INFORM - N. 226 - 5 dicembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

A Roma il Convegno “Pane amaro. L’identità perduta. 150 anni di emigrazione italiana”

Durante l’incontro, organizzato dalla Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Roma Tre, si è parlato del passato, del presente e del futuro delle nostre collettività nel mondo

 

ROMA – Si è svolto a Roma il convegno, promosso dalla Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Roma Tre in collaborazione con l’associazione culturale Sconfinando e l’Arcilesbica di Roma , dal titolo “Pane amaro. L’identità perduta. 150 anni di emigrazione italiana”. L’incontro si è aperto con l’intervento di Anna Aluffi Pentini, docente dell’Università Roma Tre e responsabile scientifica dell’evento, che ha spiegato come con questo convegno si sia cercato di recuperare la memoria di un’emigrazione italiana che rappresenta la storia di tutti. Dopo aver sottolineato la necessità di una mediazione pedagogica che ci consenta di superare i pregiudizi verso il diverso da noi, la Aluffi, partendo da alcune  sue esperienze personali vissute con italiani all’estero quando era studentessa in Germania, si è soffermata sul senso di solitudine, di estraneazione e di isolamento linguistico vissuto da tanti migranti nelle nuove terre di residenza. Una situazione complessa, appesantita da una “nostalgia senza replica”, che spesso porta  gli emigranti a rifugiarsi nel loro passato. Fabio Oliveri, vicepresidente dell’associazione Sconfinando, ha invece parlato della necessità di creare una rete di orientamento e sostegno per gli emigrati italiani che tornano nel nostro paese. Oliveri ha anche annunciato la creazione di un dvd dedicato ai lavori del convegno. Un supporto multimediale con varie videointerviste che verrà distribuito nelle scuole.  Il presidente dell’associazione Sconfinando, Bruno Vacca, dopo aver ricordato con rammarico la chiusura della Casa degli Emigranti di Sant’Elia Fiumerapido che insieme ad altri centri nella provincia di Frosinone si occupava dei corregionali rientrati dall’estero, ha evidenziato la necessità di elaborare nuove politiche per l’emigrazione che consentano di non perdere il rapporto con le nuove generazioni all’estero. A seguire l’intervento della presidentessa dell’Arcilesbica di Roma Eugenia Migliozzi, che ha ricordato come l’Italia a tutt’oggi non riconosca alcun tipo di diritto alle persone omosessuali.

Dal canto suo Andreina Clementi, professoressa di Storia Contemporanea e del XX Secolo all’Università di Napoli L’Orientale, ha ripercorso il lungo cammino della nostra emigrazione che dal 1880 al 1970 ha visto l’espatrio di circa 20 milioni di italiani. Un fenomeno non omogeneo che in una prima fase, fino alla chiusura nel 1924 delle frontiere ai migranti da parte degli Stati Uniti, è stata caratterizzata da grandi flussi migratori spontanei di lavoratori agricoli verso il Brasile e l’Argentina a cui poi hanno fatto seguito le imponenti diaspore verso le città degli Stati Uniti. In molti casi, secondo la Clementi, nonostante le grandi difficoltà da superare, si trattò di emigrazione definitiva e di successo completata da ricongiungimenti familiari. Altre volte invece il capofamiglia rimaneva all’estero per 5 o 10 anni per poi tornare in Italia con i risparmi accumulati.  La Clementi ha inoltre spiegato come le rimesse dei nostri emigrati contribuirono allo sviluppo dell’economia e all’industrializzazione dell’Italia.  Dopo il 1947 ebbe inizio la seconda fase dell’emigrazione Italiana con una diaspora che si orientò prevalentemente verso l’Europa, il Canada, il Venezuela e l’Australia. Si trattava perlopiù di migrazioni assistite dallo Stato italiano attraverso accordi bilaterali che apparivano caratterizzate sia da una notevole presenza di donne sole, sia da un’alta percentuale di rientri soprattutto per quanto riguarda i nostri connazionali emigrati in Germania. Un’ondata migratoria che, secondo la Clementi, è stata quindi caratterizzata da un minore grado di successo rispetto alla diaspora a cavallo fra 800 e 900.

Ha poi preso la parola Delfina Licata, caporedattore del Rapporto Italiani nel Mondo della Migrantes, che ha spiegato come al 1 gennaio 2011 si contavano 4.115.235 iscritti all’Aire con un aumento di quasi 90.000 unità rispetto all’anno precedente. La Licata ha anche sottolineato come al momento la collettività italiana nel mondo evidenzi una diminuzione gli over 65 e  una crescente presenza femminile (47,8%) e di minorenni (16%). La ricercatrice si è anche soffermata sulle forme di migrazione temporanea come ad esempio quella degli studenti italiani che si recano all’estero per motivi di studio, fra questi  sono numerosi i liceali (4200 solo nel 2010),  e dei viaggi di lavoro compiuti dai nostri connazionali, se ne contano circa 15 milioni. La Licata ha inoltre ricordato i tanti oriundi italiani presenti nel mondo, almeno 60 milioni, dislocati soprattutto nei grandi paesi di residenza dell’America del Sud, e i numerosi viaggi di ritorno compiuti in Italia dai giovani discendenti dei nostri emigrati. 

Paola Nicolini, docente di Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell’Educazione all’Università di Macerata ha invece evidenziato come i pregiudizi verso i migranti nascano da processi mentali di categorizzazione sociale comuni all’essere umano  che possono essere superati attraverso la conoscenza e la formazione a un approccio sociale alla differenza. Un modo di porsi che consenta all’altro di rilevarsi,

Dal canto suo il regista Gianfranco Norelli ha presentato il documentario “Pane Amaro- Storie di Italiani in America”. Una riflessione sulla difficile esperienza migratoria dei nostri connazionali negli Stati Uniti, caratterizzata da linciaggi contro gli italiani ma anche dal grande impegno sindacale, politico e sociale della nostra comunità, che per Morelli può dare importanti spunti di approfondimento ad un’Italia che oggi si confronta con il fenomeno dell’immigrazione. Fra gli altri interventi del convegno segnaliamo quelli del direttore del Museo regionale Pietro Conti di Gualdo Tadino Catia Monacelli, che ha parlato della lunga esperienza di questo laboratorio didattico della memoria, e del direttore del Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana (CISEI) Fabio Capoccia, che ha illustrato  l’Archivio informatizzato online dell’emigrazione italiana. Un database storico di nomi di emigranti in continua espansione che a tutt’oggi raccoglie circa tre milioni di schede. Da ricordare anche la riflessione del presidente dell’associazione Lombardi nel Mondo Daniele Marconcini che ha parlato del sito www.portale.lombardinelmondo.org. Uno strumento informativo che si rivolge all’America Latina e alle altre aree del mondo dove la concentrazione di cittadini lombardi risulta essere di particolare rilievo. (Goffredo Morgia – Inform) 


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