INFORM - N. 217 - 22 novembre 2011


RASSEGNA STAMPA

Da “La Stampa.it”

Monti: "Europa al centro del governo". Barroso: "Per lui una sfida immensa"

Il commissario Rehn: "Lui rappresenta un'opportunità  di cambiamento. Continueremo uno stretto monitoraggio: per Roma sfide difficili". Weidmann (Bce): "In Italia persa la fiducia nella politica, ora non devono esserci più dubbi". Napolitano: adesso un confronto più facile

 

BRUXELLES -  «Gli occhi dell'Europa e del mondo sono sull'Italia, e Monti ha la mia piena fiducia e l'autorità per guidare il Paese. L’Italia è determinata a superare e a vincere la sfida della crisi. Ho fiducia nel fatto che superarerà questo test difficile». Lo ha detto il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, al termine di un incontro con il premier Mario Monti. Per Barroso,  «La sfida» che ha di fronte Mario Monti «è immensa» e il suo governo «ha una responsabilità storica». «La situazione dell’Italia resta difficile, ma non mi aspettavo miracoli»

E Monti ha replicato:  «Il mio sforzo e del mio governo sarà di mettere l’Europa al centro dell’attività mia e del governo; dall’altra contribuire il più possibilo allo sviluppo armonioso dell’Unione europea». E ha aggiunto: «Rispetto al governo precedente» l’Italia «andrà più a fondo nelle riforme istituzionali». Con il termine «a fondo», ha poi precisato Monti, «intendo incisivamente».

A salutare indirettamente il  viaggio europeo di Monti, stamane era giunta una dichiarazione del commissario agli Affari economici Olli Rehn  secondo il quale «L’attuale situazione italiana rappresenta un’opportunità di cambiamento in positivo». E ha aggiunto:  «La Ue proseguirà lo stretto monitoraggio dell’Italia nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Il lavoro con il nuovo governo è avviato e le sfide che deve affrontare sono difficili». Per il presidente della Repubblica Napolitano ora ci sono maggiori possibilità di confronto tra le forze politiche: «Non credo che in pochi giorni il mare in tempesta sia diventato una tavola. È un pò incrinato, un pò mosso, ma credo ci siano maggiori possibilità di dialogo e confronto fra gli schieramenti», ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale.

Del governo Monti ha parlato anche il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, membro del consiglio direttivo della Bce: «Monti in Italia ha bisogno di un sostegno del Parlamento affidabile e costante». «L’Italia ha una struttura economica solida - ha detto - ma molta fiducia nella politica è andata perduta. Ora sulla risolutezza dell’Italia non devono esserci nuovi dubbi». Su Spagna e Italia ha aggiunto: «Sono fiducioso del fatto che i nuovi governi prenderanno le misure necessarie».

Il "Professore", forte anche della «piena fiducia» incassata ieri dal presidente Usa Barack Obama, affronta il tour europeo, destinato a diventare una sorta di road show - oggi a Bruxelles con i vertici europei e giovedì a Strasburgo con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy - con un duplice obiettivo: convincere il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy e quello della Commissione, Jose Manuel Barroso, che l’Italia ha pronte le risposte, da tradurre a stretto giro in misure e riforme. E sedersi, con la cancelliera tedesca ed il presidente francese, ad un tavolo a tre gambe, dopo il rischio che il direttorio - da molti battezzato come l’asse Merkozy - relegasse Roma a sorvegliata speciale.

Forte anche di una nuova stagione nei rapporti con l’America di Obama che ieri ha chiamato Monti esprimendogli «piena fiducia». In lui ma anche «nell’elevata competenza» dei suoi ministri che sono un «ulteriore garanzia di un’efficace azione di Governo». E nella rentree nel gotha dei Grandi - che lo vedrà anche il 28 e 29 ai suoi primi Eurogruppo e Ecofin - l’Italia potrebbe dare un contributo fondamentale: mediare tra Berlino e Parigi ancora lontane su temi cruciali come eurobond, revisione dei trattati e ruolo della Bce, sulle leve cioè della governance di Eurolandia che la Bce di Mario Draghi vuole più robusta. Con la Francia - a capo di una nutrita squadra di paesi - che punta a una Bce tipo l’americana Fed (che ’batte' moneta per comprare il debito pubblico Usa attraverso i titoli di stato) e la Germania che, più isolata, difende il ruolo anti-inflazione di Francoforte e ne respinge un rafforzamento. E vuole rimettere mano ai trattati in nome di bilanci e governance economica più stringenti, tornando a dire no agli eurobond.

Due blocchi contrapposti in cui l’Italia di Monti può inserirsi: favorevole agli eurobond (o agli stability bond, come sembra orientata la proposta che Barroso presenterà dopodomani) e contrario, da premier, a cambiare lo status quo della Bce. Monti dovrà anche, e forse soprattutto, convincere di essere capace di far uscire l’Italia dall’angolo, sottraendola anche alla speculazione. Tutti gli danno fiducia, con grandi aperture di credito. Ma ora il Professore dovrà darne prova. Presentandosi a Bruxelles se non proprio con le riforme fatte, con risposte esaurienti a quelle domande e quei compiti che Ue e Bce non solo vogliono vedere ma su cui chiedono garanzie di applicazione. Le misure sono in cantiere. E puntano - ha anticipato Monti alle Camere - a riforme in equilibrio tra rigore e crescita, nel segno dell’equità: si parla di rimodulazione della tassazione tra Irpef-Iva e Imu (con ritorno dell’Ici, forse ’ricalibratà, nella tassa municipale), di una riforma delle pensioni (che passi per l’equità più che per le fasce di età), di un intervento sul mercato del lavoro (più flessibilità e rivisitazione degli ammortizzatori), di una stretta della spesa pubblica (pure con l’addio alle province). Ma anche di liberalizzazioni e infrastrutture. (La Stampa.it, 22 novembre 2011)

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