INFORM - N. 223 - 30 novembre 2011

 


CAMERA DEI DEPUTATI

Indagine conoscitiva sulla promozione della lingua e cultura italiana all’estero

L’audizione dei rappresentanti dei direttori degli Istituti italiani di cultura nel mondo

Gli interventi di Paolo Sabbatini, Giorgio Campanaro, Francesca Valente e del deputato Emerenzio Barbieri (Pdl)

 

ROMA – Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla Promozione della Lingua e Cultura Italiana all’Estero si è svolta ieri alla Camera, davanti ai deputati della III e VII Commissione,  l’audizione di una rappresentanza dei direttori degli istituti italiani di cultura. La seduta, moderata dal presidente della Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione Valentina Aprea, si è aperta con l’intervento del direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga Paolo Sabbatini che ha evidenziato la necessità, anche alla luce della difficile situazione finanziaria, di una rivisitazione della missione degli Istituti Italiani di Cultura. Per Sabbatini gli istituti devono essere  “camere di compensazione delle attività culturali” e fondamentali punti di riferimento per quanto riguarda la diffusione in Italia di quello che avviene nei paesi di accreditamento e viceversa. Il direttore dell’Istituto di Cultura di Praga  ha poi parlato dell’esigenza di migliorare sia le condizioni  previste per l’arrivo in Italia di studenti stranieri, sia le attività di insegnamento della lingua italiana all’estero. Attività che andrebbero potenziate.

Secondo Sabbatini  per evitare la dispersione delle scarse risorse disponibili “è indispensabile riconoscere agli istituti di cultura il ruolo di coordinamento tecnico, E’ necessario – ha precisato - che gli istituti rappresentino un punto di riferimento assoluto per la cultura, lo stile di vita e il legame fra cultura e impresa. Quindi non bisogna indebolire gli istituti di cultura, ma al contrario vanno rafforzati perché rappresentano un punto di riferimento indispensabile e svolgono un ruolo che va riconosciuto ”. Per Sabbatini bisogna inoltre rafforzare l’informazione, rendendo sempre più trasparente il lavoro di questa “camera di compensazione culturale”, e indirizzare al meglio le risorse del personale disponibile. “La professionalità dell’addetto culturale – ha spiegato il direttore dell’Istituto di Praga  - nasce in Italia da una tradizione unica e plurisecolare. Una base culturale assolutamente insostituibile che si acquisisce in anni di studio ed è indispensabile per al successiva installazione di capacità manageriali, che quindi  a mio avviso vanno innestate in persone già colte.

Sabbatini, dopo aver evidenziato che gli istituti debbono svecchiarsi non solo nelle idee ma anche nelle modalità operative, ha precisato come il “direttore ideale dell’istituto di cultura” debba essere capace di assicurare l’adesione delle realtà locali ed italiane e di far crescere le proprie iniziative insieme ai potenziali sponsor, evitando collaborazioni e compartecipazioni con attività già esistenti.

Dal canto suo Giorgio Campanaro, già direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, ha sottolineato come negli ultimi anni la cultura, nell’approccio della nostra diplomazia culturale, abbia svolto quasi un ruolo “ancillare” rispetto all’economia.      

Campanaro ha anche ricordato la propria positiva esperienza lavorativa nell’ambito del Gruppo di lavoro di Vienna degli Istituti di Cultura dell’UE. Una tipologia  associativa, presente anche in altre capitali europee ed extraeuropee, che promuove la cooperazione fra gli istituti di cultura e le ambasciate della Ue, sostiene l’integrazione dei nuovi stati membri della Ue nell’ambito di una cooperazione multiculturale, stabilisce una rete di comunicazione fra gli istituti di cultura stranieri presenti nella capitale austriaca e le autorità locali e promuove manifestazioni congiunte come il Festival del Cinema Europeo, la Giornata Europea della Musica. Una soluzione associativa fra istituti di cultura, capace di abbattere i costi e di dare maggiore visibilità agli eventi, a cui, secondo Campanaro, l’amministrazione del Mae dovrebbe fare maggiore attenzione, sostenendo lo sviluppo di quei gruppi in cui è coinvolta l’Italia.

“I corsi di italiano sono importanti – ha proseguito Campanaro - non solo per la diffusione della nostra lingua e cultura, ma anche perché questi corsi, se ben strutturati e condotti possono costituire una fonte di autofinanziamento. Credo inoltre che, dov’è possibile, i corsi debbano essere gestiti direttamente dagli istituti per assicurare il massimo di introito e di trasparenza gestionale e amministrativa. Anche perché penso che dai discenti l’istituto debba essere visto come il luogo per eccellenza in cui la cultura italiana viene declinata nelle sue sfaccettature. Nel caso in cui – ha aggiunto Campanaro - vi fosse per conto dell’istituto un ente gestore dei corsi, io penso che questo dovrebbe essere unicamente un’associazione registrata presso le autorità locali e attentamente monitorata dal responsabile dell’istituto e da un addetto linguistico, al fine di  assicurare una didattica corretta e conforme ai parametri di riferimento fissati dall’Unione Europea”. Campanaro ha infine auspicato una certificazione della lingua gestita unicamente dagli istituti di cultura.

Francesca Valente, già direttore di istituti di cultura in Canada e Nord America, ha ricordato la sua positiva esperienza nell’ambito dell’operazione culturale, nata da un’idea per il Padiglione Italia della Biennale,  in cui si cercò di mappare la creatività degli italiani all’estero, chiedendo ai nostri istituti di individuare gli artisti italiani o di origine italiana sparsi nel mondo.

Anche secondo la Valente sarebbe opportuna una nuova configurazione della mappa dei nostri istituti di cultura. “Otto istituti in Germania e quattro in Francia – ha precisato la Valente - non hanno più senso nel terzo millennio e dovrebbero ovviamente essere privilegiate aree molto più lontane assetate di italianità. Per la Valente andrebbe anche cambiato il profilo del responsabile dell’istituto “che oggi non può che essere un imprenditore culturale. Io penso che non possa esservi spazio per uno studioso che si concentri solo sulla propria disciplina di specializzazione. Non avrebbe infatti senso non proporre un ventaglio di discipline che in qualche modo ritraggano l’Italia di oggi, di ieri e di domani. Bisogna inoltre evitare – ha aggiunto la valente - che l’istituto diventi una torre d’avorio. Deve essere invece un centro di irradiazione della cultura italiana, ma un anche punto di incontro fondamentale, in una sinergia irrinunciabile, fra la cultura del luogo e la cultura italiana”. La Valente ha infine auspicato l’eliminazione degli istituti con alti costi di affitto, la rivalutazione delle sedi demaniali e una formazione mirata per i responsabili degli istituti che preveda anche una solida preparazione giuridica e ottime conoscenze linguistiche.  

La seduta delle commissioni riunite si è conclusa con l’intervento del deputato del Pdl Emerenzio Barbieri che ha sottolineato come la ricollocazione dei nostri Istituti di Cultura nel mondo vada eseguita secondo criteri ben precisi e si è detto d’accordo sull’ipotesi, emersa durante l’audizione,  di riconoscere agli istituti italiani all’estero il ruolo di coordinamento tecnico della politica culturale. (Goffredo Morgia-Inform)

 


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