PARTITI
Eugenio Marino all'iniziativa del Pd “Ricostruire l'Italia”
Il responsabile del partito per gli italiani nel mondo
si è soffermato sulla crisi economica ed ha formulato alcune proposte per lo
sviluppo del Mezzogiorno e del Sistema Italia, attraverso la valorizzazione
dei connazionali all'estero
CROTONE – Il responsabile del Partito democratico per gli italiani nel mondo, Eugenio Marino, è intervenuto ieri a Crotone all'iniziativa organizzata dal Pd “Ricostruire l'Italia” soffermandosi sulla crisi economica italiana e formulando alcune proposte per lo sviluppo, legate in particolare all'ambito delle migrazioni.
Marino ha parlato di “una crisi internazionale mai conosciuta in precedenza”, generata dall'adozione sempre più generalizzata di “politiche ultraliberiste” che “hanno coltivato il mito del successo individuale legato esclusivamente alla ricchezza personale, in spregio a ogni principio di equità e di interesse collettivo”. Oltre alle distorsioni di carattere economico, in Italia l'effetto di questo tipo di approccio è stato un accresciuto divario tra ricchi e poveri, connesso alla considerazione di “parole come eguaglianza e distribuzione come un’inaccettabile violazione della libertà personale”, ed “un'economia reale allo stremo”. Per il responsabile del Pd si tratta dunque di “una crisi di sistema, che ci sbatte in faccia come il capitalismo senza regole sia il peggior nemico di se stesso poiché, presto o tardi, cade vittima dei propri eccessi e per risollevarsi ha necessariamente bisogno dell’intervento massiccio dello Stato”, una crisi a cui “sarebbe ingenuo – aggiunge - rispondere con le ricette della Sinistra tradizionale”.
“Nelle società del Primo mondo, a democrazia stabilizzata, la Sinistra storica non basta più. Basti pensare alle paradossali sconfitte dei socialdemocratici in alcuni paesi europei – ha affermato Marino. - In queste condizioni la Sinistra si afferma ancora in quelle aree del Pianeta strategiche da un punto di vista geopolitico, ma ancora non sviluppate a pieno: India, Sud Africa, Brasile. Aree nelle quali la nuova Sinistra vince e riduce le disuguaglianze, rafforza la democrazia e la macchina dello Stato, investe nel settore pubblico”.
Proprio l'esperienza politica di Paesi come il Brasile indica per il responsabile democratico quanto sia oggi necessario “tornare a puntare sull'uguaglianza” “per ridare fiato all’economia e alla democrazia, avvilita dal turbo capitalismo finanziario. E un nuovo patto per l’uguaglianza e la giustizia – precisa - va pensato all’interno del Paese e delle sue diverse realtà, Nord e Sud, ma contemporaneamente in un’ottica di internazionalismo”.
A questo proposito Marino ha citato la “mai risolta Questione meridionale, questione – ha segnalato - che oggi reclama di essere colta come questione nazionale”. Per superarla il responsabile democratico insiste sulla lotta alla mafia “che impedisce lo sviluppo delle nostre regioni e alimenta il fiume delle nuove emigrazioni”. “Senza questa lotta – dice - non può esserci ricostruzione al Sud”.
“Se non si ricostruisce il Sud non si ricostruisce l’Italia – ha affermato Marino. - Insieme alla lotta alla mafia e all’innesto quotidiano di una diffusa cultura civica e della legalità, occorre tempestivamente investire nel lavoro e nella presenza visibile, forte, autorevole dello Stato. Il cittadino deve percepire concretamente che lo Stato è l’antimafia ed è la garanzia della sua libertà. E' quell’entità che può garantirgli la possibilità di lavorare e crescere in sicurezza. Garanzie che a volte, anche tra gli onesti, si pensa possa dare da queste parti solo la ‘ndrangheta. Solo se affronteremo questo nodo cruciale, il Sud potrà attrarre investimenti e il sistema Italia tutto potrà sperare di recuperare quel ruolo che le spetta nel consenso internazionale”. Un ruolo che potrebbe incidere, arginandolo, anche sul numero dei giovani che ancora oggi emigrano all'estero dal Mezzogiorno.
“Il nostro Paese ha una comunità di emigrati di più di 60 milioni tra cittadini italiani e di origine italiana, legati a noi dalla memoria e dal richiamo culturale. La stragrande maggioranza di essi viene dal nostro Mezzogiorno, dalla Calabria. Gente – ha affermato l'esponente democratico - che contribuisce a promuovere e diffondere cultura italiana, tutti i prodotti del made in Italy e del turismo, con ingenti ritorni per l’economia nazionale e locale, come ha ricordato il Presidente Napolitano. E non parliamo solo di vecchia emigrazione. Perché il nostro Paese non ha cessato di essere terra di emigrazione”.
“Questa gente, che nell’era della globalizzazione va comunque alla ricerca delle proprie radici in un mondo sempre più piccolo, in una dimensione politica sovranazionale, in un pianeta sempre più interconnesso, è una preziosa risorsa multiculturale, cosmopolita ed economica dell’Italia. È un importante plusvalore economico. Un capitale umano – prosegue Marino - su cui investire con politiche in grado di attrarre eccellenze, capitali, scambi economici e culturali capaci di produrre ricchezza, lavoro e crescita e ridurre la diseguaglianza. Tra questi connazionali o corregionali è ancora forte il sentimento di comunità e di appartenenza. Che li spinge a non perdere i rapporti con la terra d’origine. Rapporti che alimentano l’economia locale e nazionale. Per fare un esempio, basti ricordare solo che il nostro Paese, per tutte le politiche verso gli italiani nel mondo, investirà un totale di 16 milioni di euro nel 2012. Al contempo, esclusivamente dalle casse pensionistiche della sola Europa, arrivano annualmente in Italia circa 5 miliardi di euro”.
Per l'esponente democratico i connazionali all'estero possono “ancora aiutare la diffusione dei prodotti made in Italy e l’economia nazionale e meridionale nello specifico, se l’Italia e le regioni del Sud costruissero una rete di servizi e assistenza strutturate” e possono nello stesso tempo “creare e alimentare rapporti politici, culturali e scambi commerciali con partnership locali e nei paesi di residenza dei nostri molti e spesso giovani emigrati”. Per Marino occorrerebbe quindi “investire anche in queste politiche e in paesi a forte densità di immigrati italiani e alta crescita economica, come Brasile e Argentina, oltre che i classici Usa, Canada e Australia. O in aree geopoliticamente strategiche e vicine come Tunisia, Egitto, Libia, Marocco e Turchia. Anche per ritrovare quella vicinanza culturale di un antico passato condiviso e di scambi economici un tempo frequenti”.
“Occorrerebbe farlo anche con investimenti dello Stato centrale o delle regioni e province del Sud, con programmi di internazionalizzazione tra piccole e medie imprese locali selezionate con criteri di qualità e piccole e medie imprese nei paesi citati. Buone pratiche di questo tipo esistono già – afferma. - E rappresentano pochi casi isolati. Ma dimostrano come con investimenti modesti, un milione e mezzo di euro, abbiano creato ritorni economici di 15 milioni, prodotto posti di lavoro, aperto vie commerciali e rafforzato il rapporto con le comunità italiane e regionali all’estero. Il rafforzamento di questi rapporti produce poi ulteriori ritorni economici tramite il turismo di ritorno dall’estero delle nuove generazioni attraverso le vacanze-studio”. “Gli enti locali del Sud dovrebbero investire con appositi pacchetti strutturati tra università e attività ricettive e agenzie turistiche, nell’attrazione dei discendenti di italiani nel mondo (o di stranieri interessati all’Italia) – suggerisce il responsabile democratico, - che vogliono venire nelle regioni d’origine a studiare l’italiano, la moda, la cucina e a visitare i luoghi d’origine e non. Anche con tanti, piccoli progetti e contributi strutturati in rete come questi, si può ricostruire l’Italia, il Sud e i piccoli centri, creando lavoro, legalità, cultura, internazionalizzazione”.
“Anche questo può essere utile affinché nessuno scriva più versi amari – conclude Marino, - come quelli che scriveva e cantava Vittorio Franceschi nella ballata Chi non emigra spara, quando diceva: Nel Sud, paese caldo/ chi non emigra, spara!/ e chi non spara/ ascolta nel silenzio/ il ronzio della sua rabbia impotente”. (Inform)