ESTERI
Egitto, Siria e Yemen, tre aree di crisi
Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, transizione democratica
senza violenza
ROMA - Egitto, Siria e Yemen continuano
ad essere all’attenzione della diplomazia internazionale. Tre aree di crisi
dove il processo di transizione alla democrazia, costellato da violenze e repressione,
fa fatica a concretizzarsi. L’Egitto si avvicina alle elezioni del 28 novembre
in un clima di scontri e crescenti tensioni. Le rivolte in Siria rischiano di
ripercuotersi su tutto il Medioriente mentre il crescente
isolamento internazionale del regime di Assad sta
ulteriormente aggravando le condizioni della popolazione civile. L'accordo nello
Yemen firmato dal presidente Ali Abdallah Saleh, sponsorizzato
dai sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait,
Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Bahrein) che prevede un suo allontanamento
dal potere e nuove elezioni presidenziali anche se non nel brevissimo periodo,
potrebbe aprire, anche in questo paese, la strada ad una prospettiva democratica.
La posizione dell’Italia di approccio bilaterale e multilaterale ha consentito
di mantenere un ruolo di primo piano nel concorrere a dare risposte concrete
alle istanze che promanano da quella che viene definita la “Primavera araba’’.
“Il percorso di democrazia” in Egitto
“deve proseguire nel rispetto della legalità e nel rispetto della non violenza”,
ha detto il Ministro Giulio Terzi, sottolineando come l'esercito egiziano sia
stato “una parte molto positiva nella prima fase” della rivoluzione egiziana,
con la volontà di “essere un elemento di garanzia verso un percorso che portasse
a una Costituzione nel Paese”. Anche per lo Yemen, dove è maturata un’intesa
per l’uscita graduale dal potere dell’attuale presidente Saleh, Terzi ha auspicato che la strada della transizione
democratica passi attraverso la fine della violenza e della repressione e ceda
il posto alla partecipazione e alla condivisione. Il ministro Terzi afferma,
infatti, che l’Italia “saluta con favore la notizia dell'accordo per la transizione
politica in Yemen”, firmato a Riad tra il presidente
Saleh e l'opposizione, “ora è necessario che l'accordo
venga attuato pienamente e che cessi ogni violenza”. Il ministro ha auspicato
che il presidente Saleh “operi il previsto trasferimento
dei poteri senza ulteriori esitazioni, permettendo al popolo yemenita di decidere
liberamente del proprio futuro”. L'Italia - ha concluso Terzi - “conferma
il suo convinto impegno per la stabilizzazione dello Yemen, anche in ragione
del suo ruolo fondamentale per gli assetti regionali”.
L'accordo, sponsorizzato dai sei Paesi
del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi
Uniti, Oman, Qatar e Bahrein) è stato firmato da Saleh
alla presenza del re saudita Abdullah nel corso di una cerimonia trasmessa in
diretta televisiva. Il piano, che a partire dallo scorso aprile era stato rifiutato
per tre volte da Saleh, prevede che egli mantenga
la carica onorifica di presidente per tre mesi, trasferendo i poteri reali al
suo vice, Abd Rabbo Mansour
Hadi. Questi dovrà costituire un governo di unità
con le opposizioni e indire nuove elezioni presidenziali.
La presa di posizione del nostro ministro
degli Esteri sull’Egitto segue quella espressa dall’Italia, attraverso l’ambasciatore
Cesare Maria Ragaglini, rappresentante permanente
dell'Italia alle Nazioni Unite, sulla risoluzione dell’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite di condanna delle violenze contro i civili da parte del regime
di Assad in Siria. L'Onu chiede, infatti, a Damasco
di dare attuazione senza ulteriore ritardo al piano d'azione della Lega Araba.
"Siamo molto soddisfatti per l'adozione
di una risoluzione la cui importanza va ben al di là del suo contenuto di condanna
della situazione in Siria, visto il ruolo decisivo avuto dai Paesi arabi nel
favorire questo risultato" ha detto Ragaglini. "E' una risoluzione che interrompe un lungo
silenzio dell'Onu su quanto sta avvenendo nel Paese - ha continuato - e certifica
il crescente isolamento del governo di Damasco". L'ambasciatore ha sottolineato
inoltre che "l'Italia si augura, a fronte degli inequivocabili messaggi
che provengono all'unisono dalla comunità internazionale, che abbia finalmente
termine la brutale repressione del Regime e che le legittime richieste della
popolazione civile possano finalmente essere ascoltate". La soddisfazione
dell’Italia per la risoluzione Onu è stata espressa anche dal portavoce della
Farnesina, Maurizio Massari, il quale ha anche precisato che la risoluzione
è stata approvata anche da un "vasto numero di paesi arabi" e adesso
"occorre incrementare la pressione" sul regime di Assad
per porre fine alle violenze e "accelerare la transizione democratica".
(Inform)