INFORM - N. 229 - 9 dicembre 2011


MEDITERRANEO

Forum “Vecchi e nuovi attori nel Mediterraneo che cambia”

Terzi: Solo un netto miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni del Nord Africa riuscirà ad arginare i flussi migratori clandestini

 

CATANIA -  “La Sicilia da terra di frontiera  può diventare ponte tra Europa e mondo arabo, sempre che il Governo centrale e l’Unione Europea sappiano riconoscere questo ruolo e promuoverlo nelle relazioni multilaterali e bilaterali con i nostri vicini”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi intervenendo, a Catania, al Forum interistituzionale “Vecchi e nuovi attori nel Mediterraneo che cambia”, che coinvolge esponenti di 21 Paesi dell'area Med, il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli..

E’ in quest’ottica che la Farnesina ha sostenuto l’iniziativa dell’Osservatorio del Mediterraneo e della Regione Siciliana di istituire il Premio Internazionale Al Idrissi. Un Premio che non rende solo omaggio alla figura del geografo d’origine marocchina che, stabilitosi in Sicilia, divenne uno dei consiglieri del Re normanno Ruggero II. “Esso – ha sottolineato il ministro - evoca anche e soprattutto un modello di mediazione culturale e di dialogo rispettoso di cui oggi abbiamo bisogno per lavorare alla costruzione della cooperazione mediterranea. Per questa ragione – ha aggiunto Terzi - abbiamo anche molto apprezzato l’incontro tra esponenti delle tre religioni monoteiste svoltosi a Palermo lo scorso novembre”.

Il titolare della Farnesina ha spiegato che “questo nostro approccio rispettoso è una delle ragioni alla base della grande domanda di Italia nel Mediterraneo”. “Ma – ha proseguito - il mare comune è anche l’ambito ideale per elaborare strategie comuni volte a dare soluzioni pragmatiche a problemi transnazionali. Il ruolo della Sicilia è essenziale per contribuire a definire queste strategie, non solo per la sua centralità geografica, ma anche alla luce del fatto che la Sicilia è la capofila delle Regioni italiane per le attività internazionali e comunitarie. Siamo però consapevoli del fatto che il successo di queste strategie dipende dalla capacità di coordinamento tra Governo e Autonomie territoriali per tradurre in un comune interesse nazionale la combinazione di proiezioni nazionali, territoriali e settoriali. A 150 anni dall’unità d’Italia, questo resta uno dei temi più attuali per il rilancio della competitività del nostro Paese. E il Ministero degli Esteri – ha ricordato Terzi - mette a disposizione la sua rete diplomatico-consolare per la promozione dell’intero Sistema Paese”.

Nel corso dell’intervento il ministro Terzi ha anche sottolineato che “il Governo italiano è già impegnato per promuovere una Strategia dell’Unione Europea per la Macro Regione Adriatico Ionica”.  Una strategia “che include anche la Sicilia” e che “potrà in futuro rappresentare un modello di cooperazione con Paesi non membri dell’Unione su temi comuni al nostro mare”. “Se si rivelerà vincente, come noi crediamo, lavoreremo – ha spiegato - per estendere questo modello anche ai Paesi della sponda sud”

Il ministro degli Esteri ha inoltre rimarcato che “dobbiamo muoverci in un quadro di rispettoso sostegno al cammino dei popoli del Nord Africa verso un modello economico maggiormente diversificato, basato su attività capaci di generare alti livelli di occupazione. Contiamo molto sulle iniziative internazionali. Sosteniamo ad esempio – ha spiegato - l’esigenza che l’Unione Europea avvii al più presto negoziati per Accordi di Partenariato con Libia e Algeria, che consentano di regolamentare anche la sensibile materia della pesca. Vorrei poi ricordare l’effetto di moltiplicatore di potenza dei programmi finanziati dall’Unione Europea nel quadro della politica di vicinato. Ne abbiamo conferma, ad esempio, dal programma Italia-Tunisia, gestito proprio dalla Regione Sicilia”.

Il capo della diplomazia italiana ha poi fatto osservare che “solo un netto miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni del Nord Africa riuscirà ad arginare i flussi migratori clandestini. Non possiamo più accettare – ha detto - che la solidarietà tra popoli mediterranei sia affidata alla generosità dei lampedusani. Se non sapremo creare lavoro, la speranza di cambiamento sarà inevitabilmente sopraffatta dalla frustrazione e dalla disperazione. Lo sforzo per creare nuovi posti di lavoro dovrà essere parte di una strategia complessiva, che punti a facilitare la mobilità delle persone con politiche meno restrittive sui visti, a collaborazioni volte ad accrescere il capitale umano, alla cooperazione interuniversitaria e alla formazione”.

“Noi stiamo – ha concluso il ministro - facendo la nostra parte. Ma siamo solo un tassello di un mosaico molto più vasto. Siamo pronti a stimolare la comunità internazionale a ingaggiarsi con i nostri vicini per approfondire tutti gli spazi di integrazione e dialogo. Il successo di questa operazione politica dipenderà dal contributo di tutti gli attori. A partire da quello di mediatore economico e culturale tra le due sponde del Mediterraneo che la Sicilia svolge da millenni”. (Inform)

 


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