STAMPA ONLINE
Dall’ItaloEuropeo
di Londra, diretto da Filippo Baglini
A colloquio con la comunità ebraica
più antica al mondo
Intervista al Rabbino capo di Roma,
Riccardo Di Segni
In una cornice suggestiva tra l'Isola
tiberina ed il Campidoglio sorge il quartiere ebraico di Roma. La storia del
ghetto risale al 12 luglio 1555 quando papa Paolo IV, al secolo Giovanni Pietro
Carafa, con la bolla Cum nimis absurdum, revocò tutti i diritti concessi agli ebrei romani
ed ordinò l’istituzione del ghetto, chiamato “serraglio degli ebrei”, facendolo
sorgere nel rione Sant’Angelo accanto al Teatro di Marcello, in una zona malsana,
soggetta a inondazioni con cancelli chiusi alla sera e riaperti all’alba. Fu
scelta questa zona perché la comunità ebraica, che nell’antichità classica viveva
nella zona dell’Aventino e, soprattutto, in Trastevere, ne costituiva la maggioranza
della popolazione. Oltre all’obbligo di risiedere all’interno del ghetto, gli
ebrei, come prescritto dal paragrafo tre della bolla, dovevano portare un distintivo
che li rendesse sempre riconoscibili: un berretto gli uomini, un altro segno
di facile riconoscimento le donne, entrambi di colore glauco (glauci
coloris). Nello splendido scenario della sinagoga
, abbiamo incontrato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni per conoscere
meglio la religione e la cultura ebraica.
Cominciamo dalle origini. Si può essere
ebreo, nascendo da madre ebrea o diventandoci attraverso una conversione di
fronte ad un tribunale rabbinico. Cosa significa essere ebrei?
Ci sono tante discussioni antiche ed
attuali sull'identità ebraica. L'ebreo ortodosso si considera appartenente ad
un sistema nel quale le regole devono essere osservate secondo i dettami tradizionali.
In realtà ogni ebreo è tenuto ad osservare le regole secondo la tradizione,
anche se non si definisce ortodosso. La differenza tra ebreo e non ebreo invece
è che la condizione ebraica si ottiene con la nascita o attraverso una libera
scelta ma quest'ultima presuppone l'impegno all'osservanza delle regole. Non
è un atto puramente teorico. Ti devi impegnare a vivere in maniera completamente
differente. Poiché è un impegno molto gravoso, noi tradizionalmente non andiamo
in cerca delle conversioni, anzi facciamo il possibile per scoraggiare le persone
perché non occorre essere ebreo per essere persone oneste e degni di premi in
questo e nell'altro mondo.
C'è un numero a queste regole?
Il numero delle regole tradizionali
è 613 ma quelle da osservare in questo momento storico sono solo un centinaio.
Molte persone si confondono quando
si afferma che discendiamo tutti dagli ebrei. Ci può chiarire la storia com’è?
Ci sono due modi per intendere questa
frase che francamente non ho sentito molto spesso. Un primo modo riguarda una
sorta di rapporto religioso per cui la religione cristiana e musulmana sono
profondamente debitrici nei confronti dell'ebraismo. L'Islam non si considera
discendente dall'ebraismo perché si concepisce come una religione rivelata autonomamente
ma è profondamente legato culturalmente ad idee ebraiche essenziali. La religione
cristiana invece nasce dall'ebraismo quindi come tali queste religioni sono
correlate all'ebraismo, in questo senso c'è una discendenza. In un’altra accezione
invece ci potrebbe essere anche una discendenza fisica perché nel corso dei
secoli molti ebrei sono stati costretti o hanno scelto di abiurare l'ebraismo
per cui le generazioni si sono mescolate.
Quindi non dipende dalle leggi noachidi, dal fatto che tutti siamo discendenti di Noè?
Un conto è essere discendenti di Noè
ed un altro essere discendenti d'Israele che viene dopo Noè. Tutta l'umanità
è noachide secondo la Bibbia.
Com'è organizzata una comunità
ebraica? Come vengono prese le decisioni all’interno della comunità? Su quali
tematiche si decide?
Nella struttura organizzativa dell'ebraismo
italiano, gli ebrei che vivono in una città fanno capo ad un'organizzazione
unica. C'è quindi ad esempio la comunità ebraica di Roma alla
quale si scrivono volontariamente gli ebrei residenti nella città o nella circoscrizione.
La comunità è un ente morale che ha come scopo istituzionale quello
della salvaguardia e tutela dei valori religiosi della nostra tradizione e quindi
si occupa di educazione, di culto e di assistenza sociale, per citare le principali
attività. Gestiamo scuole, gestiamo sinagoghe, le attività di culto e l'educazione
formale ed informale.
Vi sono comunità ebraiche in
tutto il mondo e quella di Roma è la più antica. Come comunicano tra loro? Vi
sono organismi o istituzioni sovranazionali? Come sono i rapporti con la Comunità
di Londra?
L'organizzazione comunitaria inglese
è differente da quella italiana. L'affiliazione in Inghilterra passa attraverso
la sinagoga e non attraverso la comunità. Esistono in Inghilterra organizzazioni
più ampie che raccolgono più sinagoghe come la United Synagogue. I rapporti con
loro sono mediati da organizzazioni internazionali che possono essere di tipo
laico o altro. Ci sono organi di rappresentanza dell'ebraismo europeo così come
ci sono organi di rappresentanza rabbinici ai quali i nostri rabbini fanno capo.
Seguendo alcune regole quali ad es.
il Kasher (Kosher) com’è possibile una convivenza nella società economica politica
ed amministrativa in cui si risiede?Un caso pratico: Secondo le regole del kasher
l’animale per essere puro deve essere macellato con un solo taglio alla gola
eseguito con un coltello affilatissimo, in modo da provocarne l’immediata morte
e il completo dissanguamento. Il parlamento olandese sta discutendo una legge
per introdurre lo stordimento dell'animale prima dell'uccisione, provvedimento
che contrasta con la conformità del Kosher. Cosa avviene in questi casi?
Quando esiste il rischio che vengano
fatte delle norme limitative della libertà religiosa si cerca d'intervenire
con tutti i metodi democratici per convincere i rappresentanti del popolo che
siedono nei parlamenti o nei governi dei rischi che ciò comporta come limitazione
di libertà religiosa in modo democratico ed aperto sperando che ci si riesca.
Se non ci si riesce poi ciascuno decide come sopravvivere in una società che
assume nei suoi confronti degli atteggiamenti ostili.
A settembre si è svolto il Festival
della Letteratura ebraica a Roma. La letteratura è lo specchio di
una società, cammina con essa, ne esprime i suoi tempi ed i suoi valori e disvalori.
Cosa esprime a riguardo la letteratura ebraica contemporanea?
Ci sono molti scrittori di origine ebraica alcuni
dei quali portano avanti tematiche generali ed altri esprimono sensibilità che
derivano da esperienze ebraiche particolari. Ci sono le sensibilità relative
all'abitare nello stato d'Israele , altre che derivano nel vivere le grandi
diaspore. Il primo nome che mi viene in mente negli Stati Uniti è Philip Roth.
Questi scrittori spesso interpretano le crisi ed i tormenti della società contemporanea
mettendoci dentro le sensibilità particolari dell'ebraismo derivanti purtroppo
spesso da storie penose e poi uno spirito critico non conformista e spesso ironico.
Com’è oggi il dialogo religioso con
la Chiesa cattolica? Vi sono delle differenze tra il rapporto con Papa Benedetto
XVI e Papa Giovanni Paolo II?
La differenza che c'è dipende dallo
stile e dal carattere dei personaggi. Giovanni Paolo II era un personaggio mediatico
che si esprimeva attraverso grandi gesti. Benedetto XVI è un papa molto più
intellettuale e riflessivo che si esprime in maniera differente. Esiste un continuo
contatto ed una modalità di collaborazione, di scambio corretto di opinioni.
La religione cattolica spesso deve
adattarsi ai tempi rivedendo alcuni suoi dogmi. La religione ebraica è dinamica
e si sta evolvendo verso una visione futura?
Dipende dagli argomenti. Vi sono settori
in cui si è evoluta ed altri in cui è rimasta rigida.
Un esempio per tutti?
Ad esempio nel diritto familiare un
tempo c'era il ripudio e la poligamia. Da mille anni a questa parte la separazione
è consensuale e la poligamia è proibita.
E' ammesso il matrimonio fra non ebrei?
Dato che si nasce da madre ebrea , una donna ebrea può sposare un non ebreo?
Non è lecito secondo la nostra religione
perché il rapporto fra coniugi rientra fra le norme fondamentali della vita
religiosa e quindi si creerebbero delle situazioni conflittuali.
Perché la religione ebraica ha bisogno
di un territorio-Stato?
In realtà prima della religione ebraica
è il popolo che ha bisogno di un territorio nel quale possa vivere libero ed
indipendente senza leggi limitative delle proprie espressioni culturali. La
religione ebraica ha bisogno di un territorio perché c'è un rapporto particolare
con una terra destinata ad Abramo ed i suoi discendenti e non è un modo completo
di vivere l'esperienza religiosa quella che si fa fuori dalla terra. In realtà
siamo tutti degli esiliati. Anche Adamo è un esiliato. Noi nella storia della
dispersione della diaspora sperimentiamo l'esilio. Ma quest'ultimo è un momento
nella storia, non è la storia.
Com’è possibile che in una città come
Londra convivono ortodossi ebrei e musulmani nella zona di Wood Green e Golders Green pacificamente e la stessa convivenza non è possibile
in terra d’Israele?
Intanto spero che quello che lei dice
si mantenga nel tempo. Dall'Inghilterra io ho dei segnali molto preoccupanti.
Il problema degenera quando la politica inquina i rapporti ossia quando una
persona diversa da me per credo, mi guarda non come una persona diversa di credo,
da rispettare o non rispettare secondo il suo livello di tolleranza, ma mi guarda
come cittadino di uno stato nemico all'estero, allora c'è l'inquinamento politico
del rapporto.
Pensa che la convivenza pacifica avviene
perché mossi da una stessa motivazione ossia fare business in terra straniera?
Intanto non una terra straniera: qui
noi abitiamo da 21 secoli. In molti casi effettivamente l'equilibrio nasce da
necessità economiche, ben vengano se portano la pace. Soltanto che in questa
società stanno saltando certi meccanismi, per cui siamo a rischio.
In un’intervista Lei ha affermato che
in un teorico Stato d’Israele non ci sarebbe nessun spazio per l’idolatria.
Quindi nessun altro culto. Ma se tutti gli stati avessero questo dogma non esisterebbe
alcuna sinagoga. Che ne pensa?
Rimaniamo sul piano teorico.
Sareste disposti ad accettare l’interculturalità
ossia il fatto che altre religioni e culture possono arricchire il cammino?
E’ possibile che persone di diversi culti non solo convivano insieme ma compiono
insieme il cammino arricchendosi vicendevolmente della propria tradizione? Due
amici, ebreo e non ebreo, possono esserlo fino in fondo o c'è sempre qualcosa
che li separa?
Che vuol dire fino in fondo?
Nel senso di capire se viene prima
il lato divino in una persona o il lato umano?
Ci sono infinite variabilità in questo
discorso stiamo facendo una teorizzazione che ci porterebbe a conseguenze assurde
rispetto alla realtà.
Nel senso?
L'amicizia si fonda su un rispetto
reciproco che è anche comprensione delle differenze. Se non c'è rispetto della
diversità e della dignità dell'altro non può esserci amicizia.
Lei è un medico. In relazione alla
sua religione cosa ne pensa dell’eutanasia?
L'eutanasia attiva non è accettata
nella nostra religione.
E dell’aborto?
No l'aborto è differente. Il concepito
non è tutelato come la madre, non è una vita autonoma con un diritto civile.
Quindi in caso di conflitto tra diritto materno alla vita e diritto del feto
si sceglie la madre anche se questo è un tema diverso dall'interruzione della
gravidanza in sé.
Italiano e romano. Se si creasse davvero
lo Stato d’Israele, cambierebbe la sua vita radicalmente andandosene dall’Italia?
Non si tratta di stato teorico. Esiste
uno stato d'Israele adesso al quale sono rivolti i nostri occhi. Il problema
è pratico. C'è e bisogna continuare a chiedersi per quale motivo uno si trovi
qui piuttosto che lì.
Come reagisce la comunità
davanti ad un ebreo che decide di cambiare religione?
In questo periodo sono abbastanza rari.
E' considerata una perdita, è considerato un atto che rappresenta il fallimento
delle nostre strutture educative. (Cinzia Cerbino- http://www.italoeuropeo.it
/Inform)