PERSONAGGI
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“Tribuna Italiana” di oggi un articolo di Walter Ciccione
Argentina. L’abruzzese della Patagonia
BUENOS AIRES - A 14 anni Domenico Di Tullio emigrò con la famiglia in Argentina. Avvocato, imprenditore di grandi sviluppi urbanistici,la fedeltà alle radici, la vivacità intelettuale e l’impegno nei sodalizi abruzzesi si combinano armoniosamente nella sua molteplice esperienza al punto di poter aspirare anche a rappresentarci nel Parlamento italiano
La decisione di emigrare, è noto, non è mai stata semplice. Abitualmente le storie di coloro che hanno inseguito quella strada, parlano di sentimenti di sradicamento, di malinconia e spesso anche di un misto tra sogni e illusioni e i fantasmi della frustrazione. Ci sono casi però, che i racconti, le testimonianze vanno fuori dalle vie abituali, per inseguire strade particolari, come è il caso di Domenico Di Tullio, personalità singolare, che si sottolinea per la sua creatività, versatilità, perseveranza e la capacità di fare dei suoi sogni delle concrete realtà.
Nato a Roccascalegna, provincia di Chieti, paese abruzzese che mostra quale testimonianza del suo antico passato, il Castello, costruzione maestosa che si affaccia su un dirupo, e che ha alle spalle una storia affascinante che risale ai tempi della dominazione longobarda-normanna. In quell’ambiente, dominato dalla maestosità della Majella, che per molti suoi paesani costituisce un limite invalicabile, che racchiude il loro mondo, cresce il giovane Domenico che, invece vola con la fantasia oltre gli Appennini e oltre l’Atlantico, per atterrare nell’estremo sud dell’America del Sud, in Argentina, paese scelto da suo padre Damiano come terra promessa dei suoi sogni e del futuro dei figli.
Agli inizi degli
anni ‘50, i Di Tullio, con donna Anna e i fratelli Domenico, Nicola e Lino,
iniziano il viaggio a bordo del Castel Verde, pieno di attese e di incognite,
che trova il suo punto d’arrivo nel grande fiume marrone, il Rio de
Superato l’impatto iniziale dall’incontro con una metropoli come Buenos Aires, Domenico si dispone a ricominciare da capo. Impara lo spagnolo, conosce le abitudini di questa terra (come quella di chiamare “tano”, gli italiani) e, grazie alle sue energie, al suo atteggiamento aperto, va completando il processo di integrazione nel nuovo Paese.
Contemporaneamente progetta il suo futuro: prepararsi, costituire la sua famiglia, dare il suo contributo alla crescita di questa terra che lo ha accolto a braccia aperte.
E’ l’epoca delle
prime esperienze lavorative e, completati gli studi secondari, di frequentare
l’università. Il suo primo lavoro è come fattorino nella Italmar. Successivamente,
vince un concorso e viene assunto nell’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires, dove
per tre anni, completa una interessante esperienza lavorativa. Intanto si laurea
avvocato nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Buenos Aires e si
accinge a dare una nuova svolta alla sua vita. Con la determinazione che gli
è caratteristica, Domenico incentra le sue energie nell’attività immobiliare
e, con il padre e i fratelli costituisce
Cultore delle tradizioni familiari, Domenico Di Tullio è generoso col tempo che dedica agli affetti, nella casa paterna, deliziandosi con le abilità di donna Anna nei fornelli, per curare da esperta i piatti tradizionali dell’Abruzzo: maccheroni alla chitarra, pizzelle, cagionetti e altre prelibatezze. L’avv. Di Tullio è disponibile per partecipare con interesse ad altre iniziative, al di fuori della sua ditta, come avviene con la sua partecipazione alla nascita della Tribuna Italiana, facendo parte del gruppo fondatore e presiedendo la società editrice nei suoi primi anni di vita. O partecipando ad un’altra iniziativa editoriale, la rivista “Eco”, sostenuta intellettualmente e ideologicamente dall’ex Presidente dell’Argentina dott. Arturo Frondizi e dal dott. Rogelio Frigerio, oltre a prestigiosi intellettuali e giornalisti.
Le successive crisi che subisce l’Argentina però, provocano scossoni nell’impresa, proprie del mercato. Nel 1990 Domenico si rende definitivamente indipendente dal gruppo familiare, una congiuntura che oggi lo porta a riflettere su quel momento, nel quale, da una nuova svolta alla sua esistenza: “Come ogni cosa nella vita, anche le imprese sono fatte di successi ed insuccessi e di questi ultimi si impara di più”.
Si tratta di un
capitolo superato che per l’avv. Di Tullio implicò la sfida di ricominciare
e, concedendosi una pausa di riflessione, durante il quale il suo spirito sempre
aperto alla ricerca di nuovi orizzonti, lo porta a cercare il suo posto nel
mondo, nella zona australe dell’Argentina, a sud del sud, un territorio dove
Si stabilisce
a San Carlos de Bariloche, a
Un proverbio popolare
sostiene” Vayas donde vayas, las raíces no se olvidan”, e anche se Domenico
DiTullio ha fatto tanta strada e percorso tanti cammini, rimane fedele alle
sue radici, al punto che riprende i suoi contatti con la collettività italiana,
con le sue associazioni e in modo particolare
con quelle della sua regioni. E’ socio fondatore del Centro Abruzzese di Buenos
Aires (C.A.B.A.) e insieme a dirigenti di altri sodalizi di corregionali, costituisce
Ma i suoi progetti non finiscono qui, se cercassimo nei suoi sogni nel cassetto, troveremo di sicuro quello della passione e vocazione circa l’attività polìtica in generale e l’ Italiana in particolare. Lettore entusiasta, tra altri di Hegel, Nietzsche, Kant e del sociologo Max Weber: “La politica come vocazione”. Visto la sua solida formazione umanistica e risorse intelettuali, caratteristiche che sommate alla sua grinta, lo rendono sicuramente un potenziale candidato per rappresentarci nel parlamento italiano.
Sono molte le strade che ci portano al nostro destino e l’abruzzese Domenico Di Tullio ha fatto un lungo cammino,per trovarlo. È cresciuto senza perdere l’attaccamento ai valori della sua terra d’origine, si è integrato alla vita argentina ed ha trovato il suo posto nel mondo nell’America meridionale, per precisione, nella Patagonia Argentina. Walter Ciccione -Tribuna Italiana /Inform) ciccioneg@speedy.com.ar