MIGRAZIONI
All’Istituto Diplomatico di Villa Madama, la conferenza
“Italia e Mediterraneo nel contesto migratorio internazionale”
Presentati il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni 2011
dell’Oim e il Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione in Italia della
Fondazione Moressa
Fra i relatori il direttore dell’Ufficio di Coordinamento
Oim per il Mediterraneo José Angel Oropeza, il sottosegretario agli Esteri Marta
Dassù, il direttore generale dell’Osservatorio del Mediterraneo Nadir M. Aziza
e il direttore generale Mae Carla Zuppetti
ROMA - In occasione del 60° anniversario dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) e della Giornata Mondiale del Migrante, si è svolta a Roma, presso la sala Carlo Sforza dell’Istituto Diplomatico a Villa Madama, la conferenza dal titolo “Italia e Mediterraneo nel contesto migratorio internazionale”. L’incontro è stato aperto da José Angel Oropeza, direttore dell’Ufficio di Coordinamento Oim per il Mediterraneo, che ha ricordato come il fenomeno migratorio abbia interessato nel passato anche i numerosi italiani che hanno cercato nel mondo il loro futuro ed hanno contribuito positivamente allo sviluppo di tanti paesi di accoglienza, come ad esempio il Venezuela, attraverso la forza propositiva delle migrazioni. Oropeza, dopo aver ricordato gli oltre 2.000 migranti che quest’anno hanno perso la vita nel Mediterraneo nel tentavo di trovare pace, lavoro ed una vita migliore, ha evidenziato come a tutt’oggi il mondo, e in particolare l’Europa, debba affrontare la sfida delle migrazioni in maniera creativa, con più solidarietà e una maggiore apertura commerciale verso i paesi d’origine. Per quanto poi riguarda il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni 2011 dell’Oim, Oropeza ha spiegato come questa indagine cerchi di evidenziare l’importanza dell’immigrazione per lo sviluppo del Pil e del sistema previdenziale dei paesi di accoglienza.
Il sottosegretario
agli Esteri Marta Dassù ha precisato come dalla sua nascita l’Oim abbia visto
crescere in maniera esponenziale sia il numero dei suoi stati membri, oggi sono
132, sia il complesso contesto mondiale delle migrazioni.
Dal canto suo il direttore generale dell’Osservatorio del Mediterraneo Nadir M. Aziza, ha sottolineato come la questioni delle migrazioni e dell’integrazione rappresentino un elemento cruciale per il futuro del continente europeo. Un problema soprattutto umanitario che ad oggi è stato invece stato principalmente affrontato dal punto di vista della sicurezza. Aziza ha inoltre auspicato una gestione comune, da parte dell’Europa, del fenomeno migratorio. Un nuovo approccio più equilibrato che ponga al centro la persona umana, superando le politiche fondate sulla paura e sulla chiusura verso l’altro.
Nel corso del
primo dibattito, moderato dal giornalista collaboratore di Time Magazine Stephan
Faris, Eugenio Ambrosi, senior regional advisor per l’Europa e l’Asia Centrale
dell’Oim di Ginevra, ha illustrato i contenuti del Rapporto 2011 dell’Oim sulle
Migrazioni nel Mondo che quest’anno si è occupato dei problemi connessi al raggiungimento
di un’informazione veritiera e priva di stereotipi sul fenomeno migratorio.
Dall’indagine è emerso come a tutt’oggi l’opinione pubblica di vari paesi di
accoglienza percepisca la presenza migratoria sul territorio, che di volta in
volta è vista come fenomeno positivo o negativo, in maniera superiore rispetto
alla reali dimensioni del fenomeno. Una sovrastima da parte dell’opinione pubblica
che in Italia si attesta intorno al 25%, contro una reale incidenza della presenza
immigrata del 7%. Dal rapporto viene inoltre segnalato sia un progressivo aumento
della valutazione positiva sull’immigrazione nei paesi dove la presenza degli
stranieri è di lunga data, come ad esempio
Ha poi preso la parola il senatore del Pd Massimo Livi Bacci, professore di demografia all’Università di Firenze “Cesare Alfieri”, che ha posto in evidenza l’esigenza di adottare in Italia una politica per gli immigrati che, alla luce di una presenza straniera sempre meno circolare e più stanziale, vada al di là dei semplici decreti flussi annuali che regolano l’ingresso degli immigrati nel nostro paese. Livi Bacci ha anche sottolineato la necessità su questa tematica sia di un ruolo meno timido dell’Italia in Europa, sia di una politica comune dell’Ue sui richiedenti asilo e sugli accordi di riammissione degli immigrati. Il senatore del Pd ha inoltre segnalato il risveglio di alcuni paesi dell’Africa. Nazioni che, superato lo stallo della povertà estrema, si accingono ad entrare nel contesto internazionale dei paesi abbienti, facendo così calare la pressione migratoria.
Anche Antonio
Golini, professore di demografia all’Università di Roma “
Nella seconda
sessione del dibattito, moderata dal giornalista del quotidiano “
Angela Pria, capo dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno, ha dal canto suo rilevato come l’accoglienza dell’immigrato necessiti di variegate politiche e passi per una serie di fasi fino all’inserimento del soggetto nel mondo del lavoro. La Pria ha anche sottolineato la necessità di aiutare lo sforzo di accoglienza compiuto dall’Italia, in qualità di prima frontiera dell’Europa, nei confronti dell’immigrazione, soprattutto attraverso la stipula di accordi mirati fra l’Ue e i paesi che si affacciano sulla sponda sud del Mediterraneo. La dirigente del ministero del Lavoro ha infine evidenziato l’arrivo di numerosi stranieri dalla nuova rotta di ingresso dell’area balcanica. Un flusso più ampio, ma meno pubblicizzabile da parte della stampa rispetto agli sbarchi sulle coste meridionali dell’Italia. Natale Forlani, direttore centrale per l’Immigrazione del Ministero del Lavoro, ha invece posto in rilievo come negli ultimi 15 anni l’arrivo degli immigrati in Italia, supportato con grandi capacità di accoglienza da parte del nostro paese, abbia comportato un riposizionamento del nostro mercato del lavoro e quindi anche degli occupati italiani. Una presenza, quella dei lavoratori stranieri, che appare sempre più stanziale e radicata nel territorio. “Se riusciamo a mettere insieme – ha concluso Forlani - il percorso politico, il percorso amministrativo e le risorse che ha il nostro paese, l’Italia può divenire un modello di riferimento europeo per l’accoglienza”.
E’ infine intervenuta Carla Zuppetti, direttore generale del Mae per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie, che ha precisato come la collaborazione fra il ministero degli Esteri e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sia a tutto campo e venga da lontano. “L’Oim – ha ricordato la Zuppetti - ha accompagnato l’Italia nelle ondate di emigrazione degli anni ‘50 e ‘60, e poi nella trasformazione da grande paese di emigrazione a paese di destinazione e transito di importanti flussi migratori. Questo processo di transizione lo ritroviamo nella denominazione stessa della struttura che dirigo: la direzione generale per l’Emigrazione e gli Affari Sociali nel duemila si trasforma in direzione generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie, marcando così quello che nel frattempo era diventato il crescente fenomeno verso l’Italia. Quindi emigrazione e immigrazione. Negli anni in cui il saldo emigratorio italiano invertiva la tendenza, - ha continuato la Zuppetti - nel 1973 i rimpatri superarono per la prima volta dall’Unità d’Italia gli espatri e iniziarono ad arrivare nella penisola gli immigrati”.
Il direttore generale, dopo aver sottolineato l’importanza della politica migratoria per le relazioni internazionali dell’Italia, ha segnalato come, nonostante il periodo di crisi economica, la presenza straniera nel nostro paese non abbia mai cessato di crescere, benché negli ultimi anni la capacità di assorbimento di manodopera emigrata da parte del mercato del lavoro italiano si sia ridotta.
“Le grandi sfide migratorie che affronteremo nei prossimi anni – ha aggiunto - riguarderanno la capacità di favorire l’incontro fra domanda ed offerta sul mercato del lavoro mondiale, di gestire l’integrazione degli immigrati e le criticità generali in maniera più tempestiva. I governi dovranno quindi affinare gli strumenti interni e perfezionare i meccanismi di governance globale per l’elaborazione e l’attuazione di politiche sempre più efficaci. Un servizio – ha concluso Carla Zuppetti - che continuerà a coinvolgere anche gli attori internazionali, come ad esempio l’Oim, che dovranno essere in grado di rispondere alle nuove richieste di intervento e collaborazione da parte degli Stati, adattando la propria organizzazione ai nuovi obiettivi”. (Goffredo Morgia – Inform)