INFORM - N. 226 - 5 dicembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Da “L’Avvenire dei lavoratori” 

Andrea Ermano: Zurigo, la Libreria Italiana al traguardo dei cinquant'anni

 

ZURIGO - In ricordo di Sandro Rodoni, fondatore della Libreria Italiana, e in onore di sua moglie Lisetta Rodoni, compagna di vita e battaglie, che ha condotto la Libreria al prestigioso traguardo dei cinquant'anni di attività, si è svolta venerdì all'ECAP di Zurigo un'affollata manifestazione cui hanno preso parte Marco Mona, promotore dell'incontro, il poeta Leonardo Zanier, il direttore dell'ECAP Svizzera Guglielmo Bozzolini, Gennaro De Duonni delle CLI e Mattia Lento giovane esponente della "Fabbrica di Nichi". Al presidente della Società Cooperativa e direttore dell'Avvenire dei lavoratori Andrea Ermano è stato affidato il compito di tenere il discorso d'apertura.

L’Avvenire dei lavoratori ha pubblicato ampi stralci del discorso di Andrea Ermano. Ne riprendiamo uno.

“Svizzera, primissimi anni Sessanta. Arrivi dall’Italia e sei, puta caso, un simpatizzante del PCI. Dove troverai riviste di sinistra come Vie nuove o Il Calendario del Popolo o Rinascita? Sembra una questione da poco, o da nulla. Senonché in quegli anni il compagno Profugo, passeggiando sulla piazza del mercato di Oerlikon, si ferma a una bancarella e devolve franchi 3 al giornale Vorwaerts / Il lavoratore e viene perciò colpito da decreto di espulsione. Sembra che quel compagno si fosse immatricolato nella lista dei sottoscrittori, lista poi sequestrata dalle autorità. Di qui l’espulsione del Profugo.

Tornando al tema: sei un simpatizzante della sinistra italiana nella Zurigo degli anni Sessanta. Dove trovi Vie nuove o Il Calendario del Popolo o Rinascita senza che la Fremdenpolizei ti rispedisca alla frontiera?

Per dirla con le parole del compagno Sotgia, che usava la metafora della “pioggia” per significare il maccartismo alquanto paranoico di quegli anni lontani nei quali si vedeva un comunista dietro ogni angolo: “Quando fuori piove, puoi sempre andare alla Libreria Italiana”.

Ginetto Sotgia, scenografo all’Opernhaus zurighese, non fu il solo a cercare riparo dal “maltempo” nella Libreria di Lisetta e Sandro Rodoni. Lista lunga e illustre quella dei frequentatori, da Mario Comensoli fino a uno dei maggiori pittori svizzeri contemporanei, Valentin Lustig. Senza dimenticare Carlo Levi, che fu anche pittore e che c’introduce alla galleria ideale degli scrittori, dei drammaturghi, dei letterati e dei giornalisti – da Leonardo Sciascia a Ettore Cella Dezza, da Nantas Salvalaggio a Dario Robbiani a Eros Costantini e tanti altri che purtroppo ci hanno lasciato. E non posso chiudere questa breve elencazione senza citare due letterati come il conterraneo di Sandro, Guido Calgari, e il conterraneo mio, Siro Angeli, né posso dire questo nome senza quello della sua compagna di vita e di lettere, Alida Airaghi, a sua volta conterranea veronese della Lisetta.

Tra i viventi bisogna anzitutto citare Saverio Strati, cui per alti meriti è stata riconosciuta con decreto del Presidente della Repubblica la previdenza Bacchelli. Ricordo che Strati fa iniziare il suo quinto romanzo, Noi lazzaroni, del 1972, proprio nella Libreria Italiana di Zurigo, omaggio letterario raro, rarissimo.

Ancora tra i viventi menziono amici e compagni, ma non per mera amicizia, uomini di penna, ma non solo di penna, come il grande poeta friulano Leonardo Zanier nonché grandi giornalisti ticinesi come Renzo Balmelli e Mario Barino. A essi affianco emblematicamente due lavoratori-artisti particolarmente cari ai Rodoni, lo scultore-operaio La Mola e il fotografo-operaio Cianciulli.

Nessuno si offenda se concludo qui un’enumerazione che, esaustiva, sarebbe interminabile”. (Andrea Ermano-L’Avvenire dei lavoratori/Inform)

 


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