ESTERI
Ministro Terzi: “In Egitto, il percorso di democrazia
deve proseguire nel rispetto della legalità e della non violenza”
Siria: Con una risoluzione l’Onu condanna la repressione.
Ragaglini: “Italia soddisfatta”
ROMA - In Egitto “il percorso di democrazia deve proseguire nel rispetto della legalità e nel rispetto della non violenza”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi, sottolineando come l'esercito egiziano sia stato “una parte molto positiva nella prima fase” della rivoluzione egiziana, con la volontà di “essere un elemento di garanzia verso un percorso che portasse a una Costituzione nel Paese”. La presa di posizione del ministro sull’Egitto segue quella espressa dall’Italia, attraverso l’ambasciatore Cesare Maria Ragaglini, rappresentante permanente dell'Italia alle Nazioni Unite, sulla risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di condanna delle violenze contro i civili da parte del regime di Assad in Siria. L'Onu chiede, infatti,a Damasco di dare attuazione senza ulteriore ritardo al piano d'azione della Lega Araba.
“Siamo molto
soddisfatti per l'adozione di una risoluzione la cui importanza va ben al
di là del suo contenuto di condanna della situazione in Siria, visto il ruolo
decisivo avuto dai Paesi arabi nel favorire questo risultato” ha detto l'ambasciatore
Ragaglini. “E' una risoluzione che interrompe un
lungo silenzio dell'Onu su quanto sta avvenendo nel Paese - ha continuato
Ragaglini - e certifica il crescente isolamento
del governo di Damasco”. L'ambasciatore ha sottolineato inoltre che “l'Italia
si augura, a fronte degli inequivocabili messaggi che provengono all'unisono
dalla comunità internazionale, che abbia finalmente termine la brutale repressione
del Regime e che le legittime richieste della popolazione civile possano finalmente
essere ascoltate”. La soddisfazione dell’Italia per la risoluzione Onu è stata
espressa anche dal portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, il quale ha
anche precisato che la risoluzione è stata approvata anche da un “vasto numero
di paesi arabi”e adesso “occorre incrementare la pressione” sul regime di
Assad per porre fine alle violenze e “accelerare
la transizione democratica”. (