INFORM - N. 229 - 9 dicembre 2011


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Gente d’Italia” del 9.12.2011

Patronati e pensioni italiane in Uruguay: ”Per i pensionati è sempre più difficile”

Gente d’Italia ha dato un ultimo sguardo, prima della conclusione dell’anno, tra i Patronati presenti in Uruguay. I responsabili hanno raccontato tutte le problematiche affrontate durante l’anno e che continueranno nel prossimo. Problemi che si trascinano anche da tanto tempo e che sono molto difficili da superare, soprattutto in tempi di crisi.

 

MONTEVIDEO - Un anno duro, complicato. Così definiscono il 2011 i patronati presenti in Uruguay. Si tratta di uffici di assistenza gratuita per gli italiani in materia di lavoro, previdenza sociale e pratiche consolari. I tagli dei fondi statali che li hanno coinvolti direttamente o indirettamente sono solo una delle motivazioni di questa valutazione. La riduzione di quanto i pensionati italiani all'estero percepiscono, a causa del deprezzamento dell'euro e di altri elementi della contingenza, i notevoli disguidi connessi al cambio della banca pagatrice delle pensioni, i problemi dei debiti verso l'Istituto Nazionale Previdenza Sociale (INPS) e la situazione di emergenza del consolato di Montevideo, sono stati tra i principali ostacoli nel lavoro e soprattutto nell'assistenza a loro pubblico, in gran parte costituito da anziani. L'attività dei patronati è infatti legata alla consulenza e alla collaborazione nell'espletamento delle pratiche relative al riconoscimento della cittadinanza e delle pensioni italiane e, ultimamente, come servizio aggiuntivo, uruguayane. In madrepatria svolgono attività di promozione e tutela del lavoro in tutte le sue fasi, dalla formazione alla pensione. All'estero, è prevalente il lavoro con la terza età, e si aggiunge l'assistenza per le pratiche consolari.

 “Siamo sempre più i cuscinetti del consolato”, afferma l'avvocata Elena Bravin, responsabile del patronato ACLI, quello di più lunga permanenza nel paese. Le fa eco Filomena Narducci, responsabile INAS: “I patronati sono da sempre un sostegno prezioso della rete consolare, e ancora di più lo sono negli ultimi tempi”. I patronati attivi in Uruguay sono cinque, tutti dipendenti da sedi centrali in Italia. Tre fanno capo alle confederazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, uno a Confcommercio e uno alle ACLI. Il patronato ACLI si è stabilito nel paese in modo informale. Franco Brunello, un operaio, cominciò nel 1976 ad aiutare i suoi compatrioti, dapprima nella sua officina. ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiane) è una rete di associazioni presente in Italia dagli inizi del dopoguerra. Oltre al patronato, ha enti per l'assistenza delle collaboratrici domestiche, per l'assistenza agricola, per viaggi, giovani, etc, e conta ora circa 980mila affiliati. Il patronato in Uruguay si finanzia con contributi del sistema “fondo patronato” delle ACLI in Italia, in base a un sistema a punti. Somma punti solo l'assistenza pensionistica, e questo fa sì che le altre prestazioni (in particolare quelle a supporto del consolato) siano di fatto a fondo perso, una donazione di tempo e di lavoro alla società. In questo la situazione di tutti i patronati è praticamente identica, poiché ricevono fondi per la stessa attività. Il patronato ACLI ha uno staff di due persone, e un consulente volontario del Banco de Previsión Social (BPS) presente un pomeriggio a settimana per le pratiche di pensioni uruguayane. Inoltre, si è costituita come associazione civile senza fini di lucro e, come gli altri patronati, mette a disposizione corsi di lingua e cultura italiana e di informatica a un costo modico.

Il patronato ENASCO (ora chiamato 50&Più ENASCO, poiché è inserito nell'associazione di ultracinquantenni di Confcommercio) è portato avanti da Rita Langone  con la collaborazione della sorella ed assiste tra le dieci e le venti persone al giorno, anche se questi numeri oscillano molto da mese a mese. L'INAS fa invece capo alla confederazione sindacale CISL, è presente dal 1986 ed è il patronato con maggiore bacino di utenza, sia geograficamente che numericamente. Oltre alla sede di Montevideo, ne ha una a Colonia, e periodicamente si visitano Las Piedras, San José, Carmelo e Paysandú. Filomena Narducci è la responsabile del suo personale, che ammonta a sette funzionari. Il patronato INCA, diretto da Renato Palermo, con altri tre funzionari all'attivo, dipende dalla CGIL, la confederazione sindacale con più affiliati in Italia. Altre due persone collaborano volontariamente con  lo SPI (Sindacato dei Pensionati Italiani), che ha 300-400 iscritti a livello  locale. INCA è presente in Uruguay dal 1983-84 e gestisce un migliaio di pratiche di pensioni. Tra le sue attività complementari c'è la promozione del lavoro attraverso l'Observatorio Laboral del Sur (Olsur), che realizza seminari di alto livello per monitorare e studiare le tematiche del mondo del lavoro a livello nazionale. L'ITAL -UIL ha recentemente cambiato sede, e tenta un rilancio nel paese dopo varie vicissitudini legate a denunce verso precedenti responsabili. La sua attuale incaricata è la procuratrice Sandra Vercesi, con la quale collabora una persona. Gestisce circa 2.900 pratiche.

Gente d'Italia ha parlato con i responsabili dei patronati “uruguayani”. C'è grande preoccupazione in tutti. “Un brutto anno”, definisce Elena Bravin (ACLI) il 2011. In particolare si riferisce al caos generato dal cambio della banca intermediaria nel pagamento delle pensioni. L'INPS ha scelto il Citibank, che si avvarrà dei servizi del Nuevo Banco Comercial, che, a sua volta, pagherà attraverso gli sportelli  della RedPagos. Questo sarebbe di per sé sufficientemente complicato per un anziano (“troppi cambi per persone che hanno in media ottant'anni”, ricalca Bravin. “Molti cambi. Non fanno bene alla loro età. Causano perplessità, angoscia, paura”, secondo Filomena Narducci), ma a questo si aggiunge “la campagna per verificare l'esistenza in vita dei pensionati” che menziona tra gli altri Narducci (INAS). Il Citibank, in effetti, ha mandato ad ogni pensionato un plico nel quale, oltre a informazioni sul servizio, richiedeva la compilazione e l'invio del modulo di “esistenza in vita”, a fine di comprovare che il pensionato non fosse nel frattempo deceduto. Questo ha causato una corsa al patronato di una valanga di anziani. Inoltre, da qualche tempo, come riferisce Bravin, i controlli dell'INPS si sono intensificati, ma sono deficienti dal punto di vista dell'efficacia. “Proprio ora ho visto che è arrivata una comunicazione circa l'invio della pensione effettuato a nome di Matilde Roletti, che è morta da tre anni”. C'è poi il problema degli indebiti. “A causa dell'omissione” (“negligenza”, secondo Narducci) “nei controlli da parte dell'INPS, e non per cattiva volontà dei pensionati, sono stati scoperte erogazioni più alte di quello che spettava a vari pensionati, per anni, a volte. Ora l'INPS sta reclamando la restituzione di questi indebiti”, spiega Bravin. A questo non si è potuto porre rimedio. “Si può solo trattare caso per caso”, conclude la responsabile ACLI. Alcuni casi si sono potuti risolvere.

Il rapporto dei patronati con l'INPS, per singoli casi, è in generale buono, secondo Elena Bravin, anche se dipende dal funzionario che si consulta. “La sede di Potenza è quella designata dall'INPS come di riferimento per l'Uruguay” precisa. “Il rapporto istituzionale, che è con Salvatore Ponticelli, vice Direttore dell'Area "Attività internazionale (che si occupa di Rapporti Internazionali e Pensioni in convenzione internazionale) è molto buono.  Ponticelli è una persona molto gradevole, con un'ottima disponibilità, che facilita le cose”. Ma per i patronati i problemi veri sono quelli relativi alla crescente attività non remunerata che affrontano  tutti i giorni. Anche se è vero che ricevono contributi dallo Stato, questi sono scesi “di 30 milioni in 3 anni. E avremo 9-10 milioni in meno all'anno fino al 2013”, dice Renato Palermo (INCA). “Tutti noi dobbiamo adeguarci a questo notevole taglio sofferto. Cerchiamo di non toccare il personale, me dobbiamo risparmiare sugli stipendi”, completa Palermo.

Le restrizioni economiche per i patronati sono causate anche dal meccanismo al quale si è accennato: la crescente necessità di soluzione di nuovi e complessi problemi legati alle pensioni e la sostituzione, di fatto, al consolato nella preparazione delle pratiche di cittadinanza e nella consulenza a questo riguardo, tolgono tempo alle attività per le quali si percepiscono contributi. Secondo Elena Bravin, quando la gente chiede lumi circa le pratiche di cittadinanza in consolato, da lì si deriva direttamente ai patronati. Questo avviene indirettamente anche a causa del disservizio del centralino telefonico. “Il centralino non risponde, lo sappiamo tutti, e la gente allora chiama al patronato”, aggiunge Narducci.

Il ritardo di oltre tre anni in cittadinanza è un altro motivo di aumento nella carica del lavoro, poiché le pratiche sono avviate e si accumulano nei patronati. Non ultimo, come sottolinea Narducci, il fatto che “cresca, cresca e cresca” la collettività e rimanga invariato l'organico consolare, fa sì che un po' in tutte le aree aumentino le richieste di aiuto ai patronati. “La nostra attività non è riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri”, si lamentano praticamente all'unisono tutti i responsabili. Eppure, Filomena Narducci, sottolinea due dati emblematici.Quest'anno si sono compiuti dieci anni dalla legge 152 del 2001, che introdusse la possibilità di firmare convenzioni da parte del Ministero degli Esteri.Subito c'è stata una “forte volontà” da parte dei patronati affinché si potessero riconoscere e remunerare, attraverso questa via, le attività che espletano in modo gratuito. Ma non se ne è fatto nulla, fino al giorno d'oggi. Il Centro Patronati (CEPA), che riunisce i quattro patronati principali (quelli che fanno capo ai sindacati e alle ACLI), ha tentato più volte un accordo in questo senso, senza riscontri. A novembre, il CEPA ha presentato una dichiarazione congiunta “ricordando questa data” (i dieci anni dalla legge), come sottolinea Narducci. Inoltre sono stati presentati i risultati di un sondaggio effettuato presso la popolazione in Italia.

 “Il 93% degli intervistati hanno risposto che conoscevano i patronati e che avevano ricevuto in un modo o nell'altro assistenza da questi enti, che riconoscono come vicini alla gente”, afferma la responsabile INAS, la quale riassume che se i patronati svolgono “una funzione pubblica, pur essendo di natura privata e sono controllati dal Ministero del Lavoro attraverso ispezioni” e controbilanciano sempre più la diminuzione di risorse umane ed economiche della rete consolare, sarebbe intelligente e persino conveniente  sostenerli.

Ma i problemi maggiori sono quelli che i pensionati residenti in Uruguay sentono sulla propria pelle. Le pensioni sono già scese. Renato Palermo spiega il meccanismo che ha causato le diminuzioni di importi di fatto: “La convenzione Italia-Uruguay prevede che siano sufficienti 2 anni di contributi versati tra Italia e Uruguay. C'è chi ha contribuito in Italia solo quando ha fatto il servizio militare. Per questi due anni lo Stato Italiano dovrebbe versare 5-10 euro di pensione, ma per legge la pensione minima è di 540 euro. Quindi l'Italia obbliga a effettuare la dichiarazione dei redditi, e completa la differenza tra il reddito in Uruguay e la pensione minima. Siccome gli stipendi in Uruguay sono aumentati, la quota di obbligo italiano diminuisce”. Se a questo aggiungiamo la diminuzione del valore dell'euro in pesos, la situazione peggiora ancora.

Il congelamento dell'aggiustamento vincolato all'inflazione è un'altra preoccupazione. Con che animo chiudono l'anno gli assistiti dei patronati in Uruguay? Rita Langone, responsabile ENASCO, percepisce “molta preoccupazione, nella maggioranza” di essi, “di una diminuzione delle pensioni, e temono che non ci siano più aiuti per gli italiani indigenti. Stanno vivendo una grande insicurezza generale”, conclude. “C'è molta paura” aggiunge dal canto suo Filomena Narducci. “Purtroppo i segnali che arrivano non sono dei migliori. Siamo tutti consci del momento difficile dell'Italia, e anche del fatto che le misure  prese sono molto forti. Sottolineo che si è andato a cercare soldi dove è più facile e veloce trovarli: colpendo i lavoratori e i pensionati, le fasce più deboli. Con le nuove tecnologie e l'informazione all'istante, tutti lo sanno ora. Anche la stampa uruguayana informa di questo. La gente lo sente. Ciononostante non si dovrebbero toccare le pensioni già attribuite. Sarebbe molto grave”.

Da quanto esposto possiamo trarre qualche conclusione circa il ruolo dei patronati in Uruguay. A fronte di una situazione, a detta della stessa Console Frigo, di emergenza consolare in quanto a risorse umane ed economiche, i patronati svolgono oggi, bene o male, una funziona sussidiaria assolutamente indispensabile ed imprescindibile. Sono senz'altro attori fondamentali nella collettività italiana. Si potrebbe rimproverare loro di accaparrare la rappresentanza degli italiani all'estero in Comites e CGIE, non lasciando spazio al mondo associativo. A volte, comunque, sono il primo aggancio con la dimensione italiana dei discendenti di terza o quarta generazione (e oltre) degli immigrati. Da una richiesta di cittadinanza, magari per il solo fine di ottenere il passaporto comunitario, può partite la voglia di far affiorare l'italianità, di vincolarsi con le associazioni regionali, di essere informati circa le iniziative dell'Italia a favore dei cittadini all'estero.  (Silvano Malini –La Gente d’Italia/Inform)

 

 

 


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