INFORM - N. 227 - 6 dicembre 2011


RASSEGNA STAMPA

Da “La Stampa.it”

Manovra, via libera del Quirinale. Napolitano: "Evitata la catastrofe"

«Compito duro ma ce la faremo» Pensioni, la sfida della Fornero: «Dal 2018 addio all'anzianità»

 

ROMA – Non entra nel merito della manovra economica, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo ad un incontro con i sindaci del Mantovano al Teatro Bibiena. Ma una cosa è certa: «Dobbiamo dirci con tutta franchezza - ha detto il Presidente - che (le riforme, ndr) stanno arrivando giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della nostra situazione». L’obiettivo è quello di «riconquistare rinnovata autorevolezza», possibile solo attraverso «sacrifici perché dobbiamo fare quello che ci chiede il futuro dei nostri giovani e la nostra appartenenza alla grande, comune patria europea».

«Quando certe riforme - ha aggiunto - certe decisioni, certe misure arrivano in ritardo, è maggiore l’impatto di insoddisfazione, preoccupazione e dissenso. Ma sono convinto che tutti insieme riusciremo a fare ciascuno la propria parte, con senso di giustizia, responsabilità e sacrificio», ha sottolineato il presidente della Repubblica che questa mattina ha emanato la manovra approvata domenica scorsa dal Consiglio dei ministri, che contiene disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici.

Tra le novità del decreto, che molto probabilmente avrà il via libera anche di Camera e Senato entro Natale, le più importanti riguardano senza dubbio il sistema previdenziale. Dal 2018, infatti, non dovrebbe più essere possibile andare in pensione anticipata rispetto all’età di vecchiaia. È quanto ha detto il ministro del Welfare Elsa Fornero in una audizione nel primo pomeriggio spiegando che entro quella data dovrebbe concludersi la transizione: una «soluzione piuttosto drastica», ma necessaria e con un ha un «respiro di lungo termine» in modo che gli italiani non ne debbano avere altre nei prossimi anni.

Fornero ha sottolineato anche come il blocco della rivalutazione delle pensioni in essere superiori a due volte il minimo rispetto all’inflazione per i prossimi due anni sia una medicina «amara» ma come questo sia «il riflesso della difficoltà finanziaria». «Dobbiamo allungare la vita lavorativa e alzare l'età media di pensionamento», ha aggiunto ricordando che i dati sulle anzianità «mostrano una media di 58,3 mesi. Ci sono ancora persone che vanno in pensione a 57 e forse a 56 anni».

L’uscita anticipata delle donne rispetto agli uomini era solo il «contentino» dato da un sistema al mondo femminile per compensare «disparità inflitte in precedenza». Così il ministro ha sintetizzato la filosofia alla base della riforma delle pensioni e sopratutto la parte dedicata alle donne che andranno dal 2012 in pensione a 62 anni, per convergere con i 66 anni degli uomini nel 2018. «Per l’aumento dell’età di pensionamento delle donne mi sono ispirata all’uniformità di trattamento. Sono il ministro delle pari opportunità e sono molto meno tenera verso un assetto sociale che scoraggia, segmenta e poi dà alle donne il contentino», ha spiegato.

La riforma della previdenza, in ogni caso, è stata la parte «più facile» del lavoro mentre quella più difficile sarà la riforma del mercato del lavoro. Per essere «più flessibile - ha spiegato- ha bisogno di ammortizzatori sociali. E questo richiede risorse. Dobbiamo puntare alla crescita». (La Stampa.it, 6 dicembre 2011)


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