MISSIONARI
Dal “Corriere Canadese” on line
Padre Contarin e la battaglia
contro l’Aids
Il missionario veneto opera in Thailandia da 26 anni.
Il Paese è in ginocchio per la drammatica alluvione
MARKHAM - Combatte l’Aids in Thailandia. E ora deve far fronte anche ai pesanti allagamenti che da quattro mesi stanno flagellando il Paese del Sud-est asiatico e hanno causato oltre 600 morti. «Aiutare i bambini disabili è ora più che mai difficile: operiamo con la Caritas locale, distribuendo viveri di prima necessità». Padre Giovanni Contarin è un missionario camilliano che opera in Thailandia da 26 anni. Gli ultimi 17 li ha passati nella provincia di Rayong, nella parte sud-est del Paese, dove ha fondato diversi centri per i bambini malati, che offrono attività di prevenzione, cura e assistenza. Sabato 19 novembre il religioso veneto era a Markham per la quarta edizione della raccolta fondi “Living positive”, organizzata dalla St. Camillus Angels’ Village Foundation, struttura fondata dal missionario nel 2008.
Padre,
com’è la situazione attuale?
«Le cose stanno lentamente migliorando, ma la situazione rimane grave. Ci sono migliaia di pompe in funzione - donate anche da Cina e Giappone - per cercare di contenere l’acqua. Ho un amico italiano chiuso dentro la sua fabbrica con 70 operai da 24 giorni. Hanno eretto un muro davanti alla fabbrica per proteggersi dal metro e mezzo di acqua che li circonda».
Quali
sono i numeri della tragedia?
«Gli allagamenti che hanno colpito le province del Nord, Bankok e anche nei nostri centri stanno mettendo in ginocchio 3 milioni di persone. Uno dei problemi più grandi sono i medicinali: 12 case farmaceutiche hanno bloccato la produzione, con l’inevitabile conseguenza che le spese per l’importazione di medicinali sono elevatissime».
Ci vuole
spiegare il suo impegno contro l’Aids?
«Abbiamo fondato quattro centri per bambini sieropositivi nella zona di Rayong (un centro è dedicato ai bambini dai 3 ai 13 anni, dove ne sono ospitati 60; uno per adolescenti, dove vivono 21 ragazzi; un terzo per orfani di genitori malati di Aids, dove ce ne sono 17 e uno nuovo per bambini disabili che prevede un programma per 15 residenti e un day care per 16 persone, ndr). Due anni fa abbiamo creato un’altra struttura - The Camillian Home - per bambini disabili e malati di Hiv, che prevede un day program. Infine a maggio c’è stata l’inaugurazione del sesto centro, che può ospitare 16 bambini sieropositivi. Un medico thailandese in pensione ha donato mezzo milione di euro per questa struttura, in memoria della figlia scomparsa».
Quali
sono i problemi maggiori che sta affrontando? Lei è stato un precursore nella
lotta all’Aids a Bangkok, ma dovette abbandonare la capitale per discriminazione,
odio e addirittura attentati contro la sua persona.
«Le difficoltà sono molte, soprattutto con i bambini ciechi sieropositivi. Il gruppo di insegnanti anch’essi non vedenti non vogliono lavorare con loro, perché hanno paura di ammalarsi».
E quali
sono state le soddisfazioni più grandi?
«In questi ultimi due anni siamo riusciti a riabilitare 15 ragazzi sopra i 18 anni, a cui abbiamo dato un lavoro e ora sono autosufficienti, sanno come affrontare la malattia e come usufruire dei servizi sanitari. In molti casi si sono trovati anche un compagno o una compagna. Certi addirittura hanno il ragazzo o la ragazza non malati di Aids, e questa penso sia una conquista formidabile».
Quanti
soldi siete riusciti a raccogliere tramite
«20mila dollari in tre anni, ora conteremo il denaro dell’ultimo gala».
Quali
sono i suoi prossimi impegni?
«Il 15 dicembre organizzerò a Bankok un’altra raccolta fondi, in collaborazione con l’ambasciata e la Camera di commercio italiane. Avremo 400 persone e faremo vivere il Natale ai buddisti».
Per ulteriori
informazioni chiamare al 416-743-8700, oppure visitare il sito web www.stcamillusangelsvillagefoundation.com.
(Mattia Bello-Corriere.com/