INFORM - N. 225 - 2 dicembre 2011


RASSEGNA STAMPA

Da “La Stampa.it del 2.12.2011

Fragile, isolata, ostaggio dei mercati. Ecco la fotografia dell'Italia in crisi

Il rapporto del Censis: cresce la povertà, domina la finanza, s'indebolisce la politica. I giovani sono sempre più penalizzati

 

ROMA - Una società fragile, isolata ed eterodiretta, vista la propensione degli uffici europei «a dettarci l’agenda». È il quadro tracciato dal 45esimo rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Nel picco della crisi 2008-2009, si legge nelle considerazioni finali del rapporto, l’Italia aveva dimostrato «una tenuta superiore a tutti gli altri» guadagnandosi «una good reputation internazionale». Ora, invece, l’Italia si scopre fragile «a causa di una crisi che viene dal non governo della finanza globalizzata e che si esprime sul piano interno con un sentimento di stanchezza collettiva e di inerte fatalismo rispetto al problema del debito pubblico». Emerge anche un senso di isolamento, dettato dall’estraneità rispetto ai grandi processi internazionali, e anche l’impressione di essere «eterodiretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda. I nostri antichi punti di forza (la capacità di adattamento e i processi spontanei di autoregolazione nel welfare, nei consumi, nelle strategie d’impresa) non riescono più a funzionare». Però, in tempi di crisi, gli italiani riscoprono il valore della responsabilità collettiva: il 57,3% è disponibile a fare sacrifici per l’interesse generale del Paese. Anche se il 46% di questi lo farebbe solo in casi eccezionali.

E' allarme povertà, e per chi non lo è spariscono i risparmi

Sono ridotti in povertà 4 milioni di famiglie italiane, un numero cresciuto di mezzo milione (+14,6%) solo negli ultimi 5 anni.  Nel periodo 2006-2010, si legge nel rapporto Censis, si è avuto un aumento di oltre 505.000 famiglie in condizione di deprivazione (+14,6%), che ora sono 4 milioni; è aumentato di oltre 1 milione (sono 4,1 milioni in totale) il numero di famiglie che hanno intaccato il patrimonio o contratto debiti; le coppie con figli in povertà assoluta sono aumentate di 115.000 nuclei (+37%) e sono ormai oltre 424.000; le monogenitoriali in povertà assoluta sono aumentate di 65.000 nuclei (+72,3%) e sono salite a 154.000; le famiglie numerose in povertà assoluta con 5 e più componenti sono aumentate di 43.000 unità (+41,6%) e sono ora 147.000.  Per ogni famiglia i risparmi accumulati su base trimestrale, si legge nel rapporto, sono passati dai 1.860 euro di fine 2005 a poco più di 1.200 euro alla metà del 2011: una flessione complessiva del 34,5% in cinque anni e mezzo. Nella prima parte dell’anno, soltanto il 28,2% delle famiglie italiane è stato in grado di mettere da parte una quota del proprio reddito mensile, il 53% è andato in pari tra quanto speso e quanto guadagnato, il 18,8% è finito in rosso. La propensione al risparmio delle famiglie italiane, che a metà degli anni ’90 era superiore al 20% del reddito disponibile e a metà dello scorso decennio oscillava ancora tra il 15% e il 17%, ha subito una contrazione, attestandosi oggi su un ben più modesto 11,3%.

Il ristagno economico

L’economia è stagnate ma l’export è una delle poche variabili in crescita: +15% nel 2010 e +16% nel primo semestre del 2011. Tra le cause del ristagno economico il Censis sottolinea il deficit di classi dirigenti: nel nostro Paese i vertici decisionali si sono ridotti di oltre 100.000 unità tra il 2007 e il 2010, passando da 553.000 a 450.000, cioè dal 2,4% al 2% del totale degli occupati. Sono una fascia sociale fortemente maschilizzata: le donne sono solo un quinto del totale e la loro incidenza tende a diminuire (dal 21,4% al 20,1%). Gli under 45 rappresentano meno del 40% (mentre sono quasi il 60% degli occupati totali). La quota dei laureati (36,4%) è poco più del doppio di quella riferita all’occupazione totale, ma decisamente inferiore a quella delle professioni specializzate.

Il primato della finanza. E siamo etero diretti

«Siamo fragili a causa di una crisi che viene dal non governo della finanza globalizzata e che si esprime sul piano interno con un sentimento di stanchezza collettiva e di inerte fatalismo rispetto al problema del debito pubblico. Siamo isolati, perché restiamo fuori dai grandi processi internazionali. E siamo eterodiretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda. Viviamo esprimendoci con concetti e termini che nulla hanno a che fare con le preoccupazioni della vita collettiva (basti pensare a quanto hanno tenuto banco negli ultimi mesi termini come default, rating, spread, ecc.) e alla fine ci associamo, ma da prigionieri, alle culture e agli interessi che guidano quei concetti e quei termini».  La dialettica politica inoltre, sottolinea il Censis, è «prigioniera del primato dei poteri finanziari. Era prevedibile che la verticalizzazione e la personalizzazione del potere coltivate negli ultimi vent’anni avrebbero impoverito nel tempo la nostra forza di governo. Si è così creato un deficit politico che ha favorito una logica di polarizzazione decisionale: in basso vince il primato del mercato, in alto il primato degli organismi apicali del potere finanziario. ’Ognuno per e Francoforte per tutti sembra il messaggio corrente».

 Oggi, prosegue il Censis, «la dialettica politica sembra prigioniera del primato, anche lessicale, della regolazione finanziaria di vertice, che però può esprimere solo una dimensione di controllo, non di evoluzione e crescita. È illusorio pensare che i poteri finanziari disegnino sviluppo.
Perchè - conclude il Censis - lo sviluppo si fa con energie, mobilitazioni, convergenze collettive, quindi soltanto se si è in grado di fare governo politico della realtà».

La crisi punisce i più giovani

La crisi economica in Italia ha colpito in particolar modo i giovani: «La crisi si è abbattuta come una scure su questo universo: tra il 2007 e il 2010 il numero degli occupati è diminuito di 980.000 unità e tra i soli italiani le perdite sono state pari a oltre 1.160.000 occupati». In calo i laureati, che il mercato non assorbe:  «Sul versante dell’alta professionalità, siamo di fronte al paradosso di una scarsa, e tendenzialmente in contrazione, produzione di laureati, rispetto alle altre economie avanzate, che ci colloca ancora molto lontani dall’obiettivo comune europeo di giungere al 40% di popolazione di 30-34 anni in possesso di titoli d’istruzione terziaria, e un mercato del lavoro non in grado di assorbirla completamente». (La Stampa.it del 2 dicembre 2011)

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