per il 2010; nel 2010 abbiamo avuto un taglio del 15% per il 2011; nel 2011 un taglio del 70% del rimanente per il 2012!”, e ha aggiunto “Se viene confermato il taglio non potremo più permetterci di pagare i diritti per il calcio.  I programmi presi dalle reti nazionali rimarranno, ma i programmi di servizio, anche se sono richiesti dalla Presidenza del Consiglio, subiranno dei tagli. Anche per poter raccogliere pubblicità a pagamento bisogna rivedere la Convenzione con la Presidenza del Consiglio, poiché siamo finanziati con denaro pubblico”. Un messaggio forte da dare è che esistono 4 milioni circa di elettori residenti all’estero che devono essere informati. Un altro messaggio, altrettanto forte, è che devono essere identificati e corretti gli sprechi, di RAI International ed anche dei meccanismi di insegnamento di lingua e cultura. Vogliamo fare una provocazione? Chiediamo che si applichi anche a noi il precetto contenuto nell’Art. 6 della Costituzione: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”. Infatti soltanto gli strumenti di informazione per le minoranze linguistiche non hanno subito tagli. Noi non siamo forse minoranze linguistiche sparse per il mondo?  (Silvana Mangione, vice segretario generale del CGIE per i Paesi anglofoni)

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