INFORM - N. 222 - 29 novembre 2011


ASSOCIAZIONI

Dal “Messaggero di sant’Antonio”, dicembre 2011

Canada.  I 35 anni del Circolo Vicentini della British Columbia

Un impegno che si rinnova

La celebrazione ha riunito tre generazioni. A confronto storia, radici comuni e impegno associativo. La sfida è trasmettere ai giovani l’orgoglio della propria identità e l’appartenenza a una cultura secolare

 

VANCOUVER - Un evento speciale per una storia da ricordare e progetti da realizzare. La Vicentini cultural society of British Columbia, nata ufficialmente il 15 novembre 1976 – in anticipo di un anno sull’apertura del Centro culturale italiano di Vancouver, di cui è stata socio fondatore ed è tuttora attivissima parte – ha celebrato di recente il 35° compleanno. L’ha fatto in grande stile, nel corso di un’elegante e festosa serata, con centinaia di persone convenute nel salone delle feste del Centro. Ospiti d’onore il console generale d’Italia, Francesco de Conno, il presidente della Federazione del Centro, Mike Cuccione; il parroco di Our Lady of Sorrows, padre Riccardo Bezzegato; il presidente della Trevisani nel mondo, Settimo Perizzolo; gli ex presidenti della Vicentini succedutisi nel corso degli anni 1976-96, ovvero Claudio Dal Brun, Bruno Piccoli, Santo Casolin, Vito Blaschek, Mario Pan.

A fare gli onori di casa la presidente, Maria Balbo Bisognin, in carica dal 1997, coadiuvata da Lucia Belfiore, Delia Bortignon, Susie Car, Vittorino Dal Cengio, Ivo Mattiello, Dario Piccoli, Bertilla ed Elio Zordan, consiglieri esecutivi del circolo di Vancouver. Erano presenti alla serata intere famiglie di nonni, genitori e figli. Non molti questi ultimi, a dire il vero, come accade spesso tra le associazioni tradizionali; ma quei pochi, tuttavia, sono stati davvero partecipi. Sono giovani nati, cresciuti e scolarizzati in Canada, orgogliosi della propria identità vicentina, come Cristina Bisognin Pereira, per l’occasione disinvolta maestra di cerimonie. La ricordiamo ragazzina, quando a Vicenza partecipò con altri coetanei a uno dei primi corsi di aggiornamento organizzati dall’associazione Vicentini nel mondo. Con loro c’era anche Ed Fontana, diventato, anni dopo, consigliere esecutivo del Centro italiano.

Borse di studio a tre giovani

Il pubblico ha applaudito i tre giovani vincitori delle borse di studio che la Vicentini assegna, ogni anno, a studenti meritevoli di incoraggiamento. Questa volta i prescelti sono stati Alexandra Ross, diplomanda in infermieristica all’università di Victoria; Daniela Trevisan, che sta per concludere i corsi di fisioterapia pediatrica all’università della British Columbia; Christian Vezzaz, al quarto anno di studi presso l’istituto tecnologico della British Columbia (Bcit) dove si sta specializzando in idraulica. Christian è di madre vicentina e padre friulano, Daniela di madre vicentina e padre trevisano, ambedue quindi veneti al 50 per cento.

La frazione di vicentinità di Alexandra, il cui padre è di origine inglese, le viene dalla madre, Bruna Rampon, nata in Canada dai vicentini Veronica e Angelo Rampon. Partiti oltre mezzo secolo fa da Monte di Malo per insediarsi a Victoria, la capitale britishcolumbiana, i coniugi Rampon sono stati da sempre attivissimi volontari di quella comunità italiana. «La borsa di studio mi aiuterà a conseguire i miei obiettivi professionali» ha affermato Alexandra. E per quanto riguarda la sua origine vicentine, ha aggiunto di sentirsi «privilegiata di provenire da una parte del mondo con una storia e una cultura così importanti. Sento di poter dare qualcosa in più alle mie relazioni e alle mie passioni, proprio perché sono stata arricchita fin da piccola – avevo un anno e mezzo la prima volta – da visite e soggiorni in Veneto, e soprattutto dal fatto di vivere con i miei nonni. I love my heritage!».

Veneti, una presenza significativa nella storia

L’arrivo dei veneti sulla costa occidentale del Pacifico risale alla fine del XIX secolo, con l’approdo dei primi lavoratori d’origine italiana, provenienti per lo più dagli Stati Uniti, dove erano stati cercatori d’oro e minatori. Nel febbraio del 1911, il lombardo-veneto Filippo Branca aveva fondato la Veneta benevolent society (Società veneta di mutuo soccorso). Tra i primissimi associati figuravano Elio Balbo, Santo Brandolini, Angelo Calori, Giovanni Campagnola, Pietro Canal, Augusto e Sante Corrà, Annibale Franceschini, Giuseppe Giardin, Giovanni Secco, Giuseppe Toffoletto, quasi tutti presenti poi a celebrare, nel 1936, un quarto di secolo di solidarietà e di realizzazioni. Altri veneti elencati nei documenti d’epoca (secondo il Vancouver’s Society of Italians di Raymond Culos) sono Carlo Stefani, Nicola Rizzo, Angelo e Carlo Franceschini, Carlo Casorzo, Rinaldo Masi, Bortolo Barichello, Egidio Sturam, Giovanni Piccolo, Luigi Noal, Giovanni Gagno, Beniamino Giraudo, Salvatore Seminara, Pietro Tosi e Massimo Costantini, quest’ultimo tra i soci fondatori.

Ma l’ondata più consistente di veneti, e in particolare bellunesi, trevisani, vicentini – questi provenienti, per lo più, dalle valli dell’Agno e del Leogra – risale agli anni Cinquanta-Sessanta del XX secolo. Alcuni si insediarono in diverse località di Vancouver Island (Port Alberni, Campbell River, Duncan, Nanaimo, Victoria), altri nelle periferie della metropoli. A metà degli anni Settanta – anche in collegamento con le iniziative dell’ente Vicentini nel mondo – a Vancouver nacque l’Associazione vicentina (uno dei Circoli, così li chiamano a Vicenza). Fondatori furono Claudio Dal Brun, presidente, con i consiglieri Miranda Bucciol, Armando Burtini, Severino Bertolini, Teresa Burtini, Eliana Dalla Vecchia. «Obiettivi della società: coltivare e facilitare la comprensione e l’amicizia tra la comunità vicentina e altre comunità e gruppi etnici; promuovere iniziative culturali, folkloristiche e sportive anche in cooperazione con altri soggetti; operare con particolare sensibilità e attenzione attuando la solidarietà secondo le necessità del momento». Dopo 35 anni non sono indicazioni superate: restano itinerari percorribili, stimoli per operare sempre meglio.

«La vostra comunità è stata, ed è, parte vitale della storia e della vita del Centro culturale italiano. Vi ringraziamo di cuore» ha detto il presidente Cuccione nel corso della serata celebrativa del 35° anniversario, dopo che Maria Bisognin aveva portato il suo saluto ai convenuti, riconoscendo il contributo di soci e dirigenti, passati e presenti, e sottolineando l’importanza di celebrare non solo una data ma «le nostre tradizioni, la cultura, la lingua, il fatto di avere mantenuto le nostre radici vicentine, tenendoci con ciò vicini alla nostra madre patria». Un pensiero affine a quello del presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, che nel messaggio fatto pervenire da Venezia ha scritto: «Alcuni sono tornati, altri come voi hanno deciso di rimanere all’estero, pur restando profondamente legati, nel loro animo, alla terra d’origine, che non smette di esercitare il suo fascino e quel richiamo che spinge chi risiede lontano dal Veneto a tenere vive tradizioni, lingue, storie».

Nel suo messaggio, il console generale d’Italia, Francesco de Conno, aveva tra l’altro affermato che «i 35 anni sono forse il periodo migliore della vita di tutti noi. Pur ancora giovani, si è ormai anche maturi e nel pieno delle capacità lavorative». L’auspicio, infine, del presidente dell’ente Vicentini nel mondo, Giuseppe Sbalchiero, è stato che «i giovani possano responsabilmente onorare e rispettare il lavoro svolto per anni, con passione, dai propri genitori e dai propri nonni, ed ereditare l’impegno da essi profuso affinché il circolo possa ancora, in futuro, rappresentare per tutti gli emigranti un’oasi di serenità, amicizia e collaborazione». (Anna Maria Zampieri Pan -Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)


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