RASSEGNA STAMPA
Da “
Monti alla Camera: "Durerò poco. A voi chiedo una fiducia vigilante"
Dopo la fiducia di ieri in Senato il premier debutta
a Montecitorio. Martedì la missione a Bruxelles: "Incontri con Sarkozy
e Merkel"
ROMA - «Qui oggi non vi chiedo una fiducia cieca, ma una fiducia vigilante». Mario Monti chiede sostegno alle forze politiche per aiutarlo a prendere le «decisioni non facili o non gradevoli» che presto arriveranno . Il compito «è quasi impossibile ma ce la faremo» dice il premier, che chiude la discussione alla Camera prima del voto di fiducia chiedendo alle forze politiche degli opposti schieramenti di «deporre le armi» e di pensarci due volte prima di pensare di «staccare la spina» al governo. Il suo obiettivo, infatti, è di arrivare alla fine della legislatura per completare il programma di emergenza alla cui realizzazione è stato chiamato.
Un discorso pacato, ma senza sconti per nessuno: Monti risponde piccato a chi lo accusa di essere piegato ai «poteri forti», si dice «indignato» per le accuse «troppo facili» della società civile alla politica, invita gli italiani a non dare la colpa della crisi «agli altri».
Il premier vuole
che l’Italia torni ad essere ascoltata in Europa: annuncia un prossimo incontro
a tre con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel e promette che questo tipo di colloqui
diventeranno stabili: «il contributo dell’Italia , d’ora in poi, sarà permanente».
L’intervento di Monti parte con due ringraziamenti: a Berlusconi (che però,come
anticipato da
Esauriti i convenevoli, Monti prende di petto i punti più controversi dell’esordio del suo governo. A cominciare dalla durata della sua esperienza a Palazzo Chigi. «Continuate pure a chiamarmi professore, anche perché l’altro titolo, presidente, durerà poco». Poco quanto? Monti ribadisce che il governo è ovviamente legato alla fiducia che gli sarà accordata ma precisa con chiarezza che il suo obiettivo è quello di «proiettare la squadra di governo sulla prospettiva da qui alle elezioni», cioè fino al 2013.
L’unica arma che Monti ha per convincere i partiti a sostenerli, è quella del crollo di fiducia che sperimenterebbero se si tirassero indietro: «la fiducia in noi è anche una fiducia verso di voi» e farla mancare «avrebbe conseguenze sulla fiducia dei cittadini verso la politica». L’ammonimento è rivolto a quanti (specie nel Pdl) minacciano di «staccare la spina» al governo in un futuro più o meno prossimo. Un’espressione che il professore non ama, e lo fa capire con una battuta: «Vi prego, non usatela più, noi non siamo un apparecchio elettrico. E anche se fosse, non saprei quale apparecchio dovremmo essere, se un rasoio o un polmone artificiale...».
Con l’occasione, Monti si toglie qualche sassolino dalla scarpa. A chi ha espresso dubbi sulla sua sudditanza ai «poteri forti» e a chi ha posto la questione del conflitto di interessi del ministro Passera, Monti replica con tono duro e risentito: «Permettetemi di reagire in modo molto chiaro e netto, non tanto per me quanto per i colleghi di governo, sulla questione conflitto d’interessi, poteri forti e altre espressioni di pura fantasia che considero offensive». Poi ricorda quando, da commissario europeo alla concorrenza, bloccò la fusione tra i supergiganti Usa General Electric e Honeywell, «nonostante fosse intervenuto il presidente degli Stati Uniti». L’Economist, ricorda il professore, «scrisse che per il mondo degli affari Mario Monti era il Saddam Hussein del business».
Monti invita a
concentrarsi sulle emergenze. Il momento impone unità: per questo Monti promette
di agire «con umiltà e determinazione» per favorire «una deposizione delle armi
delle forze politiche fin qui contrapposte che possa favorire l’assunzione di
decisioni non facili e non gradevoli». Infine, un’assicurazione per
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