INFORM - N. 218 - 23 novembre 2011


PERSONAGGI

Su “Tribuna Italiana” di oggi un articolo di Walter Ciccione

Argentina. L’abruzzese della Patagonia

 

BUENOS AIRES - A 14 anni Domenico Di Tullio  emigrò con la famiglia in Argentina. Avvocato, imprenditore di grandi sviluppi urbanistici,la fedeltà alle radici, la vivacità intelettuale e l’impegno nei sodalizi abruzzesi si combinano armoniosamente nella sua molteplice esperienza al punto di poter aspirare anche a rappresentarci nel Parlamento italiano

La decisione di emigrare, è noto, non è mai stata  semplice. Abitualmente le storie di coloro che hanno inseguito quella strada, parlano di sentimenti di sradicamento, di malinconia e spesso  anche di un misto tra sogni e illusioni e i fantasmi della frustrazione. Ci sono casi però, che i racconti, le testimonianze vanno fuori dalle vie abituali, per inseguire strade particolari, come è il caso di Domenico Di Tullio, personalità singolare, che si sottolinea per la sua creatività,  versatilità,  perseveranza e la capacità di fare dei suoi sogni  delle concrete realtà.

Nato a Roccascalegna, provincia  di Chieti, paese abruzzese che mostra quale testimonianza  del suo antico passato, il Castello, costruzione maestosa che si affaccia su un dirupo, e che ha alle spalle una  storia affascinante che risale ai tempi della dominazione longobarda-normanna. In quell’ambiente, dominato dalla maestosità della Majella, che per molti suoi paesani costituisce un limite  invalicabile, che racchiude il loro mondo, cresce  il giovane Domenico che, invece vola con la fantasia  oltre gli Appennini e oltre l’Atlantico, per atterrare nell’estremo  sud dell’America del Sud, in Argentina, paese scelto da suo padre Damiano come terra promessa dei suoi sogni e del futuro dei  figli.

Agli inizi degli anni ‘50, i Di Tullio, con donna Anna e i fratelli Domenico, Nicola e Lino, iniziano il viaggio a bordo del Castel Verde, pieno di attese e di incognite, che trova il suo punto d’arrivo nel grande fiume marrone, il Rio de La Plata  che per la sua ampiezza assomiglia l’oceano.

Superato l’impatto iniziale  dall’incontro con una metropoli come Buenos Aires, Domenico si dispone a ricominciare da capo. Impara lo spagnolo, conosce le abitudini di questa terra (come quella di chiamare “tano”, gli italiani) e, grazie alle sue energie, al suo atteggiamento aperto, va completando il processo di integrazione nel nuovo Paese.

Contemporaneamente progetta il suo futuro: prepararsi, costituire la sua famiglia, dare il suo contributo alla crescita di questa terra che lo ha accolto a braccia aperte.

E’ l’epoca delle prime esperienze lavorative e, completati gli studi secondari, di frequentare l’università. Il suo primo lavoro è come fattorino nella Italmar. Successivamente, vince un concorso e viene assunto nell’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires, dove per tre anni, completa una interessante esperienza lavorativa. Intanto si laurea avvocato nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Buenos Aires e si accinge a dare una nuova svolta alla sua vita. Con la determinazione che gli è caratteristica, Domenico incentra le sue energie nell’attività immobiliare e, con il padre e i fratelli costituisce la Di Tullio S.A., impresa familiare che sarebbe diventato un vivaio di idee e di progetti, un apprendistato per il suo futuro quale professionista e imprenditore. Infatti, inizia un ciclo di costante superamento della ditta che, in base a iniziative originali, progetta e realizza molti tra i più importanti sviluppi urbanistici nei dintorni di Buenos Aires e, grazie all’originalità e professionalità delle proposte, diventa un gruppo leader in Argentina nel settore dei “countries ”, a cui si aggiungono poi sviluppi urbanistici e nuove località balneari,  e poi in altre zone della sconfinata geografia dell’Argentina. Oltre alla capacità e alla professionalità, l’originalità delle proposte è stata alla base della crescita dell’impresa e come esempio, va ricordato lo slogan con il quale veniva indentificata “el domicilio del aire libre”, che, come ricorda Domenico, si è ispirato al racconto di Richard Bach, “Juan Salvador Gaviota”.

Cultore delle tradizioni familiari, Domenico Di Tullio è generoso col tempo che dedica agli affetti, nella casa paterna, deliziandosi con le abilità di donna Anna nei fornelli, per curare da esperta i piatti tradizionali  dell’Abruzzo: maccheroni alla chitarra, pizzelle, cagionetti e altre prelibatezze. L’avv. Di Tullio è disponibile per partecipare con interesse ad altre iniziative, al di fuori della sua ditta, come avviene con la sua partecipazione alla nascita  della Tribuna Italiana, facendo parte del gruppo fondatore  e presiedendo la società  editrice nei suoi primi anni di vita. O partecipando ad un’altra iniziativa editoriale, la rivista “Eco”, sostenuta intellettualmente e ideologicamente dall’ex Presidente dell’Argentina dott. Arturo Frondizi e dal dott. Rogelio Frigerio, oltre a prestigiosi intellettuali e giornalisti.

Le successive crisi che subisce l’Argentina però, provocano scossoni nell’impresa, proprie del mercato. Nel 1990 Domenico si rende definitivamente indipendente dal gruppo familiare, una congiuntura che oggi lo porta a riflettere su quel momento, nel quale, da una nuova svolta alla sua esistenza: “Come ogni cosa nella vita, anche le imprese sono fatte di successi ed insuccessi e di questi ultimi si impara di più”.

Si tratta di un capitolo superato che per l’avv. Di Tullio implicò la sfida di ricominciare e, concedendosi una pausa di riflessione, durante il quale il suo spirito sempre aperto alla ricerca di nuovi orizzonti, lo porta a cercare il suo posto nel mondo, nella zona australe dell’Argentina, a sud del sud, un territorio dove la Pampa si unisce alla Patagonia.

Si stabilisce a San Carlos de Bariloche, a 1627 km da Buenos Aires, uno dei centri turistici più rinomati dell’Argentina, città distesa sul lago Nahuel Huapi, con le Andi che le fa da corona e la fa diventare una specie di paradiso nella terra. In quella città, Di Tullio riparte con una impresa familiare e, con i figli Federico e Gabriel, costituisce una nuova ditta: “Espacios Patagónicos”, sempre nel settore immobiliare, specializzata nello sviluppo urbanistico di alta complessità (Barrios Cerrados, Clubes de campo, Estancias urbanizadas), nei settori agricolo, dell’agriturismo e turistico. La “Espacios Patagónicos” sta sviluppando diversi progetti a Bariloche, nella zona Andina patagonica e sulla costa Atlantica.

Un proverbio popolare sostiene” Vayas donde vayas, las raíces no se olvidan”, e anche se Domenico DiTullio ha fatto tanta strada e percorso tanti cammini, rimane fedele alle sue radici, al punto che riprende i suoi contatti con la collettività italiana, con le sue associazioni  e in modo particolare con quelle della sua regioni. E’ socio fondatore del Centro Abruzzese di Buenos Aires (C.A.B.A.) e insieme a dirigenti di altri sodalizi di corregionali, costituisce la Federazione Abruzzese della Repubblica Argentina (F.A.R.A.), della quale è vicepresidente e che aspira a costituire una Confederazione regionale abruzzese dell’America Latina

Ma i suoi progetti  non finiscono qui, se cercassimo nei suoi sogni nel cassetto, troveremo di sicuro  quello della  passione e vocazione circa l’attività polìtica in generale e l’ Italiana in particolare. Lettore entusiasta, tra altri di Hegel, Nietzsche, Kant e  del  sociologo Max Weber: “La politica come vocazione”. Visto la sua solida formazione umanistica e risorse intelettuali, caratteristiche  che sommate alla sua grinta,  lo rendono sicuramente un potenziale candidato per rappresentarci nel  parlamento italiano.

Sono molte le strade che ci portano al nostro destino e l’abruzzese Domenico Di Tullio ha fatto un lungo cammino,per trovarlo. È cresciuto senza perdere l’attaccamento ai valori della sua terra d’origine, si è integrato alla vita argentina ed ha trovato il suo posto nel mondo nell’America meridionale, per precisione, nella Patagonia  Argentina. Walter Ciccione -Tribuna Italiana /Inform) ciccioneg@speedy.com.ar


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