IMMIGRAZIONE
Presentato ieri, a Roma
L’VIII Rapporto dell'Osservatorio romano sulle migrazioni,
promosso da Caritas, Provincia e Camera di commercio
Il Lazio si conferma regione in movimento, con 542.688
stranieri residenti e 365.862 laziali all’estero. La crisi economica accresce
la precarietà delle condizioni di vita degli stranieri, evidenziando la necessità
di un'estensione dei diritti di cittadinanza e di tutela sociale per i più vulnerabili
ROMA – Il Lazio si conferma una regione in movimento, con 542.688 stranieri residenti alla fine dell’anno 2010 e 365.862 laziali emigrati all’estero: questo il primo dato segnalato nel corso della presentazione dell’VIII edizione del Rapporto curato dall’Osservatorio romano sulle Migrazioni, svoltasi ieri a Roma, presso l’Auditorium di via Rieti.
La ricerca, promossa da Caritas di Roma, Provincia e Camera di commercio della capitale, fornisce anche quest’anno un importante tassello per comprendere il tessuto di un’area sempre più multiculturale, lo stato dell’inclusione dei migranti e gli aspetti problematici ancora da affrontare.
“L’immigrazione si presenta oggi come un dato strutturale della nostra società. Tuttavia le condizioni in cui si trovano gli stranieri che hanno scelto l’Italia quale Paese d’adozione restano fortemente precarie - ha affermato introducendo l’incontro Franco Pittau, referente scientifico dell’Osservatorio, sottolineando l’importanza di un lavoro svolto da una redazione multiculturale, “italiani e immigrati insieme, così come succede nella nostra società”.
Mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma, ha segnalato come “il conoscere sia una prima forma di carità, essenziale a trovare le risposte giuste per l’incontro con il prossimo”, sollecitando ad un impegno per comprendere le ragioni di coloro che oggi giungono nel nostro Paese, “un dovere di umanità, che dobbiamo esercitare perché non possiamo restare insensibili alle loro storie di sofferenza – ha aggiunto, ricordando la sua esperienza a contatto con analoghe storie di emigrati italiani all’estero.
A riassumere i dati del Rapporto, Ginevra Demaio, caporedattore dell’Osservatorio, che ha ricordato come i dati sopracitati rendano il Lazio la seconda regione italiana per immigrazione e la terza per numero di connazionali all’estero, “una migrazione – ha precisato – che coinvolge soprattutto giovani e donne”. La parte del leone, per numero di presenze, spetta alla provincia di Roma (con circa 442.000 stranieri residenti regolarmente registrati, l’81% della stima complessiva di 590.000 presenze in regione), seguita da Latina (37.000 presenze), Viterbo (28.393), Frosinone (21.000) e Rieti (11.000 circa). Nelle province in particolare, gli stranieri residenti sono cresciti negli ultimi 5 anni dell’86%, passando dalle 53.549 presenze nel 2005 alle quasi 100.000 attuali. Più stabile la presenza straniera a Roma, che risulta poco più che raddoppiata tra il 2001 e il 2010.
Il bilancio demografico mostra a fine anno un incremento di 37.161 unità (+ 9,2% rispetto al +7,9% registrato in Italia), tra i nuovi iscritti 5.800 circa sono i nuovi nati da genitori di origine straniera, mentre un numero analogo risulta irreperibile, confermando complessità e precarizzazione già menzionate da Pittau. Crescono, infatti, i permessi di soggiorno scaduti e non più rinnovati - 50 mila tra la fine del 2009 e la fine del 2010 e 80 mila circa tra il 2008 e il 2010, - un aspetto problematico rispetto al quale si chiede alla politica un intervento.
A Roma gli stranieri residenti sono 340.000, il 12% della popolazione, 42.000 sono di seconda generazione (il 12,2%), i minori sono il 14%. Tra le collettività presenti in provincia, i romeni sono i più numerosi (oltre 153.000), seguiti da polacchi (oltre 20.000), bangladesi (oltre 15.000), ucraini, albanesi e peruviani (oltre 14.000) e nazionalità di più recente arrivo, come cinesi (oltre 13.000) e moldavi (più di 10.000).
I dati relativi al mercato del lavoro evidenziano un'economia in “attesa della ripresa”: tra i settori maggiormente colpiti dalla crisi, con una forte presenza di immigrati tra occupati e imprenditori, l'edilizia e il commercio. Positivi i dati relativi a turismo e imprenditoria. L'occupazione nella provincia registra un calo dal 2008 e sono 170 mila i soggetti in cerca di lavoro (di origine straniera e non), il tasso di disoccupazione è del 9,1%, leggermente superiore alle madia nazionale (8,4%). Gli stranieri occupati risultano essere 235.000, mentre il tasso di disoccupazione tocca il 9,4% delle presenze. Gli stranieri titolari di imprese sono 22.500, il 70% attivo a Roma.
Crescono i numeri anche nel settore scuola e istruzione: 52.000 sono gli alunni di origine straniera che frequentano le scuole nella provincia di Roma (l'8,8%), 9.400 gli studenti all'università (3,8%), 15.800 sono invece gli adulti iscritti ai corsi di italiano, organizzati in larga parte dal volontariato.
“Tra le criticità più evidenti, vogliamo segnalare risorse economiche insufficienti ed azioni poco coordinate, specie sul fronte della formazione linguistica degli immigrati e del sistema di accoglienza – afferma Ginevra Demaio, ribadendo come prioritario il consolidamento dei diritti di coloro che sono già nel nostro Paese. Tre i punti da considerare in primis: diritti di cittadinanza, la possibilità di un prolungamento del permesso di soggiorno e l'accesso alle tutele sociali.
Di seguito sono intervenuti Alfonso Molina, della Fondazione Mondo Digitale, che ha ricordato l'importanza del ruolo dell'immigrato, “portatore di cultura e valori che possono arricchire una società che ha perso gran parte della sua umanità, da cui mutuare l'esperienza di solidarietà e generosità quali contributi migliorativi al nostro agire sociale”, e Stephen Emejuru del Forum Intercultura, il quale ha letto una lettera aperta al nuovo ministro della cooperazione internazionale e integrazione, Andrea Riccardi, in cui si sottolineava l'importanza dell'acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati nati in Italia – nel corso della presentazione era possibile firmare per aderire alla campagna “L'Italia sono anch'io” per il diritto di voto e di cittadinanza dei cittadini immigrati e figli di immigrati in Italia - e si richiedeva un intervento per consentire almeno una volta l'anno il ritorno dei migranti nel proprio Paese di origine, attraverso convenzioni con compagnie aeree.
Paolo Felicolo della Fondazione Migrantes di Roma e del Lazio ha sottolineato l'importanza della testimonianza di fede dei cittadini immigrati in Italia, “un valore non solo esistenziale per colui che crede, ma costruttivo per la società”, mentre Valentina Rossi della Direzione regionale del Lazio per l'Inail ha evidenziato l'impegno dell'Istituto per l'inclusione dei soggetti più deboli alla vita sociale del luogo in cui hanno scelto di vivere (nel Rapporto anche un capitolo su quanto gli infortuni sul lavoro colpiscano i cittadini immigrati). Per gli imprenditori è intervenuto Indra Perera, presidente della Cna World Roma, che ha sottolineato come il contributo degli immigrati in Italia, economico ma non solo, vada valorizzato, mentre Augusto Venanzetti ha illustrato l'attività della Rete Scuole Migranti, associazione di realtà del mondo pubblico e del volontariato impegnate nell'insegnamento linguistico rivolto ai nuovi arrivati. Sulle discriminazioni subite dalla componente femminile dei migranti nel nostro Paese si è soffermata nel suo intervento Luci Zuvela dell'Associazione Lipa, mentre Clarisse Niagne Essane del sindacato Ugl-Sei ha insistito sulla necessità di un'estensione dei diritti di cittadinanza anche per far fronte al disagio di molti immigrati che non si riconoscono più nella loro terra di origine, non riuscendo però a percorrere sentieri di inclusione neppure in Italia.
Ha concluso l'incontro José Angel Oropeza, direttore dell'Ufficio di coordinamento OIM in Italia, che ha segnalato come il Rapporto rappresenti un importante strumento che “concorre ad una più corretta comunicazione del valore effettivo dei migranti per le società di accoglienza”. “L'Italia è un Paese emblematico per le migrazioni – ha detto Oropeza – perché ha vissuto l'emigrazione italiana all'estero, divenendo poi Paese di transito e, infine, di accoglienza. La migrazione inoltre rappresenta il futuro dell'Europa, continente in cui la popolazione invecchia progressivamente così da comportare una crescente necessità di risorse umane, nuove idee, culture e valori”. (Viviana Pansa - Inform)