RASSEGNA STAMPA
Da “
Fragile, isolata, ostaggio dei mercati. Ecco la fotografia
dell'Italia in crisi
Il rapporto del Censis: cresce la povertà, domina la
finanza, s'indebolisce la politica. I giovani sono sempre più penalizzati
ROMA - Una società fragile, isolata ed eterodiretta, vista la propensione degli uffici europei «a dettarci l’agenda». È il quadro tracciato dal 45esimo rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Nel picco della crisi 2008-2009, si legge nelle considerazioni finali del rapporto, l’Italia aveva dimostrato «una tenuta superiore a tutti gli altri» guadagnandosi «una good reputation internazionale». Ora, invece, l’Italia si scopre fragile «a causa di una crisi che viene dal non governo della finanza globalizzata e che si esprime sul piano interno con un sentimento di stanchezza collettiva e di inerte fatalismo rispetto al problema del debito pubblico». Emerge anche un senso di isolamento, dettato dall’estraneità rispetto ai grandi processi internazionali, e anche l’impressione di essere «eterodiretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda. I nostri antichi punti di forza (la capacità di adattamento e i processi spontanei di autoregolazione nel welfare, nei consumi, nelle strategie d’impresa) non riescono più a funzionare». Però, in tempi di crisi, gli italiani riscoprono il valore della responsabilità collettiva: il 57,3% è disponibile a fare sacrifici per l’interesse generale del Paese. Anche se il 46% di questi lo farebbe solo in casi eccezionali.
E' allarme
povertà, e per chi non lo è spariscono i risparmi
Sono ridotti
in povertà 4 milioni di famiglie italiane, un numero cresciuto di mezzo milione
(+14,6%) solo negli ultimi 5 anni. Nel periodo 2006-2010, si legge nel
rapporto Censis, si è avuto un aumento di oltre 505.000 famiglie in condizione
di deprivazione (+14,6%), che ora sono 4 milioni; è aumentato di oltre 1 milione
(sono 4,1 milioni in totale) il numero di famiglie che hanno intaccato il
patrimonio o contratto debiti; le coppie con figli in povertà assoluta sono
aumentate di 115.000 nuclei (+37%) e sono ormai oltre 424.000; le monogenitoriali in povertà assoluta sono aumentate di 65.000
nuclei (+72,3%) e sono salite a 154.000; le famiglie numerose in povertà assoluta
con 5 e più componenti sono aumentate di 43.000 unità (+41,6%) e sono ora
147.000. Per ogni famiglia i risparmi accumulati su base trimestrale,
si legge nel rapporto, sono passati dai 1.860 euro di fine
Il ristagno
economico
L’economia è
stagnate ma l’export è una delle poche variabili in crescita: +15% nel 2010
e +16% nel primo semestre del 2011. Tra le cause del ristagno economico il
Censis sottolinea il deficit di classi dirigenti: nel nostro Paese i vertici
decisionali si sono ridotti di oltre 100.000 unità tra il 2007 e il 2010,
passando da
Il primato
della finanza. E siamo etero diretti
«Siamo fragili a causa di una crisi che viene dal non governo della finanza globalizzata e che si esprime sul piano interno con un sentimento di stanchezza collettiva e di inerte fatalismo rispetto al problema del debito pubblico. Siamo isolati, perché restiamo fuori dai grandi processi internazionali. E siamo eterodiretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda. Viviamo esprimendoci con concetti e termini che nulla hanno a che fare con le preoccupazioni della vita collettiva (basti pensare a quanto hanno tenuto banco negli ultimi mesi termini come default, rating, spread, ecc.) e alla fine ci associamo, ma da prigionieri, alle culture e agli interessi che guidano quei concetti e quei termini». La dialettica politica inoltre, sottolinea il Censis, è «prigioniera del primato dei poteri finanziari. Era prevedibile che la verticalizzazione e la personalizzazione del potere coltivate negli ultimi vent’anni avrebbero impoverito nel tempo la nostra forza di governo. Si è così creato un deficit politico che ha favorito una logica di polarizzazione decisionale: in basso vince il primato del mercato, in alto il primato degli organismi apicali del potere finanziario. ’Ognuno per sè e Francoforte per tutti sembra il messaggio corrente».
Oggi,
prosegue il Censis, «la dialettica politica sembra prigioniera del primato,
anche lessicale, della regolazione finanziaria di vertice, che però può esprimere
solo una dimensione di controllo, non di evoluzione e crescita. È illusorio
pensare che i poteri finanziari disegnino sviluppo.
Perchè - conclude il Censis - lo sviluppo si fa
con energie, mobilitazioni, convergenze collettive, quindi soltanto se si
è in grado di fare governo politico della realtà».
La crisi
punisce i più giovani
La crisi economica
in Italia ha colpito in particolar modo i giovani: «La crisi si è abbattuta
come una scure su questo universo: tra il 2007 e il 2010 il numero degli occupati
è diminuito di 980.000 unità e tra i soli italiani le perdite sono state pari
a oltre 1.160.000 occupati». In calo i laureati, che il mercato non assorbe:
«Sul versante dell’alta professionalità, siamo di fronte al paradosso di una
scarsa, e tendenzialmente in contrazione, produzione di laureati, rispetto
alle altre economie avanzate, che ci colloca ancora molto lontani dall’obiettivo
comune europeo di giungere al 40% di popolazione di 30-34 anni in possesso
di titoli d’istruzione terziaria, e un mercato del lavoro non in grado di
assorbirla completamente». (
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