INFORM - N. 230 - 12 dicembre 2011


PATRIMONIO UNESCO

Nell'ambito delle iniziative per il supporto della candidatura dell'itinerario arabo-normanno di Cefalù, Monreale e Palermo

A Collesano (Palermo) una conferenza ed una mostra fotografica

Organizzata dal Comitato di supporto, che coinvolge anche l'Istituto Italiano Fernando Santi, presso il complesso di Santa Maria di Gesù

 

PALERMO – Si è svolta sabato 10 dicembre nel complesso di Santa Maria di Gesù a Collesano (Palermo) una conferenza dedicata alla candidatura dell'itinerario arabo-normanno di Cefalù, Monreale e Palermo a patrimonio dell'umanità Unesco, organizzata dal Comitato di supporto della candidatura che coinvolge anche l'Istituto Italiano Fernando Santi.

In concomitanza dell'evento, moderato dal giornalista Carlo Antonio Biondo, è stata inaugurata una mostra fotografica sull'itinerario, ad opera di Luciano ed Antonio Schimmenti.

Sono intervenuti Marcello Pacifico, docente di storia medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo, che ha ricostruito la presenza storica degli arabi e dei normanni in loco, e lo storico Rosario Termotto, che ha illustrato le ragioni della candidatura.

“Abbiamo dinanzi una prospettiva di sviluppo del nostro territorio molto importante - ha osservato il sindaco di Collesano, Giovanni Battista Meli. - A volte abbiamo dimostrato grande bravura nell'avviare le iniziative, ma poi, non siamo stati capaci di portarle a conclusione. Collesano oggi non vuole e non può perdere questa occasione!”

“L'inserimento di Cefalù, nella originaria candidatura di Palermo e Monreale - ha detto Luciano Luciani, presidente del Comitato di supporto per l'inserimento dell'itinerario tra i siti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco, - ha certamente arricchito la proposta, facendola diventare strategica, in quanto include oltre 70 km di territorio con realtà varie e molto significative come Collesano e Termini Imerese”. “Attenzione pertanto - ha concluso Luciani - dinanzi al possibile rischio che questa delicata fase e quella successiva, connessa alla gestione dei siti, venga sottratta dai soliti noti personaggi della cultura a scapito delle istituzioni, delle chiese e delle popolazioni dei territori che detengono questo irripetibile patrimonio culturale. Sono le popolazioni e le istituzioni, anche quelle ecclesiastiche, che debbono diventare consapevoli e protagonisti della conservazione e gestione di tali beni”. (Inform)


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