STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
L’editoriale del direttore della Voce d’Italia Mauro Bafile
“Immigrazione ed emigrazione, una ricchezza per il Paese”
CARACAS – “Due paesi. Due Italie. Il presidente Napolitano, con il suo autorevole intervento, ha messo il dito nella piaga. E fatto notare quanto assurdo sia che chi nasce in Italia non abbia diritto alla cittadinanza. Eppure è così. Tale è il caso dei figli degli immigrati. Una ingiustizia giuridica alla quale il capo dello Stato ha chiesto di porre rimedio”. Inizia così l’editoriale di Mauro Bafile, direttore della Voce d’Italia di Caracas, sulle affermazioni del Presidente della Repubblica relative alla concessione della cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia.
“Il presidente Napolitano, trasformandosi nella coscienza del Paese, - prosegue Bafile - ha semplicemente messo in evidenza il problema che riguarda tanti giovani, che, sebbene formalmente continuino ad essere stranieri a seguito della normativa vigente, siano di fatto cittadini italiani ‘nella vita quotidiana, nei sentimenti, nella percezione della propria identità’. E, nella sua ampiezza di vedute, ha rivendicato anche l’importanza del legame che i giovani figli di immigrati hanno con la cultura di origine. Insomma, nel fondo, non ha fatto altro che riconoscere quanto significativo sia, per un paese, il processo d’integrazione e quanto possa diventare negativo, invece, quello di assimilazione. Il capo dello Stato, poi, ha sottolineato che ‘l’importante è che vogliano vivere in Italia, e contribuire al benessere collettivo condividendo lingua, valori, doveri civici di leggi del nostro Paese’. Le autorevoli parole del Capo dello Stato – ricorda Bafile - hanno ricevuto il plauso delle correnti progressiste della nazione, di quella parte dell’Italia che guarda al futuro e che è cosciente che l’immigrazione non rappresenti un pericolo ma costituisca una ricchezza. Una ricchezza economica, certamente, secondo il ‘Rapporto Annuale dell’Economia dell’Immigrazione’, sono due milioni i lavoratori immigranti, notificano al fisco 40 milioni di euro e pagano l’Irpef per quasi 6 milioni. Ma soprattutto, culturale e sociale.
“D’altro canto, - prosegue Bafile - non poteva mancare la nota dissonante: la condanna alle parole responsabili del Capo dello Stato e l’allarme, con toni inquietanti, sulla minaccia che rappresenta l’immigrante, considerato alla pari di pericolosi criminali, e sui rischi che correrebbero i ‘veri italiani’ qualora fosse dato ascolto all’appello del Presidente della Repubblica. Sono quei settori che ignorano un capitolo della storia italiana: quella della nostra emigrazione. Che fanno finta di non sapere che all’inizio del secolo scorso e nell’immediato dopoguerra, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, anche l’Italia era una terra da cui partivano migliaia di persone che sarebbero state immigrati in altre nazioni. E che i nostri pionieri in Svizzera, in Austria, in Belgio, in Germania e anche negli Stati Uniti erano considerati men che niente: cittadini di ‘serie B’ ai quali poteva essere negato l’accesso ai ristoranti, così come si fa con gli animali. Ancora oggi, e chiediamo al Presidente Napolitano di tenerne conto, tra i nostri connazionali esistono storture in tema di cittadinanza. Basta ricordare la norma che permette agli italiani che hanno riacquistato la cittadinanza di trasmetterla unicamente ai figli minorenni senza tener conto della centralità del nucleo familiare”. Secondo Bafile questa “altra Italia” che cerca di ignorare il nostro passato migratorio, da cui emergono i nomi di Bossi, Castelli, Maroni, Calderoli e Borghezio, non ha rispetto per “l’Italia nata dal nostro risorgimento, dai moti rivoluzionari che scossero il paese dal nord al sud; quella che si riconosce nel tricolore e nei valori intrinsechi della Costituzione”
Per Bafile “dopo la reazione rabbiosa alle parole sagge e ponderate del Capo dello Stato, dopo aver ascoltato la promessa di costruire ‘barricate’ in Parlamento per evitare che ai figli di immigrati in Italia si possa riconoscere il diritto di cittadinanza; non può più meravigliare se, per noi Collettività all’estero, gli ultimi vent’anni siano stati tra i peggiori della nostra storia. E siano stati caratterizzati da tanto disinteresse, tanta demagogia e tanta ingiustizia. D’altronde, è impossibile capire la nostra realtà, quella di milioni di italiani e figli d’italiani all’estero, se non si ha la capacità, se si è carenti della sensibilità necessaria per comprendere il fenomeno dell’immigrazione. Come valorizzare – si domanda Bafile - l’immensa ricchezza che ha l’Italia nel mondo, se si disprezza il tesoro che ha in Patria?”
Dopo aver chiesto sacrifici equi per il superamento della preoccupante crisi economica Bafile sottolinea come l’arrivo di Monti l’Italia abbia finalmente voltato pagina tornando “a sedere nel tavolo delle nazioni che contano; ad occupare il posto che gli spetta di diritto. E noi all’estero, ora, avremo un motivo in meno d’imbarazzo. Non è tutto. Le origini del premier, il nonno, Giovanni Monti, emigrò in Argentina nel 1888, fanno sperare in un contatto diverso con la nostra realtà. E’ ciò che si desidera. Si nutre la speranza che quella fetta dell’Italia che rappresenta il presidente Napolitano, con la sua saggezza ed il suo prestigio, e che oggi è al governo sappia comprendere l’importanza delle nostre comunità all’estero, e dell’immigrazione in Patria, e restituire loro il ruolo che gli spetta di diritto nella società. In fondo, - conclude Bafile - ciò che si desidera è semplicemente questo: che si comprenda che immigrazione ed emigrazione sono una ricchezza per il Paese”. (Inform)